L'altro Pop/ Enrico Brizzi, da scrittore a rockstar: "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" è un concept album imperdibile
Per lo scrittore Enrico Brizzi il rock è da sempre stato fondamentale. E qui non ci si riferisce banalmente solo al suo libro d'esordio, quel "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" che lo rese giovanissimo (fin troppo) famoso, sorta di Giovane Holden all'italiana (e anni '90) strapieno di citazioni e riferimenti all'universo del rock fin dal titolo. E' che Brizzi è rock in ogni cosa che fa, compresa la sua recente passione per i lunghissimi viaggi a piedi. E anche la sua scrittura è rock, naturalmente, anche se nel corso degli anni, come succede d'altronde a tutte le band vere (quelle che non spariscono dopo il botto iniziale), il suo sound letterario si è evoluto.
![]() Enrico Brizzi |
Ma questo non è uno pseudo-saggio sulla musicalità della letteratura brizziana, bensì una 'recensione' del suo ultimo album. Sì, nessun errore: perché lo scrittore rock Enrico Brizzi in una delle sue tante vite extraletterarie è anche una rockstar! Cioè, niente a che vedere col suo idolo Vasco Rossi, a cui di recente ha anche dedicato un godibilissimo libretto pubblicato dalla collana Contromano di Laterza. Almeno per ora...
Per ora, infatti, Brizzi si limita a giocare al rock con al seguito una band niente male, i Numero 6 (www.numero6.com). Il disco è appena uscito e si chiama "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" (come l'omonimo libro sul viaggio 'spirituale' da Canterbury e Roma che Brizzi ha pubblicato qualche anno fa per Mondadori nel 2007, poi uscito per Rizzoli in versione graphic novel due anni dopo).
![]() La copertina |
L'album è fin troppo sincero, nell'attitudine s'intende. Ma prima di parlare dei testi, che dovrebbero essere il punto di partenza quando si ha a che fare con uno scrittore che si cimenta con la musica, vediamo appunto come suonano questi undici brani, con titoli del tipo "Sulla strada da quaranta giorni", "La porta dell'abbazia" o "Le promesse che facciamo in viaggio" (della passione del nostro per le lunghe gite a piedi abbiamo accennato sopra).
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E questo è rock vero, niente da dire. Rock serio, che si fa ascoltare. Parliamo, addirittura, di un concept album, di quelli che si facevano una volta, e ce lo spiega lo stesso Brizzi alla fine del primo brano: ascolteremo, ci avvisa, il "racconto di un viaggio attraverso le Alpi". E partiamo allora, anche perché il ritmo è subito incalzante, e le chitarre graffianti. "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" è un disco caldo, e anche se ti porta in alta quota non ti accorgi del gelo.
Prevalgono i brani 'parlati', un parlato più vicino a quello degli Offlaga Disco Pax e che ha invece poco da spartire con Clementi e i suoi Massimo Volume. E poi ci sono i testi: forse, e non lo scriviamo solo per provare a stupire, la componente meno interessante di queste canzoni che ascolto dopo ascolto di conquistano sempre più. Che Brizzi sia un narratore coi fiocchi (non perdetevi l'ultimo "La nostra guerra", Baldini & Castoldi) lo sapevamo. Che fosse anche un cantautore rock alternativo degno d'attenzione, lo sospettavamo soltanto, viste le precedenti contraddittorie esperienze. Ora, però, dopo aver ascoltato un brano come "Peggio delle piattole", non abbiamo più dubbi anche su questo versante...



Commenti
Silvio Berlusconi è morto
Ma è solo un'opera d'arte...
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