Ean 13, solo con gli swarovski si è davvero trendy

Venerdì, 4 dicembre 2009 - 08:30:00

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Il gattino bianco rockettaro, che suona la chitarra fucsia con le cuffie coordinate sulle orecchie, ha la sua parte di merito. Era uno dei familiari di casa Russo, dov'è nato il brand EAN 13. E' stato lui il più ammirato della collezione Autunno/Inverno 2009/2010. Ha conquistato simpatie in tutta Italia e pure all'estero, nella gelida Russia, dove la t-shirt bianca con il ritratto scintillante di swarovski del micio, secondo i dati di vendite, è stata acquistata da adolescenti e spumeggianti "anta".

Gli artigiani del lusso sono italiani. Dunque, sì al lusso rigorosamente non d'importazione. E' la regola che si è data Cristina Carnevali, 39 anni, titolare e stilista di EAN 13, marchio famoso per le figure a rilievo tempestate senza parsimonia di cristalli swarovski. Opere d'arte paragonabili ad un dipinto ad olio, ma realizzato con un'altra tecnica da una squadra di artigiani - orgogliosi di definirsi eredi di mestieri manuali - coordinata dal trio di imprenditori. Oltre a Cristina, il marito Francesco e, catturato dalla bellezza del prodotto, Federico Casali, che inizialmente era un acquirente.



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Quale modello consiglia la stilista Cristina per esser "avanti"?
"La t-shirt con i davanzali adornati di vasetti coi fiori oppure quella coi panni stesi, scenari che ci riportano alle abitudini a Nord o al Sud. Il disegno è tridimensionale grazie all'accostamento di cristalli di colore diverso. Siamo italiani, perchè vergognarci? Nei momenti di crisi, a forza di sentircelo dire, ci siamo convinti di esser inferiori. Ma se uno va all'estero ci chiamano il Bel Paese. E' un fatto, e noi esibiamo in collezione con vanto che siamo in Italia".

T-shirt (il gattino rockettaro resterà in produzione tra i best sellers), maglieria, felpe, ciniglia, abiti, giacche scintillanti, sdrammatizzate dal soggetto (cucciolo di cane che con un gioco di sfumature sembra davvero dentro un marsupio per neonati o dentro la scarpa slacciata, un'automobilina, un sax, un violino, la coppia di cocorite...).

"Realizziamo ogni dettaglio del soggetto - prosegue Cristina - a grandezza naturale, con un disegno fatto a mano, che dev'essere riportato uguale sul capo di abbigliamento. Solo così si può ricreare la profondità, con tutte le gradazioni di colore necessarie. Il capo dev'essere bello, perfetto. Non importa quante ore di lavorazione richiederà. Quando ho un'ispirazione sono fedele sino all'ultima applicazione. E' dura, ma il cliente apprezza poiché il nostro è un prodotto che resta nel tempo. Non la solita scritta o il disegnino monocolore".

Nella Casual Age si può derogare all'umiltà consumistica "una tantum" e solo in nome della qualità. Siccome tutto il mondo riconosce all'Italia il primato dell'eleganza unita alla creatività, la cliente disposta a spendere più di cento euro per una t-shirt ora pretende che quel costo sia giustificato dal valore di ciò che acquista.

Perché EAN 13 ha superato le vendite dell'anno scorso?
"Il pubblico che ci conosce è aumentato. Prima era l'adolescente a volere la t-shirt con gli swarovski colorati. Oggi c'è anche la donna che lavora e la indossa sotto una seriosa giacca nera ed è a posto anche per uscire a cena la sera. Non deve neanche passare da casa per mettersi altri brillìi. Il nostro motto, che è poi l'assioma della nuova collezione Primavera/Estate 2010, è: "gioielli da indossare". Siamo consapevoli di creare capi costosi perchè la materia prima è di qualità eccellente. Vogliamo creare un'emozione che si fa ricordare".



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I brand "avanti" puntano come voi sul Made in Italy come una bandiera in cui avvolgere il prodotto: etichetta in vista, tricolore sulla confezione... Nella nuova collezione P/E voi li superate.
"Abbiamo voluto sulla collezione estiva il tema del Bel Paese. Quello che ci sta a cuore è far vedere che si può indossare il fiocchetto tricolore disegnato da noi. Abbiamo realizzato 4 monumenti cogli swarovski e la scelta è stata sofferta. Si pensa sempre che per essere fashion si debba avere sempre la t-shirt a stelle e strisce o con la bandiera inglese. Ci siamo detti: perché un italiano non deve indossare i simboli della propria Cultura? Le disegnamo tutte noi, elaboriamo tutto in azienda. Tutti i collaboratori abitano ad un quarto d'ora da qui. Io scelgo di lavorare in Italia ma soffro. Siamo un'azienda in espansione e quando vuoi crescere hai bisogno di ricorrere ai finanziamenti. Io mi sono sentita dire "ma perché non fai un commercializzato in Italia: vuol dire, il campionario fatto qui ma tessuti e manodopera all'estero".

Così l'etichetta deve riportare Made in Cina... India... Bangladesh...
"I consumatori devono stare attenti: basta che l'ultima lavorazione sostanziale sia avvenuta in Italia per apporre l'etichetta Made in Italy. Se si pensa che costa 21 euro l'ora la manodopera italiana... Chi cresce deve aver accesso al credito, eppure le banche non ci sostengono. Questa situazione è molto triste, i problemi che hanno aziende come la nostra a lavorare tutto il prodotto in Italia. Ma io non ci mollo".

Il marito Francesco Russo interviene: "Guardi che noi acquistiamo una tale quantità di swarovski dalla fabbrica che abbiamo acquisito il diritto di esporre il certificato e di scrivere sul cartellino del capo che è interamente composto di cristalli swarovski. Attenzione che altri produttori, per risparmiare sui costi, li mischiano coi cristalli coreani, che sono di plastica! Basti pensare che occorrono 2 anni per ottenere dalla fabbrica la licenza di esporre il loro certificato di autenticità del prodotto".

Dove si trova la forza per continuar a fare un prodotto interamente in Italia?
"La soddisfazione è che qualcuno indossi quel che tu hai fatto. E tu sai di averlo fatto bene". www.ean13.it
 

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