Le pillole di Plef/ Dopo il decreto “Salva Italia” è arrivato il “Cresci Italia”. Perché allora non dovrebbe arrivare anche il decreto “Italia Sostenibile”?
di Emanuele Plata
Planet Life Economy Foundation
Dopo il decreto “Salva Italia” è arrivato il “Cresci Italia”. Perché allora non dovrebbe arrivare anche il decreto “Italia Sostenibile”?
Questa domanda incomincia a farsi strada presso crescenti gruppi di opinione e settori economici. Anzi, in realtà se la sta ponendo tutto il mondo, in primis in relazione alle ormai improrogabili urgenze ambientali, poi per l’emergente drammatica scarsità delle materie prime e del cibo, e infine per la catastrofica dimensione dei debiti pubblici.
L’Italia, uno tra i paesi più industrializzati del pianeta, obbligata a mettersi in discussione di fronte a tutti e scadenzando le emergenze da affrontare con un programma a fasi serrate ha, tuttavia, la straordinaria possibilità di compiere il passo che ancora nessuno ha avuto il coraggio di fare: affrontare tutte le emergenze collocandole all’interno di una “Visione” evolutiva caratterizzata dal vincolo della Sostenibilità!
Infatti tutte le emergenze sono figlie di questa Visione del futuro che le organizzazioni nazionali non hanno ancora dimostrato di saper considerare.
E’ ben visibile che il problema previdenziale è fortemente condizionato dal vincolo della sostenibilità demografica; è ovvio che il problema dei trasporti è fortemente connesso al tema dell’energia sostenibile, e dunque rinnovabile e pulita; è logico che il problema della sicurezza alimentare è intimamente legato al tema di come viene utilizzato il suolo sia come effettiva disponibilità fisica, senza più erosioni derivanti dalla speculazioni urbanistiche e immobiliari, sia come terreno fertile e produttivo, senza rischi di inquinamento e tossicità; infine, è chiaro che il problema del debito pubblico può solo trovare una sua composizione strutturale all’interno di una logica di “Crescita” possibile, a sua volta connotata dal vincolo della Sostenibilità.
Ebbene, l’Italia guidata dal “governo dei professori” affronta le pensioni, i trasporti, l’uso agricolo dei terreni, il pareggio di bilancio come se fossero argomenti a sé stanti, senza invece legarli sotto un unico vero e grande tema centrale di una visione evolutiva dei mercati e delle nazioni caratterizzata dal rispetto del vincolo di sostenibilità. Tale vincolo rimane sempre in sordina, come se ancora si temesse che parlare di “Sostenibilità” equivalga ad issare bandiera bianca sul pennone della “Crescita” attesa, esponendoci al ludibrio e alla perdita di fiducia dei mercati.
Miopia!
Al contrario, riconsiderare tutto sotto l’ala di questa nuova Visione evolutiva, equivale a determinare certezza del futuro, sicurezza delle priorità, tempestività dei provvedimenti, gradualità dei cambiamenti, consolidamento di tutte le forze, cooperazione per il raggiungimento di fini condivisi e quindi, finalmente, SVILUPPO.
Questa è la leadership che l’Italia ha a portata di mano, per le sue caratteristiche geografiche e pedoclimatiche che le consentono una biodiversità formidabile e una ricchezza di risorse naturali, come il sole e l’acqua, con pochi confronti al mondo; per la sua ricchezza paesaggistica, artistica e culturale, depositaria di valori tangibili e intangibili, compresi quelli spirituali, essenziali per il benessere e la qualità di vita della specie umana; per la sua caratteristica strutturale di “paese ad alto individualismo” e dotato di una enorme genialità e flessibilità in grado di adeguarsi velocemente al nuovo e, quindi, in grado di dare forma a straordinarie opportunità imprenditoriali per le PMI di territorio; per la recente e progressiva affermazione della consapevolezza femminile, che ha ricondotto la pressione demografica a soglie equilibrate.
Ma questa potenziale leadership esiste anche perché esiste un retroterra intellettuale e valoriale coerente col concetto di bene comune che gli anglosassoni, al contrario, hanno mortificato sull’altare prima dell’efficienza e poi della speculazione.
Si tratta allora di non essere timidi e di approfittare dei movimenti che sostengono questa visione del cambiamento che trasforma la nozione di “Crescita”(insostenibile nel tempo) in quella di “Sviluppo”; che privilegia e indirizza le scelte strategiche da quelle massificate della quantità (anch’esse insostenibili nel tempo) a quelle leggere, fresche e buone della qualità e dell’eccellenza; che abbandona le arcaiche visioni della parcellizzazione delle funzioni e competenze specialistiche, in quelle ben più utili e pragmaticamente orientate all’occupazione giovanile di natura “Olistica” e multidisciplinare.
Già si contano i contributi concreti offerti in questa direzione. Senza tornare troppo indietro al Club di Roma, ma prendendo i più recenti studi e lavori di Symbola e Unioncamere, è possibile constatare come le PMI hanno ottime opportunità di muoversi sul terreno della Green Economy garantendo risultati e occupazione. Anche il recente protocollo ABI dà merito e credito a tutte le imprese che si muovono nella direzione di questa Visione evolutiva segnata dal vincolo della Sostenibilità. Sullo stesso fronte, la guida alla Sostenibilità ambientale pubblicata da Confindustria aiuta le imprese ad evolversi in questa direzione che Eurispes vede intrecciarsi con il cambiamento della società civile. Ed, infine, noi della Planet Life Economy Foundation, che vediamo correlare il benessere equo e sostenibile della comunità - tra poco misurabile grazie ad ISTAT ed EUROSTAT - con la crescita del Valore Aggiunto delle imprese e della rigenerabile ricchezza dei territori.
Allora, immaginiamoci una conferenza stampa in cui il Premier annunci che, dopo tante azioni e iniziative “tattiche”, si passi finalmente ad una dimensione strategica, che, preso atto del vincolo della sostenibilità, dichiari le forze del paese su cui lanciare una nuova parola d’ordine – SVILUPPO – per garantire un futuro di bene e benessere alle nuove generazioni ed eliminare la vulnerabilità di quella nostra e del pianeta in cui viviamo.


plef
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