Haiti, se la laurea non serve per dare aiuto ai terremotati

Lunedì, 18 gennaio 2010 - 11:30:00

di Gianluca Raffa, psicologo-psicoterapeuta

Almeno 200 mila morti. E’ la stima delle vittime, purtroppo ancora provvisoria, fornita dal governo di Haiti, dopo il devastante sisma che ha distrutto il paese più povero del continente americano. Questa tristissima notizia in pochissimo tempo, tramite l’eco dei mass media e delle agenzie di stampa nazionali ed internazionali, ha fatto il giro del mondo. Da ogni parte del globo ci sono persone di età, etnia e professionalità diverse unite per un unico scopo: partire immediatamente per Haiti ed aiutare con ogni mezzo la popolazione coinvolta in questa tragedia ed in particolare i tanti bambini (almeno la metà della popolazione haitiana è composta da bambini) che sono rimasti sotto le macerie o che hanno perso genitori o fratelli.

Dal punto di vista psicologico e sociale, quello che mi colpisce maggiormente e’ la straordinaria sensibilita’ delle tantissime persone, disposte a dare qualsiasi “forma di aiuto”. Cuochi, idraulici, elettricisti, studenti, casalinghe non hanno pensato due volte sul da farsi ma ci hanno scritto offrendo di partire subito e di poter rendersi utili per aiutare i loro fratelli che pur vivendo in un altro continente avvertono vicinissimi nella loro sofferenza. “Non occorre una laurea in medicina per scavare sotto le macerie, ma due braccia forti e piene di buona volonta’”, questa frase di un utente del network mi ha davvero colpito e mi ha fatto riflettere sul significato della parola “essere umano”, ossia un essere capace di dare e ricevere umanita’, amore, aiuto ed empatia, ossia di mettersi nei panni di chi soffre e cercare di dare “una mano” a chi si trova a vivere realmente il peggiore degli incubi.

A tutte queste persone che ci hanno scritto e a tutte quelle che lo faranno prossimamente, a tutti quelli che vogliono partire e a tutti quelli che sono gia’ operativi in campo, tutti noi di socialidarity vogliamo dire solo una parola: GRAZIE! Ma crediamo che sia piu’ giusto che loro stessi si riconoscano e si apprezzino nella loro enorme capacita’ di solidarieta’ e di sensibilita’ che posseggono da sempre e che sono venute alla luce in questo cataclisma universale. “La piu grande crisi umanitaria da decenni” sono queste le parole del segretario generale dell’ONU, ma anche “la piu’ grande catena di solidarieta’ umana”, aggiungo io, se me lo consentite.

Nasce perciò su www.socialidarity.org una nuova area di incontro e condivisone per tutti voi in cui potete dar voce a tutte le vostre emozioni relative a questo terribile evento che “muove gli animi” di ciascuno di noi. Come psicoterapeuta ad indirizzo umanistico- esistenziale, offro tutta la mia conoscenza in materia, per cercare di facilitare il vostro percorso di “autoesplorazione emozionale”, soprattutto in riferimento alla tragedia del terremoto di Haiti. Sentitevi liberi perciò di condividere con me e con gli altri lettori tutte le emozioni che state vivendo in questo periodo, come anche riguardo i vostri desideri e progetti fururi.

Continuate perciò a lasciare i vostri messaggi perchè già questa è cosa utiilissima a tutti noi e a dare sostegno alla gente di Haiti. Potete scriverci anche una mail - socialidarity.info@gmail.com - e noi cercheremo di rispondervi nei limiti delle nostre possibilità Martin Buber, celebre fisolofo ebreo, affermava che il vero rapporto umano si ha dell’incontro tra “IO” e “TU”, nel rapporto “autentico” con un altro essere umano. Solo attraverso di esso noi siamo davvero in grado di sentirci vivi, capaci di dare e ricevere amore, soprattutto in momenti di estrema difficolta’ come questi. «Tutta la realtà è un agire cui io partecipo senza potermi adattare a essa. Dove non v'è partecipazione non v'è nemmeno realtà. Dove v'è egoismo non v'è realtà.» (Martin Buber).

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