L'altro Pop/ Il Pan del Diavolo, se il folk di Rino Gaetano scopre il punk
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Sono una band rara, per l'Italia, Il Pan del Diavolo. E non solo per il loro folk-punk irruento, arrabbiatissimo, senza tregua, che "Sono all'osso", il primo vero disco dopo l'Ep di culto dell'anno scorso, appena uscito per La Tempesta, esalta in tutte le sfaccettature possibili.
Difficilmente nella nostrana musica contemporanea, alternativa o commerciale non fa differenza, si trovano band tanto coraggiose ed energiche. Coraggio ed energia nei testi e nella musica. Finalmente qualcosa di nuovo e fresco anche da noi, che lascia ben sperare per l'inizio del secondo decennio del terzo millennio appena cominciato.
Questo primo album era molto atteso nell'ambiente, e i nostri non hanno tradito. Certo, è inevitabile che un sound del genere renda più dal vivo, ma i dodici brani di "Sono all'osso" reggono alla grande anche su disco.
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Si entra così nella parte centrale, con "Blu laguna" (che dal vivo farà impazzire i fan), "Bomba nel cuore" (qui si poteva far meglio), "Il boom" (i ritmi rallentano senza che l'istintività scenda di grado) e "Il mistero dello specchio rotto" (forzata).
E arriviamo nella terza e ultima parte: "Sono all'osso" che dà il titolo al disco rialza il livello e prova ad addentrarsi in nuovi territori sonori, "Africa" è la parentesi cantautorale che non ti aspetti, "Ciriaco" quella più autobiografica, e per finire "Scarpette a punta", la breve chiusura intimista che non poteva mancare.
Meglio precisarlo: Il Pan del Diavolo (nome preso dal proverbio "Il Pan Del Diavolo è sempre avvelenato") non sono i nuovi Modena City Ramblers. Con l'unica vera folk band italiana degli ultimi vent'anni hanno davvero poco da spartire. Sono decisamente più grezzi (che non è un difetto) e per nulla ideologici ed epici. E se i Modena a loro modo si inseriscono e dialogano con la nostra tradizione musicale, pur facendosi influenzare primariamente da quella di altri paesi, Irlanda su tutti, Il Pan del Diavolo di 'italico' hanno solo i testi, 'politici' sì, ma qui la 'politica' è intesa molto meno 'classicamente' rispetto agli MCR.
Per chiudere un pizzico di storia: nati nel 2006 da un'idea di Pietro Alessandro Alosi, i catanesi Il Pan del Diavolo dicono da ispirarsi a Tenco, Fred Buscaglione e Gene Vincent. Troppo facile prevedere che diventeranno un culto non per pochi.
Il Pan del Diavolo dal vivo



Commenti
Silvio Berlusconi è morto
Ma è solo un'opera d'arte...
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