Efficienza, frustrazione e paura: la crisi dei manager
di Paolo Ricotti (Planet Life Economy Foundation)
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Con PLEF l’economia di domani è su Affaritaliani.it Continua su Affaritaliani.it l'appuntamento con la rubrica a cura della Planet Life Economy Foundation - Onlus "Le Pillole di Plef – Oltre la Green Economy" |
In questa "Pillola" tratterò succintamente un tema scottante per l'attuale modello economico in via di degenerazione perché si riferisce a quella variabile gestionale, la più preziosa e fondante della cultura d'impresa, la più scarsa e difficilmente rinnovabile all'interno della filosofia "distruttiva" del Capitalismo Finanziario (1): le risorse umane. In particolare mi riferisco a quelle risorse oggi impiegate in quelle imprese, grandi o piccole, ammorbate dal cancro dell'efficienza esasperata, dalla sindrome della riduzione dei costi fissi, dal rispetto degli indici e algoritmi virtuali di bilancio, dall'ossessione del risultato immediato, insomma da tutto ciò che comporta l'abbraccio mortale alla filosofia finanziaria dell'EXIT (2), che tanto danno ha creato negli ultimi trent'anni a tutto il mondo economico e che oggi sta estendendo la sua nefasta influenza ai governi delle nazioni.
Il tutto parte dalla più grande mistificazione che le imprese praticano a dispetto della verità e della correttezza: andate a scorrere un qualunque "Bilancio Sociale" di queste imprese, e scoprirete che ci sarà sempre un enunciato che, in sintesi, affermerà "…la forza della nostra impresa poggia sulle nostre Risorse Umane...per le quali dedichiamo la massima attenzione e cura...dando priorità assoluta rispetto a qualunque altro fattore produttivo…" Poi andate a controllare quali input gestionali sono definiti dall'Amministratore Delegato e assegnati ai propri dirigenti e per i quali si ancorano le rispettive politiche di incentivazione, di "Bonus", di premi di fine anno. Scoprirete che al primo posto ci sono sempre le Risorse Umane, tuttavia nel senso opposto a quanto dichiarato: a tutti i dirigenti sarà infatti assegnato un obiettivo generale di contenimento dei relativi costi fissi e, in particolare, quello della riduzione del numero dei propri collaboratori. Tutti i dirigenti sono, cioè, sempre chiamati a predisporre liste di potenziali "esuberi" dei propri collaboratori che finiranno nella mani del responsabile delle risorse umane del gruppo (il vecchio Direttore del Personale) per una loro progressiva espulsione. In molti casi, la necessità della diminuzione dei costi fissi del personale si realizza in parallelo a importanti "razionalizzazioni" interne quali ad esempio le tecniche di "Outsourcing" (3), di "Delocalizzazione" (4) delle produzione o dei servizi, di Merger & Acquisition (5) .
Il dirigente, cioè, si presta a una revisione continua del proprio assetto strutturale tramite studi di massima efficienza possibile sviluppati all'interno dell'impresa, o ad opera di consulenti. Nella logica degli indici di bilancio tali interventi sono continuamente realizzati a prescindere dall'andamento dell'impresa in quanto è fondamentale attenersi alle logiche della massima efficienza possibile, comunque e al di là di ogni immaginabile ragione. Nel contesto di queste continue razionalizzazioni volte alla ossessiva ricerca di efficienza e contenimento dei costi fissi, la più "terribile" filosofia gestionale è quella della "centralizzazione" delle funzioni dell'impresa. In sostanza questo vuol dire che anziché avere, ad esempio, 10 uffici marketing in 10 diversi mercati, si centralizza l'attività presso un'unica sede (6). Tutte le attività decisorie sono pertanto assunte da qualcuno in qualche parte del mondo e, nella sede locale, rimangono solo le funzioni più strettamente esecutive e non più decisorie, di indirizzo, di strategia.
Questo fatto demotiva ancor più il management che non solo deve prestarsi a doversi occupare prioritariamente della gestione delle proprie efficienze interne - anziché dedicarsi al mercato - ma anche accettare supinamente una progressiva erosione delle proprie attribuzioni funzionali, a partire dalla gestione dei propri "Budget" (7). Inoltre aumenta drammaticamente la "burocratizzazione" dell'attività, nel senso che per decidere una cosa semplice e operativamente immediata, occorre rispettare le procedure, modulistiche, sistemi, firme, ecc,. Tutto diventa impersonale e asettico, lontano, virtuale. Tutto si scollega dal mercato, dalla relazione con la propria gente, le proprie abitudini, il proprio territorio. Tutto si omogeneizza con un unico colore grigio e insapore in relazione alla volontà di alcuni soggetti lontani a volte neanche mai visti o conosciuti.


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