Con questi giovani la svolta autoritaria è un errore

Martedì, 1 marzo 2011 - 15:22:00

studenti
Gli studenti scesi in piazza a dicembre
di Renato Palma

Il termometro della qualità della vita sociale potrebbe essere la considerazione che gli adulti, e le loro istituzioni, hanno dei bambini e dei luoghi di accoglienza provvisoria (L.A.P.S.U.) [1] che la società ha pensato per loro, in attesa che diventino grandi e adattati al sistema.

Negli ultimi tempi la stampa e la televisione sono impegnate a sostenere la necessità di tornare allo scontro tra adulti e ragazzi: è finito, tuonano, il tempo del buonismo.

FORUM/ LA "SVOLTA AUTORITARIA" NEI CONFRONTI DEI RAGAZZI E' UN ERRORE? DI' LA TUA
Giustificano la durezza come necessaria in base alle loro confuse convinzioni sui giovani, che descrivono come sempre più aggressivi, cattivi, indisciplinati, proprio perché trattati troppo bene.

Di loro non va bene niente. Il linguaggio è sbracato, i modi sono villani, i toni da mercato. Sono dei primitivi, prepotenti, egoisti, avidi.

Tutti questi difetti, attribuiti ai giovani, sarebbero più appropriati per definire la società che li accoglie.

Ma l’organizzazione della nostra vita non è in discussione.

Bambini scuola

Se qualcuno, un po’ più tenero, prova ad assumersi una parte della responsabilità di questo fallimento della relazione, e cerca qualche suggerimento, trova una risposta unanime: siamo stati troppo permissivi.

La situazione che si è creata potrebbe essere conseguenza, più probabilmente, della scelta di affrontare la formazione dei nuovi arrivati secondo criteri basati sulla forza e sulla mancanza di rispetto.

Ci sarebbe una semplice riflessione da fare: visto che le scuole sono luoghi più simili a caserme o a carceri che a spazi affettivi, è proprio una sorpresa che formino persone non affettuose?

Invece la risposta corale è “seriammo le fila e facciamo loro capire chi comanda e come devono comportarsi, se non vogliono incorrere in giuste sanzioni”.

E come non trovare appoggio nel solito Freud, che sosteneva che l’educazione è una lunga opera di repressione?

Ripensiamo a Spock, il mitico pediatra. Nel 1946 aveva parlato di buon senso nelle scelte su come crescere i figli; sicuramente aveva sentito un vento di cambiamento. Con le sue proposte aveva influenzato la crescita di molti bambini e bambine, e aveva dato fiducia a quei genitori che si sentivano pronti a non usare la forza nei confronti degli elementi più deboli della nostra società: i nuovi arrivati.

Da quel momento, non credo sia un caso, la collettività era diventata più attenta ai diritti di tutti e si era affacciata l’idea di una società più egualitaria, nella quale “persino” le donne potevano aspirare a essere trattate da pari.

Oggi siamo ad una svolta autoritaria, non solo nei confronti dei bambini. Tutte le relazioni sociali diventano il luogo nel quale i più forti tendono a schiacciare i più deboli. Così rischia di naufragare il sogno di una società più attenta alla soddisfazione (gratuita) del bisogno di essere trattati bene proprio quando non ci si può difendere, come nel caso dei bambini.

Come al solito, prima le donne e i bambini. Poi, stiamone certi, toccherà a tutti gli altri.


[1] Luoghi di Accoglienza Provvisoria Scolastica e Universitaria


 

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