Il Pd senza bussola

Mercoledì, 6 aprile 2011 - 11:54:00

Di Renato Palma

Rosy Bindi il 31 marzo ha rilasciato un’intervista nella quale sosteneva: “Dobbiamo abbandonare il parlamento, ormai è una dittatura della maggioranza.” Il giornalista ha raccolto lo sfogo della Bindi senza tentare di decifrarlo, né tanto meno di commentarlo. Ecco ciò che ha detto la presidente del PD. 1.“Mai più una settimana tranquilla in Parlamento.” Questo significa che finalmente l’onorevole Bindi ammette quello che tutti sospettavamo, e cioè che fino ad oggi gli onorevoli del PD hanno vissuto una piacevole parentesi parlamentare, ora sostenendo, ora approvando ora astenendosi, qualche volta assentandosi. Il discorso della loro presidente suona come un avviso: fine della ricreazione! Si comincia a lavorare. Qualcuno vuol essere così ardito da ricordare all’onorevole presidente che nel frattempo sono passate decine di leggi ad personam e che il conflitto di interessi non comincia da domani? 2.“Mai più una qualsiasi forma di collaborazione con la maggioranza.” Non mi pare che sia la prima volta che sento fare questa affermazione. Cosa dovrebbe indurre gli elettori a crederci, questa volta? 3.“Avevo difeso l’astensione del PD sul federalismo regionale. Adesso dico: è stato un errore. Un errore grave. Un lusso che non possiamo permetterci.” In effetti l’ultimo atto è stato un errore veramente grave. In molti si erano accorti che non conviene fare patti cedendo solo nella speranza di ottenere non si sa cosa (16/02/2011 affari Italiani Se Robin Hood fa accordi con lo sceriffo).

Possibile che i responsabili del PD siano così a corto di capacità di analisi, o di valori, da arrivare a capire che cosa si può fare e che cosa non è consigliabile con Berlusconi? Non avevano preso ancora abbastanza fregature? 4.“Basta concessioni a Berlusconi.” Questa poi è un’affermazione fortissima. Si dice basta ad una cosa che si è fatta. Dunque il PD ha fatto concessioni a Berlusconi. I suoi elettori se ne erano già accorti, ma ora hanno la conferma da parte del loro presidente. Sicuri, i deputati di opposizione, di avere avuto un mandato per farlo? 5.“Altrimenti non comunichiamo alla gente la nostra battaglia contro il premier.” Appunto, in molti si erano accorti che la battaglia contro il premier era solo nei loro desideri. 6.“Anche D’Alema pensa a una risposta straordinaria.” Questo è uno scoop. Dunque D’Alema pensa. Non solo, ma sono anni che sta per partorire una risposta straordinaria. Tranquilli, però. Non è questo il momento: sta ancora pensando. Nel frattempo è di buon umore e dispensa battute. L’onorevole Presidente poi dice: 7. “Abbiamo bisogno di organizzare scientificamente la vita parlamentare e le iniziative nel Paese.” E aggiunge: “Non abbiamo un’idea su questo salto di qualità. Dobbiamo parlarne insieme. Poi agire” Ma che hanno fatto in tutti questi anni? Di cosa hanno parlato, di cosa si sono occupati? Nessuno li ha informati del disastro nel quale stavamo precipitando durante il loro sonno? Hanno la coscienza a posto? Hanno fatto tutto quello che dovevano? La risposta della Bindi è no. Abbiamo sbagliato, non ci siamo organizzati, non ne abbiamo parlato. Siamo stati colti di sorpresa da vent’anni di Berlusconismo.

Siamo sicuri che siano adatti a fare il lavoro che fanno? Non hanno strategie, non hanno idee, non hanno alternative da proporre. In situazioni analoghe chiunque si farebbe da parte, ammetterebbe le proprie responsabilità. Si scuserebbe e toglierebbe il disturbo. Loro no. Vogliono cominciare dalla settimana prossima. Si sentono persino soli. Conclude la Bindi: “Siamo passati dal milione di donne in piazza al silenzio. Non deve più accadere.” L’onorevole Bindi non si è accorta nemmeno che nel corso degli ultimi vent’anni i cittadini hanno più volte provato a far sentire la loro voce e sono stati tacitati proprio dagli apparati del suo partito. Il problema è sempre lo stesso: la democrazia non è garantita dalla maggioranza, ma dalla capacità dell’opposizione di far rispettare i suoi valori fondamentali. Sveglia stampa, lascia perdere le bravate di B. e stai un po’ più addosso a chi deve contenerlo nei limiti della dialettica democratica.

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