Dalle aziende alle carceri: il riciclo aiuta le persone e l'ambiente
Di Antonio Galdo
Gli abiti di moda, realizzati attraverso il riciclo dei tessuti, rappresentano un doppio vantaggio. Innanzitutto creano un'industria, un'attività e danno lavoro; inoltre alleggeriscono la catena dei rifiuti, sfilando i tessuti di scarto dalla spazzatura e, spesso, dalle discariche.
Il made in Italy del riciclo è una bella avventura imprenditoriale, che riflette anche l'obiettivo di Non sprecare: oggetti, cose, vestiti e opportunità. Gli abiti e i tessuti tornano a vivere, come il cibo riciclato con il qualche tanti chef hanno fatto perfino delle specifiche ricette ispirate all'idea di non sprecare cibo e di riutilizzare gli avanzi.
Il caso di Rosanna Diana non è isolato. Nel mio libro Basta Poco (edizioni Einaudi) racconto un altro episodio di made in Italy con tessuti riciclati: è la storia di una donna del Sud, Luciana Delle Donne, che ha creato una linea di prodotti, accessori per l'abbigliamento, con il marchio Made in carcere.
I tessuti di scarto delle industrie pugliesi vengono riciclati e lavorati da una ventina di detenute delle carceri di Trani e di Lecce e trasformati in borse, cinture, portafogli, etc… In questo caso oltre agli oggetti sono gli uomini, anzi: le donne, che tornano a vivere.



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