Il favoloso mondo di Nicole

Lunedì, 14 febbraio 2011 - 16:30:00

amelie

Nicole Minetti, 25 anni, consigliere regionale lombarda, inizia con "Il favoloso mondo di Nicole" a collaborare sui temi dell'attualità e del costume

Cenerentola litigava con le sorellastre per andare al ballo, mentre la Bella addormentata senza l’aiuto delle fatine non sarebbe mai stata baciata dal principe. Un’altra Bella, fatalmente innamorata di una bestia, sfidava i pregiudizi della città infischiandosi delle preoccupazioni del babbo. Puffetta poi, godeva allegramente della sua beata condizione di unica femmina del villaggio, e Biancaneve viveva addirittura con 7 uomini. Invece, non ho ricordi di una principessa manifestante, e nemmeno di una fiaba che iniziasse con “C’era una volta in piazza..”.

Concedetemi l’ironia, non affrettatevi a giudicarla superficialità. Se avete deciso di dedicare tempo a queste righe, concedetevi il lusso di arrivare alla fine; usate pure l’occhio critico, ma almeno, lasciate l’altro libero di guardare oltre, e perché no, di divertirsi. Il mio commento non è riservato a quante, tante, domenica si uniranno, in piazza o anche solo idealmente. Piuttosto, il mio scritto è un messaggio a destinatario sconosciuto, donne e uomini, affezionati lettori o elettori disaffezionati. So bene che chi legge potrà continuare a non ascoltare, o peggio, alzare ancora di più la voce per coprire la mia. Dall’altra parte però, una voce fuori dal coro suona sempre come una sorpresa: brutta se stonata, ma se armoniosa, può far udire il cosiddetto “canto segreto delle sirene”.

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Esco quindi così, con una bandiera bianca, sventolata non senza timore, ma anche con un pizzico di provocazione. E non intendo quel tipo di “provocazione” che associamo alla mia figura. Mi riferisco piuttosto a quella caratteristica femminile che ci è data in dote, innata e per natura innocua, che scopriamo con l’adolescenza e curiamo in giovinezza, e che da sempre (nelle favole e non) sappiamo sfoderare all’occorrenza: la grazia. Ciò che gli antichi definivano “bellezza in movimento”, oggi è una parola ridotta più che altro a “bellezza”, mentre il “movimento” si è trasformato in “sommossa”…? A parte i giochi di parole, mi piacerebbe “provocare” un pensiero, suggerendo una riflessione: perchè urlare che “le donne sono diverse” se abbiamo lottato per la parità dei sessi? Suona come un’incoerenza.

Gentile sig.ra Minetti,
mi presento. Sono un docente universitario, ho uno splendido figlio, che oltre alle doti di intelligenza e simpatia, vanta a 16 anni una media del 9 al liceo classico, suona con passione e talenti la chitarra elettrica in un gruppo di coetanei appassionati come lui. Si interessa di politica e degli avvenimenti di questo paese, sui quali cerca di formarsi una opinione personale. Per effetto di un malsano provvedimento imposto dalla mia ministra (Maria Gelma Stellini. No, non è un errore: io la chiamo sempre così), non potrà, se lo vorrà, seguire la carriera universitaria nella Facoltà in cui io insegno. E ciò indipendentemente dalle sue capacità e aspirazioni. Oggi le donne minifestano per sancire (è terribile doverlo fare ancora oggi) la loro dignità e il loro diritto a essere considerate pari tra i pari. Io sono con loro, ma io vorrei tanto difendere non tanto la mia dignità di donna, quanto la mia dignità di cittadina, che vota e che probabilmente paga anche una piccola parte della sua retribuzione mensile e di quella del figlio del sig. Bossi. Non a caso ho citato il Trota. Ecco, io mi sento offesa da chi ha voluto lei e il Trota in posizioni pubbliche, calpestando il più elementare diritto: quello che tutti dovrebbero avere le stesse opportunità, purché ne abbiano il talento. A mio figlio un'opportunità è già stata preclusa. E le assicuro che si impegna, parla molto bene l'inglese. Cordiali saluti
Patrizia Fava

È visibile il fraintendimento: vogliamo affermare il potere delle donne dimenticando la nostra femminilità? La bellezza non è una qualità minore, ma un punto di forza. Non è un dettaglio estetico, ma un potere che viene da dentro. Si dice “quello che seduce spaventa”, vero, ma non cadiamo nella trappola di chi se ne è accorto e ha cercato di annientare questa energia, facendola addirittura diventare un difetto, mortificandola. Non cediamo alla banale uniformità bella/stupida, è un risultato parziale. Consideriamo nella somma tutti i fattori, e dimostriamo che il risultato cambia ogni volta. Prendiamo l’esempio di una donna, oggi, che lavora: se nell’operazione aggiungiamo i doveri professionali, il ruolo di madre e lo stato di moglie, non possiamo escludere i fattori suoi più personali: l’amore per sé stessa e per la sua immagine, la sua intimità.

Se pensiamo all’immagine di una giovane universitaria, dovremo sommare ai compiti di studentessa impegnata, il suo diritto di essere una ragazza libera, che gioca un ruolo ancora non definito nel mondo. Non possiamo condannare un’immagine “omologata” se noi per prime ci inscatoliamo in pacchetti preconfezionati: la madre di famiglia o l’amante, la brava ragazza o la perduta. La bella o la brutta-ma-intelligente. Come la bellezza non è un valore assoluto, tantomeno può essere un metro di giudizio. Possiamo scegliere quanto e come distinguerci, grazie a un ventaglio di qualità fisiche e intellettuali, proprie e tutte diverse. Abbiamo una vita per fare bene, e la stessa vita per compiere errori, di calcolo o di consapevole imprudenza. Ma possiamo pur sempre cambiare. E il modo per farlo non sarà urlare tutte insieme uno slogan, ma forse, parlarci.

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