Vino biologico, fondazioni e... Le risposte dell'Europa

Martedì, 14 febbraio 2012 - 14:01:00

PER STARE MEGLIO E SFRUTTARE TUTTE LE OPPORTUNITA' UTILI - In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com

A domanda , risposta

Domanda:

si parla tanto di Europa in questi giorni, ma noi cittadini come possiamo entrare in contatto con gli eurodeputati? Una volta eletti spariscono! Io vivo a Milano e non ho mai capito come poterli incontrare! Sono giovane, disoccupata e sono molto, molto arrabbiata.

Monica Sperto

Risposta:

in verità ci sono diverse possibilità per entrare in contatto diretto con gli eurodeputati. Una di queste è l’iniziativa “Caffè Europa” che organizza periodicamente l’ufficio a Milano del Parlamento europeo e che , con il nuovo direttore, dott. Bruno Marasa, si tiene a Milano al Palazzo delle Stelline, in corso Magenta 59, dove ha sede il loro ufficio, periodicamente, prima delle sessioni di Strasburgo. Sono incontri aperti al pubblico che consentono di parlare e porre domande direttamente agli eurodeputati. Di recente si è svolto uno di questi incontri e si è parlato con l’on. OresteRossi, eurodeputato, del nuovo trattato di “unione fiscale” e, se la può rendere meno arrabbiata, La informo che si è parlato anche della somma di 82 miliardi di euro che gli eurodeputati chiedono di riconvertire con urgenza, come fondi, per progetti concreti che consentano di favorire la creazione di posti di lavoro per i giovani europei. L'Ufficio a Milano del Parlamento europeo è aperto al pubblico dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.00; il venerdì dalle 10.00 alle 12.30 e contattandolo potrà trovare più di una occasione per poter incontrare a Milano gli europarlamentari.

Domanda:

ho sentito parlare di vino biologico europeo. Mi sa dire cosa si intende con questo termine e cosa cambia per noi consumatori?

Enrica Spadari

Risposta:

L'Unione europea ha approvato nuove norme dell’Unione Europea per il cosiddetto ‘vino biologico’, e , in base al nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine ‘vino biologico’ sulle etichette. L’etichetta deve riportare il logo biologico dell’Unione Europea e il numero di codice del competente organismo di certificazione e rispettare le altre norme in materia di etichettatura del vino. Con questo termine si intende vino ottenuto da uve biologiche. Il settore vitivinicolo è l’unico al quale ancora non si applica integralmente la normativa comunitaria sulla produzione biologica. Grazie alle nuove norme, spiegano alla Rappresentanza a Milano della Commissione europea, è possibile garantire una maggiore trasparenza e permettere un migliore riconoscimento da parte dei consumatori. Il nuovo regolamento stabilisce un sottoinsieme di pratiche enologiche e di sostanze, relativo all’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, da utilizzare per i vini biologici. Ad esempio non sono consentiti l’acido sorbico e la desolforazione e il tenore dei solfiti nel vino biologico deve essere di almeno 30-50 mg per litro inferiore al livello dell’equivalente vino. convenzionale. Si applicano anche le norme generali in materia di vinificazione stabilite dal regolamento sull’OCM nel settore vitivinicolo. Una delle nuove norme fissa il tenore massimo di solfito per il vino rosso a 100 mg per litro (150 mg/l per il vino convenzionale) e per il vino bianco/rosé a 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale), con un differenziale di 30mg/l quando il tenore di zucchero residuo è superiore a 2 g/l.

Domanda:

vorrei sapere come è cambiata la certificazione di malattia per i cittadini comunitari.

Mario Nitta

Risposta:

