Emergenza smog, ai politici non interessano gli 8200 morti
Le notizie parlano chiaro. I politici non sono come tutti noi. Fanno una vita diversa, hanno di sé stessi un'immagine straordinaria. Pensano di avere diritti illimitati. Alcuni sono certi di essere al di sopra della legge.
Ma i dati diffusi sullo stato di inquinamento delle nostre città, ci costringono a pensare che abbiano qualche altra cosa in più di noi.
Le centraline anti smog dicono che per trentacinque giornate su quaranta, in quest'anno, Milano e Brescia sono state ben oltre i limiti per le polveri sottili e molte altre città stanno per entrare nel novero dei luoghi nei quali è difficile e pericoloso respirare. L'organizzazione Mondiale della Sanità sostiene, dati alla mano, che, ogni anno, nelle tredici principali città italiane muoiono 8200 persone a causa dell'inquinamento. Dobbiamo dunque pensare che coloro che ci governano siano dotati anche di apparati respiratori diversi da quelli di noi comuni mortali, perché loro sanno quello che rischiano (nessuno può rassicurarli che proprio loro non saranno tra quelle 8200 persone) e, nonostante ciò, vanno in giro senza maschere antigas, che oltre che proteggerli, potrebbero risultare utili a coprire il loro volto, nel caso che la vergogna, o un improbabile rigurgito di responsabilità, li facesse arrossire.
Oppure, la spiegazione del loro totale disinteresse verso un problema di vita o di morte potrebbe essere la solitudine nella quale, poverini, vivono. Nessuno che gli tossisca in faccia, nessuno che gli ricordi che i bambini piccoli e i vecchi sono quelli più a rischio. Anche i loro cari. Immaginate il ministro dell'ambiente, o il sindaco che, tornando a casa, vengono accolti dalla moglie o dai figli, dalla madre o dal padre, che ansimando gli dicono: "Caro, oggi in centro non si respirava. Ma hai sentito che puzza ammorba l'aria delle nostre città?" Non è difficile immaginare la loro risposta, un po' infastidita: "Cari miei, beati voi che avete tempo da perdere. Io ho problemi ben più gravi da risolvere che pensare a respirare".
Il profilo: chi è Renato Palma - Nato nel 1952, laureato in medicina a Firenze nel 1976, psicoterapeuta, dopo aver pubblicato nel 1983 "Malattia come sogno" sul rapporto medico paziente, ha continuato la sua riflessione sulle dinamiche del potere all'interno delle relazioni educative e terapeutiche, fino ad investire anche le problematiche del soggetto nelle società dell'opulenza post-moderna. Di questo nuovo interesse è frutto il saggio Economia e felicità, una proposta di accordo, pubblicato in Economia come impegno civile (curatori Luigino Bruni e Vittorio Pelligra, Città Nuova Ed., 2002). Nel novembre del 2009 ha pubblicato "I sì che aiutano a crescere" (ETS editore).



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