Regionali, l'Udc Baruffi punta su legalità e...

Lunedì, 22 febbraio 2010 - 09:05:00

luigi baruffi

Luigi Baruffi (Udc)

Luigi Baruffi è l'uomo di Casini in Lombardia: il leader dell'Udc regionale, un politico di lunga esperienza. Nato ad Abbiategrasso, alle porte di Milano, 65 anni fa, inizia la sua carriera nella Gioventù studentesca, il movimento ecclesiale fondato da Don Luigi Giussani che sarebbe poi sfociato in Comunione e Liberazione. Entra nel Movimento giovanile della Democrazia Cristiana e nel 1980 in Consiglio regionale. Due anni dopo presiede la Commissione criminalità e terrorismo. "Il terrorismo brigatista era in fase calante ma ancora vivo, ho ricevuto minacce e mi sono preoccupato per la mia famiglia" ricorda. Nell'85 diventa assessore all'Istruzione e alla Formazione. Uno sbocco naturale per lui che ha alle spalle studi magistrali e una specializzazione nell'insegnamento degli handicappati. "Forse è la mia formazione scolastica unita alle mie radici cristiane, fatto sta che ho sempre voluto occuparmi di educazione. E innanzitutto di educazione dei disabili, i più deboli" dice. Diventa loro insegnante all’ Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone con Monsignor Rampi, uno dei suoi punti di riferimento spirituali.

Tutto questo può sembrare, più che un ritratto, un santino: il politico cattolico che viene dai movimenti ecclesiali, aiuta i poveretti, si batte per la loro educazione, frequenta i sacramenti, sfida i terroristi. Baruffi ride e scuote la testa: "Macché santino, anch'io sono peccatore!"

Quali peccati ha commesso?
"Quelli di un po' tutti i politici".

Ha rubato?
"No, no. Sono certo che i politici ladri siano una piccola minoranza. I miei peccati sono quelli comuni: voglia di protagonismo, amor proprio forse eccessivo, un pizzico di narcisismo."

Peccatucci veniali, suvvia.
"Mica tanto per chi, come me, è entrato in politica per tradurre in pratica la dottrina sociale della Chiesa. Vorresti fare tanto, a volte ti devi accontentare di poco. La prima reazione è pensare che sia colpa degli altri. Ma poi ti rendi conto che è anche colpa tua. Avresti potuto fare ancora di più".

Lei è stato democristiano per tanti anni.
"Sì, e ne sono fiero".

Corrente?
"Morotea, fino alla morte di Aldo Moro: era la mia stella polare".

E dopo?
"Andreottiano: Andreotti mi sembrava, dopo Moro, il politico più capace e lungimirante".

Ricordo che lei fu il leader della corrente andreottiana a Milano.
"Sì".

Un uomo di potere, dunque. "Non direi uomo di potere, ma il potere deve servire per cambiare le cose, per migliorarle".

Ci è riuscito?
"Non quanto avrei voluto. Né alla Regione, né nelle mie due legislature in Parlamento. Spero di ritornare per continuare questo mio lavoro".

Allora perché dovrebbero votarla alle prossime elezioni Regionali, lei che è capolista dell'Udc a Milano e Provincia?
"Perché ho esperienza politica. Perché la mia vita dimostra che sono rimasto fedele ai miei valori cristiani. E perché, anche se non sempre ce l'ho fatta, almeno ce l'ho messa tutta. Vorrei occuparmi di formazione, di cultura, di integrazione e di legalità".

Perché l'Udc dopo la fine della Dc?
"Perché sono rimasto democristiano nel cuore".

E l'Udc è la nuova Dc? Un po' piccolina, a dire il vero.
"L'Udc conserva le migliori caratteristiche della Dc: una visione cristiana e moderata della politica".

Moderazione intesa come politica dei due forni, cioè mi alleo a destra o a sinistra a seconda della convenienza?
"Macchè: eravamo al governo con Berlusconi e ne siamo usciti, perdendo i posti di potere; eravamo agli enti locali e siamo usciti dalla giunte. Altri sono attaccati alle poltrone. Per noi la coerenza viene prima del cadreghino. Per moderazione intendo il rifiuto degli estremismi, che portano solo guai: moderazione significa buon senso, concretezza, no alle ideologie di destra o di sinistra. Al cittadino non importa che un politico sia di destra o di sinistra, gli importa che risolva i suoi problemi. E che pensi al bene comune".

In Lombardia l'Udc corre da sola, con Pezzotta candidato alla presidenza. Ma tanto prenderete soltanto il cinque per cento, o giù dilì.
"Non importa. L'importante è l’affermazione di ciò in cui si crede. Me l'hanno insegnato da piccolo, e ancora ci credo".

Da bravo cattolico sarà molto legato alla famiglia. "Si. Ma più che da bravo cattolico, da bravo padre di famiglia".

Una moglie sola?
"Sì. Per tutta la vita".

Figli?
"Anche qui uno solo".

Si interessano di politica? "Per nulla. In casa parliamo di tutt'altro, anche se sento sempre il loro sostegno".

Credo rappresentino l'italiano medio. Che di politica se ne infischia.
"La politica è cambiata dai tempi della Dc. Allora si facevano gli incontri in sezione, i comizi. si partecipava di più. Ora si è passati dalla piazza reale a quella virtuale: la televisione, ma soprattutto Internet, i social network. Ma lo spirito è rimasto quello di allora. Almeno per me".

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