Affari Mondiali - Furbetti e catenacciari
E’ bastato il primo giro di valzer per vederle cadere a terra, come vecchie ballerine imbolsite dall’età e rese instabili dagli acciacchi. Ora che hanno giocato tutte almeno una partita, le protagoniste annunciate di Sudafrica 2010 si guardano tra loro incredule per un bilancio non certo esaltante: la Spagna è stata clamorosamente sconfitta dalla Svizzera, deludenti pareggi hanno segnato il debutto di Italia, Francia, Inghilterra e Portogallo, mentre Argentina e Brasile hanno faticato più del previsto per battere di misura Nigeria e Corea del Nord. 
Unica tra le blasonate a non steccare l’esordio è stata la Germania, peraltro oggi chiamata ad un insidioso scontro con la Serbia di Stankovic e Krasic.
Mal comune mezzo gaudio: le feroci critiche nei confronti dell’Italia probabilmente andranno ridimensionate, visto che nonostante gli evidenti problemi degli azzurri ancora non si manifestato il presunto gap nei confronti delle favorite alla vittoria finale. Stiamo assistendo ad un mondiale livellato verso il basso? E’ presto per esprimere giudizi così netti, visto che l’avvio di tornei così importanti è sempre condizionato dalla paura di partire col piede sbagliato e, in questo caso specifico, da condizioni climatiche decisamente inusuali per la coppa del mondo. E’ altamente probabile che già dalle prossime gare in programma i valori tecnici prendano il sopravvento sulla paura di perdere, per poi normalizzarsi una volta giunti alla fase ad eliminazione diretta, nella quale gli atteggiamenti ostruzionistici ed i calcoli di convenienza pagano ben poco.
E’ già ora possibile, però, osservare come le pressioni psicologiche tipiche del calcio europeo, caratterizzato da interessi economici imparagonabili con il resto del mondo, abbiano ormai contagiato anche paesi che sembravano immuni, come quelli sudamericani e africani. Tra barricate difensive e scientifiche perdite di tempo, le prime schermaglie del mondiale 2010 sono sembrate più simili ad un gigantesco incontro di scacchi che alla sfida tra i più talentuosi calciatori del pianeta.
E’ stato decisamente impressionante vedere il Brasile traccheggiare negli ultimi minuti della partita contro i modesti nordcoreani, amministrando il vantaggio con una sterile melina. Il DNA della Seleçao è quello reso celebre dalla sfida del 1982, quando Falcao e compagni si rifiutarono di accontentarsi del pareggio che sarebbe bastato ad eliminare l’Italia e finirono con l’essere infilzati dalla terza rete di Rossi. Speriamo che non si siano fatti furbi.
Lorenzo Zacchetti
*Publisher di Acacia Edizioni, casa editrice che pubblica 35 periodici di successo, tra i quali Hurrà Juventus, Superbasket e American Superbasket



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