Sacchetti di plastica, come eliminarli
La nuova rubrica di Affaritaliani.it in collaborazione con www.nonsprecare.it 
Antonio Galdo
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Ho sempre diffidato dall'ambientalismo ideologico, convinto dei guasti che ha prodotto in Italia, ma l'iniziativa di Legambiente di chiedere l'eliminazione degli "shopper" mi sembra tutta da sottoscrivere. Gli italiani, infatti, sono incalliti consumatori di sacchetti di plastica, ne acquistano circa 300 l'anno a testa con un'emissione di 8 chilogrammi di C02 pro capite. E' una spesa assurda, un autentico spreco, al quale spesso siamo costretti quando, alla cassa del supermercato, ci viene allungato ( a pagamento) il solito "shopper".
I danni di questa abitudine sono di diversa natura. A parte il costo dell'involucro, ricordiamo che in Europa per produrre 100 miliardi di sacchetti di plastica (questa è la domanda del mercato) servono 12 milioni di barili di petrolio. Soltanto l'1 per cento degli "shopper" viene riciclato: il resto finisce per gonfiare la catena della spazzatura oppure viene buttato a mare, dove il 90 per cento dei rifiuti è rappresentato dalla plastica. Quella plastica che solo in un quinto dei casi proviene dalle navi, ma per il resto è il frutto dei nostri stili di vita urbani.
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In Cina, tanto per fare il caso di un paese tra i più colpevoli per l'inquinamento del pianeta, l'uso dei sacchetti di plastica è stato vietato, per legge, già nel 2008, mentre la fabbrica statale che li produceva è stata riconvertita in produzioni biodegradabili. Anche in un centinaio di comuni italiani le amministrazioni locali sono andate giù in modo diretto, approvando delibere che vietano l'uso degli "shopper": a Torino, per esempio, sono state distribuite buste di tela per la spesa e viene multato chi ancora commercializza i sacchetti di plastica.
Non è facile prevedere quando e come la nostra legislazione diventerà adeguata a questo cambiamento, anche perché come al solito in Europa si viaggia in ordine sparso, con paesi più rigorosi e altri che invece temono di danneggiare l'industria della plastica. Ma prima delle leggi vengono i nostri comportamenti. E in questo caso è veramente semplice cambiarli perché le alternative alle buste di plastica, con il loro spreco e i loro danni, sono molteplici. Esistono buste di iuta, di carta riciclata e resistente, di corda. E' possibile tornare, con semplicità, alla vecchia "busta della nonna". E si stanno moltiplicando, specie nella grande distribuzione, le vendite di prodotti sfusi. Rinunciare agli "shopper" è facile: basta innanzitutto convincersi di quanti vantaggi ne possono derivare.



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