per la certificazione di malattia l’Inps , con messaggio del 3 dicembre 2007 n. 28978 ha individuato le modalità operative, stabilendo che “cittadini comunitari non hanno l’onere di fare pervenire la certificazione di malattia in lingua italiana, ma possono presentarla, sempre nei termini dovuti, in lingua originaria. Inoltre l’assicurato con diritto all’indennità di malattia che si ammali in uno Stato comunitario deve presentare all’Istituzione estera, oltre alla Tessera europea di assicurazione malattia, entro tre giorni dall’inizio dell’inabilità al lavoro, idonea certificazione di malattia che sarà poi trasmessa all’Inps. Tale certificazione non dovrà giungere all’Inps tradotta, in quanto sarà cura della sede destinataria effettuare la traduzione”. Il tutto è spiegato alla luce della normativa che dal primo gennaio 1992 prevede che i cittadini di tutti i Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo possono lavorare in qualsiasi Stato membro. Per quanto concerne i lavoratori dipendenti, questi sono soggetti alle stesse normative e godono degli stessi benefici dei lavoratori dipendenti nazionali. La parità di trattamento si applica a tutte le condizioni di lavoro e di impiego. Per la normativa italiana le risponde la dott.ssa Monica Melani , consulente del lavoro: “dal 14 settembre 2011 è entrata definitivamente a regime la nuova modalità di ricezione telematica dei certificati di malattia, che va a sostituire la vecchia procedura di presentazione delle attestazioni cartacee ed uniforma i regimi di ricezione da parte dei datori di lavoro pubblici e privati. “In precedenza,” spiega la dott.ssa Monica Melani, consulente del lavoro (sito Internet www.studiomelani.it), “ci sono state quattro diverse norme in merito ovvero il D.Lgs. 165/2001 che all’art. 55 septies comma 2 prevedeva che, in tutti i casi di assenza per malattia, la certificazione medica veniva inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che la rilasciava, all'Istituto nazionale della previdenza sociale; poi, con la legge. 311/2004, si era previsto che ‘a decorrere dal primo giugno 2005, nei casi di infermità comportante incapacità lavorativa, il medico curante trasmettesse all’INPS il certificato di diagnosi sull’inizio e sulla durata presunta della malattia per via telematica on line e che il lavoratore fosse tenuto, entro due giorni dal relativo rilascio, a recapitare o a trasmettere, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, l’attestazione della malattia, rilasciata dal medico curante, al datore di lavoro. A seguire, con la finanziaria per il 2007 (art.1 c. 810 della L. 296/2006) si è creato il network utile ai medici curanti per l’inoltro dei certificati on line. Infine mediante il ‘collegato lavoro’ (L.183/2010) all’art. 25 si è previsto che , dal primo gennaio 2010, in tutti i casi di assenza per malattia dei dipendenti di datori di lavoro privati, per il rilascio e la trasmissione della attestazione di malattia si applichino le disposizioni dell’articolo 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”. Dal primo luglio 2010 è entrato in vigore l’obbligo di trasmissione telematica dei certificati medici di malattia per tutti i medici; mentre dal primo febbraio 2011 era entrato in vigore il sistema sanzionatorio per i medici che non ottemperino al nuovo obbligo telematico. Ora, dal 14 settembre 2011, c’è la nuova modalità di ricezione telematica degli attestati di malattia da parte dei datori di lavoro sia per il settore privato che per il settore pubblico.

Domanda:

Lei in una delle Pillole precedenti aveva indicato anche dei bandi per le Fondazioni europee dei partiti. Ma a cosa servono queste Fondazioni?

Raffaella Binardo

Risposta:

