Il favoloso mondo di Nicole
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Cenerentola litigava con le sorellastre per andare al ballo, mentre la Bella addormentata senza l’aiuto delle fatine non sarebbe mai stata baciata dal principe. Un’altra Bella, fatalmente innamorata di una bestia, sfidava i pregiudizi della città infischiandosi delle preoccupazioni del babbo. Puffetta poi, godeva allegramente della sua beata condizione di unica femmina del villaggio, e Biancaneve viveva addirittura con 7 uomini. Invece, non ho ricordi di una principessa manifestante, e nemmeno di una fiaba che iniziasse con “C’era una volta in piazza..”.
Concedetemi l’ironia, non affrettatevi a giudicarla superficialità. Se avete deciso di dedicare tempo a queste righe, concedetevi il lusso di arrivare alla fine; usate pure l’occhio critico, ma almeno, lasciate l’altro libero di guardare oltre, e perché no, di divertirsi. Il mio commento non è riservato a quante, tante, domenica si uniranno, in piazza o anche solo idealmente. Piuttosto, il mio scritto è un messaggio a destinatario sconosciuto, donne e uomini, affezionati lettori o elettori disaffezionati. So bene che chi legge potrà continuare a non ascoltare, o peggio, alzare ancora di più la voce per coprire la mia. Dall’altra parte però, una voce fuori dal coro suona sempre come una sorpresa: brutta se stonata, ma se armoniosa, può far udire il cosiddetto “canto segreto delle sirene”.
| Gentile sig.ra Minetti, |
Se pensiamo all’immagine di una giovane universitaria, dovremo sommare ai compiti di studentessa impegnata, il suo diritto di essere una ragazza libera, che gioca un ruolo ancora non definito nel mondo. Non possiamo condannare un’immagine “omologata” se noi per prime ci inscatoliamo in pacchetti preconfezionati: la madre di famiglia o l’amante, la brava ragazza o la perduta. La bella o la brutta-ma-intelligente. Come la bellezza non è un valore assoluto, tantomeno può essere un metro di giudizio. Possiamo scegliere quanto e come distinguerci, grazie a un ventaglio di qualità fisiche e intellettuali, proprie e tutte diverse. Abbiamo una vita per fare bene, e la stessa vita per compiere errori, di calcolo o di consapevole imprudenza. Ma possiamo pur sempre cambiare. E il modo per farlo non sarà urlare tutte insieme uno slogan, ma forse, parlarci.



Commenti
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Ma è solo un'opera d'arte...
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