Regionali/ Davide Boni (Lega) ad Affaritaliani.it: “Io assessore alla Sanità? Deciderà Bossi”
Davide Boni, 48 anni, assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica, è un leghista della prima ora, duro e puro. Nativo di Sabbioneta, nel mantovano, è stato il primo (e finora unico) presidente di centrodestra della provincia di Mantova. Però si arrabbia se gli dici che la Lega è di destra: “Siamo sopra le vecchie divisioni, destra e sinistra; siamo sia liberisti, sia attenti alle politiche sociali. La destra è elitaria, la sinistra livella; noi siamo meritocratici”. Lui, poi, è anche moderno. Uno dei pochi politici a saper usare bene i social network: non solo Facebook (5mila amici), ma anche Twitter, in Italia ancora semisconosciuto (ha ben 900 followers, cioè seguaci). Boni votava un po’ per il Partito Repubblicano, un po’ per il Movimento Sociale. Quando, nell’89, incontra la Lega. “A Sabbioneta volevano costruire una tangenziale, come cittadino ho voluto vederci chiaro. E ho conosciuto politici nuovi, concreti: leghisti. Mi sono piaciuti. Mi sono iscritto al loro partito”. La sua carriera è brillante: nel ’93 è responsabile di sezione, nel ’97 presidente di Provincia. Poi entra nella segreteria del fondatore, Umberto Bossi. E successivamente di un altro big, Calderoli. Adesso si dice che nella nuova giunta Formigoni avrà ancora un assessorato di grande importanza. Ma non sembra dare peso alle voci: “Non dipenderà da me, ma dal capo”. Cioè da Bossi. Da bravo leghista, Boni ama visceralmente il Senatur e tutto ciò che sa di Padania. Nel suo ufficio da assessore campeggia una frase del giornalista Gianni Brera in cui si definisce “figlio della Padania”. Non si riferiva alla Lega, ma va bene lo stesso: “Brera è stato un grande, mi piace ricordarlo così”. Accanto alle parole di Brera, il famoso manifesto leghista con l’immagine del pellerossa, relegato nelle riserve dall’immigrazione (in quel caso europea). 
Davide Boni (Lega)
E le foto della seconda moglie, Claudia. Conosciuta nel ’96, sulle rive del Po, la giornata della catena umana lungo le sue rive. Boni si commuove al ricordo: “Un’esperienza indimenticabile, centinaia di migliaia di persone unite dall’amore per la Padania”. E la prima moglie? “Leghista anche lei”. Forse è anche per questo, oltre che per la loro figlia, che sono rimasti amici. La sua più grande soddisfazione da assessore? “Il piano territoriale regionale: tutela la nostra Regione da speculazione e cementificazione”. E la più grande delusione? “Ogni volta che non riesco a persuadere qualcuno della bontà delle mie idee. Soprattutto ai comizi. Sono felice quando chi all’inizio era ostile, o scettico, si convince: sono felice per la causa, ma anche per me. Bravo Davide, mi dico, ce l’hai fatta. Mentre quando non ci riesco mi dispiace molto. Ma pazienza. Credo in quello che faccio, ci vuole ben altro per scoraggiarmi!”



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