Benessere o malessere: dal Pil al Bes

Giovedì, 26 gennaio 2012 - 11:39:00

Di Emanuele Plata ( Planet Life Economy Foundation)

Con PLEF l’economia di domani è su Affaritaliani.it

Parte su Affaritaliani.it la nuova rubrica a cura della Planet Life Economy Foundation - Onlus "Le Pillole di Plef – Oltre la Green Economy"

Il Benessere, definito in gergo internazionale “Wellbeing” dagli specialisti di scienze sociali è il nuovo fondamentale “concept” che avanza nel mondo della cultura, non tanto inteso come la promessa dei centri termali o delle diete miracolose, ma piuttosto come riferimento oggettivo e misurabile di qualità della vita. Questo benessere che aspira a diventare un vero e proprio indice a sé stante in complemento alla ricchezza delle nazioni - oggi misurato dal famoso PIL - viene al momento studiato in tutto il mondo. Su questo argomento l'Italia primeggia perché, grazie all'avvedutezza dell'ISTAT e del CNEL, e principalmente dei loro rispettivi presidenti Giovannini e Marzano, una commissione di esperti e di rappresentanze sociali sta lavorando duramente per produrre un nuovo indicatore definito con l'acronimo BES, ovvero Benessere Equo Sostenibile, da affiancare al PIL.

L'argomento è talmente attraente che si rischiano continue fughe in avanti sia nella formulazione, come esplicitato da Barilla al loro recente Forum su cibo e nutrizione con l'egida di Fitoussi, sia nella sperimentazione programmata ufficialmente solo per la provincia di Pesaro Urbino, sia, soprattutto, nella voglia di attivare iniziative che i “policy makers” ritengono utili al miglioramento della qualità della vita rispetto al passato. Ed è proprio su questo terreno dell’operatività più concreta che ci si accorge che le Amministrazioni locali corrono molteplici rischi se non dispongono di un retroterra di conoscenza e partecipazione attiva dei cittadini. E' questo il caso che ci sembra di riconoscere nell'incredibile ravvicinata serie di alcuni fatti che è stato possibile cogliere a Milano e in Lombardia.

In Lombardia, ad esempio, si è deciso che il malato debba sapere quanto costa la salute e che questa consapevolezza faccia bene al malato, alla comunità e alla sanità locale. Su un altro argomento, sempre a Milano, si è realizzata una competizione valida per il campionato mondiale di sci di fondo innevando il parco Sempione e facendo sciare atleti di tutto il mondo. Infine nella città si è scatenata una polemica tra gli addetti ai lavori che stanno riqualificando un quartiere industriale - da tempo destinato all'ENEL - riorganizzando gli spazi, affacciati sulla piazza del Cimitero Monumentale, per farne un area con giardini, il museo dell’Associazione del design, un albergo e alcune residenze abitative e demolendo edifici, impianti e mura perimetrali dei primi del ‘900. Tutte queste iniziative sembrano motivate da una nuova mentalità consapevole, sana, sportiva e urbanisticamente attenta: siamo tuttavia sicuri che sia proprio così? Se approfondiamo gli argomenti, forse, ci troviamo di fronte a una realtà ben diversa.

Nel caso del costo del malato ci troviamo, infatti, di fronte a una cinica informazione efficientistica che fa a pugni con le vere necessità delle persone che, in realtà, contribuiscono ai servizi pubblici con ben altre imposizioni fiscali, quali tasse, imposte, contributi, ticket. E pensare che la maggioranza della Regione è fortemente rappresentata dalla componente che si rifà a Comunione e Liberazione, che vanta tra i suoi valori la Sussidiarietà solidale. Lo sport della neve a Milano viene proposta da una giunta con una forte ispirazione ecologica e libertaria, che dovrebbe ben sapere che al mare c'è il mare e sui monti c'è la neve. Ed invece si inventa un’operazione che sembra simile a quella propagandistica del ventennio con la realizzazione dell’Idroscalo, o a quella realizzata nei centri commerciali di Dubai con le sue montagne finte innevate, e con il solo fine di rendere falsamente attrattiva la città ai suoi cittadini e turisti. Allo stesso tempo uno dei luoghi milanesi che meglio rappresenta il “genius loci” della città  nel suo vivere all'aria aperta - l'ippodromo di San Siro - va in malora con i suoi cavalli e i suoi fantini.

Per quanto riguarda l’operazione della qualificazione dell’area industriale non è chiaro dove inizi e dove finisca la discussione urbanistica. Se sia, cioè, uno sterile dibattito tra soli architetti ed urbanisti – dibattito tuttavia molto oneroso per la comunità - o se invece possa essere materia utile per un coinvolgimento diretto di chi vive e abita la città, in particolare degli abitanti del quartiere. Sarebbe tutto più semplice ed efficace sentire quantomeno il loro parere! Da tutto ciò si capisce che non è facile fare scelte coerenti, ma si capisce anche che bisogna insistere affinché chi amministra una comunità abbia ben chiari quali siano i principi fondanti che possono davvero contribuire al benessere della sua gente a partire anzitutto dalla definizione di una rappresentanza-campione qualificata e parte in causa sull’argomento,e poi, nelle decisioni definitive, dal coinvolgimento di tutta la cittadinanza.

Perché Milano non prova ad adottare modelli di partecipazione diretta della popolazione come già esistono, per esempio, nel Comune di Capannori (40000 abitanti), in provincia di Lucca, che fissa gli investimenti in opere pubbliche anno per anno con il coinvolgimento dei propri cittadini? Perché Milano non può fare altrettanto quartiere per quartiere? C’è il rischio di sminuire la nozione di delega alle rappresentanze elette? Si perderebbe troppo tempo? Niente di tutto ciò. Si tratterebbe semplicemente di impostare una diversa maniera di affrontare i problemi della città, dalle piccole alle grandi realtà, analizzando i problemi e le opportunità che da un parte colleghino la vita della comunità a dei valori davvero condivisi miranti al benessere. Dall’altra sviluppando progetti miranti a costruire “valore economico” coinvolgendo in ogni specifica area quei portatori d'interesse desiderosi di essere direttamente coinvolti.

Con questa modalità di coinvolgimento dei cittadini in maniera esplicita si recupera e si promuove una attitudine - oggi drammaticamente latente – riferibile al senso di responsabilità e partecipazione alla vita comune  di ogni persona e di ogni impresa di una comunità. In grande sintesi si potrebbe trovare un’equazione - anche pensando ad un altro drammatico fatto di cronaca di questi giorni – in cui il MAL-ESSERE è sempre conseguenza di un’arrogante e superficiale convinzione di saper fare meglio degli altri. Al contrario il BEN-ESSERE è sempre conseguenza dell’agire consapevole al servizio degli altri. Nel primo caso si verifica sempre una gestione irresponsabile che non porta a niente e su cui non si può edificare nulla. Nel secondo caso, invece, è possibile costruire l’infinito perché tutto sarà pieno, responsabile, vero.

 



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