la regolamentazione dei partiti fu emendata dal Regolamento CE n. 1524/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2007 e si è dato dal 2007 ai partiti la possibilità di creare delle fondazioni politiche a livello europeo. Una fondazione politica a livello europeo è un’organizzazione affiliata a un partito politico a livello europeo che sostiene e integra gli obiettivi di tale partito. Svolge attività di osservazione, analisi e arricchimento del dibattito sui temi di politica pubblica europea. Sviluppa inoltre attività correlate quali l’organizzazione di seminari, formazione, conferenze e studi. Per il periodo dall'ottobre 2007 all'agosto 2008, le fondazioni sono state finanziate mediante sovvenzioni accordate dalla Commissione in base a un progetto pilota. Dal settembre 2008, il Parlamento europeo si è occupato dei finanziamenti e ora assegna le sovvenzioni annuali di funzionamento con appositi bandi. La sovvenzione può coprire fino all’85% delle spese di una fondazione, mentre il resto deve essere coperto da risorse proprie quali le quote di adesione e le donazioni. Le norme sul finanziamento ai partiti sono stabilite da un regolamento adottato dal Consiglio e dal Parlamento. Tale regolamento è stato soggetto a revisione per permettere il finanziamento anche delle fondazioni. Le norme di attuazione sono approvate dall’Ufficio di presidenza del Parlamento. In allegato alcuni dati su fondi ottenuti dalle fondazioni politiche. Di recente a Milano si è svolto anche un incontro tra la Fondazione New Direction (Fondazione per le Riforme europee) e R.E.S. (Raggruppamento Europa Sociale) in collaborazione con il Gruppo Conservatori Riformisti del Parlamento europeo. Il titolo era “Il rilancio dell’economia attraverso la difesa della competitività europea”. La Fondazione New Direction ha come presidente onorario la baronessa Margaret Thatcher e questa fondazione , - che ha sede già in 14 Stati dell’Unione Europea (Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia) e in Turchia -, è venuta per la prima volta in Italia il 3 febbraio 2012, segno che la politica dei Riformisti conservatori si sta aprendo sempre più all’Europa in un momento come questo di grave crisi economica. Le Fondazioni aiutano al dialogo politico ed economico per le riforme. E difatti ad esempio l’on. Charles Tannock, Commissione Attività Produttive del Parlamento europeo e Portavoce Affari esteri, Camera dei Deputati del Partito Conservatore Britannico ha di recente affermato a Milano: “L'Europa non ha nulla da temere dalla concorrenza. Le migliori aziende europee sono sempre state in grado di adattarsi alla globalizzazione e il modo migliore per imparare questo è attraverso il libero mercato sia in patria che all'estero. E' fondamentale però intraprendere riforme strutturali in modo da poter adattarsi al cambiamento delle circostanze e preparare le nostre imprese per le opportunità che ci sono. L'Europa ha prodotto competitori mondiali prima e continuerà a farlo fino a quando i nostri politici daranno alle imprese la libertà di fare”. Inoltre sempre in questo recente incontro di due importanti Fondazione europee a Milano il 3 febbraio, l’on. Cristiana Muscardini, vicepresidente della Commissione Commercio estero del Parlametno europeo ha sottolineato :“Il dialogo tra fondazioni europee è fondamentale: intendiamo dare un segnale forte e chiaro,” spiega l’on. Cristiana Muscardini, ” l’Unione Europa ha bisogno di un cambiamento radicale altrimenti non sarà più tale ma verrà fagocitata da grandi speculazioni e depauperata e distrutta da una cecità politica che non progetta scelte strategiche a lungo termine”.

Domanda:

ma siamo così certi che in Italia ci siano così tanti disoccupati giovani? Io ritengo che molti giovani italiani non cerchino il lavoro se non molto tardi, ovvero quando hanno già 28/30 anni e che ci sia invece una grande disoccupazione di cui pochi parlano: quella di persone di 40-50 anni che pur essendo in gamba perdono il lavoro in Italia e in Europa. Non ci sono fondi o progetti concreti per gli “anta” in Europa?

Ermanno Ispito

Risposta:

ha ragione. Occorre dare dei dati precisi : i giovani disoccupati in Italia non sono affatto 1 su 3, come da mesi si sente ripetere senza tregua, e stando a un recente articolo anche su La Stampa , per l’esattezza sono il 7,1% della popolazione nella fascia dai 15 ai 24 anni. Più o meno quanti erano nel 2006-2007 quando l’economia cresceva, molti di meno che negli Anni Novanta e nei primi Anni Duemila. In Spagna, i giovani disoccupati sono circa il triplo che da noi (20%), nel Regno Unito il doppio (14%), in Grecia e Portogallo sono il 12%, in Svezia e Danimarca il 10%, in Francia, Finlandia e Belgio l’8%. Fra i Paesi con cui di solito ci compariamo, solo la Germania sta meglio di noi, con il suo 4,8% di giovani disoccupati. Il dott. Giovanni Polliani, Presidente del Ceses, Centro Europa per la Scuola e l’educazione, ha di recente (www.ceses.it) sottolineato che è fondamentale partire dalla scuola, dal miglioramento del sistema educativo e formativo per facilitare i giovani nel loro ingresso nel mondo del lavoro. Per gli adulti la Commissione europea ha varato anche il programma Grundvig che cofinanzia progetti proprio per migliorare la qualità e l’accesso alla mobilità in ambito europeo dei soggetti coinvolti nell’educazione degli adulti e accrescerne il volume, fino ad arrivare a sostenere la mobilità di almeno 7.000 persone per anno entro il 2013; punta anche a migliorare la qualità e accrescere il volume della cooperazione tra le organizzazioni coinvolte nell’educazione degli adulti in ambito europeo. Vengono cofinanziati anche progetti per facilitare lo sviluppo e la diffusione di pratiche innovative nell’ambito dell’educazione degli adulti, compresa la loro disseminazione da un paese partecipante all’altro; progetti e iniziative per sostenere lo sviluppo di contenuti innovativi basati sulle Tic, servizi, metodi pedagogici e pratiche per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.



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