Repubblica, la guerra e l'opposizione "distratta"

Mercoledì, 30 marzo 2011 - 17:00:00

di Renato Palma

Ora basta. La misura è colma. Anche la cosiddetta stampa di opposizione deve essere caduta nell’incantesimo.
Infatti, invece di incalzare i politici, si rivolge a noi lettori e ci propone uno scoop: “Sveglia ragazzi, B. sta approfittando della tragica guerra con la Libia per fare i suoi comodi”.
Sostiene, per esempio Ezio Mauro, che questo succede grazie alla distrazione che un evento così drammatico crea nell’opinione pubblica e nell’opposizione.
Questo non riconosce la reale natura di Berlusconi, non serve a costruire una opposizione credibile, e alla fine offende anche noi cittadini.

Che senso ha dare a Berlusconi del profittatore, quando in 20 anni di politica ha sempre fatto quello che gli pareva (cioè i suoi interessi) senza tener conto di nulla, né dei bisogni degli italiani, né dei disastri naturali, né tanto meno di un senso di vergogna.
Attribuire alla distrazione tutta una serie di scelte dell'opposizione è da osservatori superficiali.
Per quanto riguarda noi tutti, i giornalisti dovrebbero ricordarsi che scrivono perché noi leggiamo e non il contrario. Magari un soprassalto, un ritorno improvviso di memoria, se non di coscienza, potrebbe farli tornare al lavoro a cui sono chiamati: dare informazioni coerenti da cui emerga che l’opposizione, appena può, e senza palesare distrazioni di alcun tipo, appoggia il governo (per esempio il Pd dà una mano alla Lega sul federalismo, alla stessa Lega che si prepara a mettere un altro bavaglio alla informazione televisiva).

Possibile che proprio loro credano ancora che sia stato frutto di disattenzione l’assenza di molti oppositori, quando la loro presenza sarebbe stata indispensabile per arginare le malefatte del premier e per dare un segnale rassicurante agli elettori?
O che qualcuno, sempre per negligenza, abbia sbagliato il pulsante al momento del voto, mettendo in salvo gli interessi del premier?
E’ verosimile che credano che chi ultimamente ha spostato l’ago della bilancia, facendo cadere nelle nostre tasche le conseguenze economiche e politiche di non avere accorpato le amministrative al referendum, lo abbia fatto perché aveva la testa da qualche altra parte?

Suvvia, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Visto che Berlusconi continuerà a fare i suoi interessi, provino almeno a smascherare una opposizione che, senza le loro critiche e il loro pressing, non ha più neanche il pudore di continuare a credere alla sue chiacchiere e ai suoi manifesti, mentre non perde occasione per non contrariare il premier e il suo governo.
Altrimenti, cari giornalisti, potreste raccontarci che un intervento di alta chirurgia è ben riuscito grazie al fatto che il chirurgo stava guardando la partita alla televisione, o che un concerto ben eseguito è solo frutto della stramaledetta fortuna dell’esecutore, che pigia sempre i tasti giusti al momento giusto.

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