Finanza chiara/ Minusvalenze, quando è possibile compensare
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QUESITO 1
Mi permetto sottoporVi il seguente quesito: una persona fisica ha conseguito minusvalenze su titoli quotati detenuti presso una banca italiana in regime amministrato. Se la stessa persona deposita azioni non quotate presso la stessa banca italiana, con l'indicazione del costo fiscale sostenuto per la loro acquisizione, può far compensare dalla banca la plusvalenza che otterrà con la vendita di dette azioni non quotate con le minusvalenze conseguite nei precedenti 4 anni sul conto titoli a dossier Con i migliori ringraziamenti. Bruno Scanferla, Milano.
Gentile sig. Scanferla,
nel momento in cui lei depositi nello stesso deposito titoli relativo al suo conto corrente qualsiasi strumento finanziario teoricamente dovrebbe essere sempre possibile compensare i redditi diversi, siano essi minusvalenze o plusvalenze. Questo perché all’interno dello stesso rapporto amministrato è possibile effettuare compensazioni tra diversi strumenti finanziari purché generino dei redditi diversi.
Sarebbe utile sapere se la sua fosse una partecipazione non qualificata o qualificata, nel qual caso solo una quota parte delle plusvalenza concorrerebbe a fare reddito; inoltre bisognerebbe verificare la tipologia di azione non quotata perché potrebbero esserci delle difficoltà ad effettuare il trasferimento e quali siano i costi per trasferire i titoli da un conto all’altro. Un altro aspetto riguarda la possibilità di vendere tali titoli perché in quanto non quotati non sarà per nulla un’ impresa facile.
QUESITO 2
Ho acquistato 2000 azioni tiscali a 0,90 cent/euro. Nel giro di qualche giorno sono arrivate a quotare circa 1,44. In una settimana sono scivolate a 0,43. Vorrei sapere quali motivi hanno provocato questa discesa verticale. Inoltre gradirei sapere altresì perchè l'organo di controllo della borsa (consob) non pone limiti entro i quali possono essere sospese le contrattazioni al rialzo e/o al ribasso entro una certa percentuale ? Grazie. F.to Gaetano Micheletti
Gentile sig. Micheletti
Le sospensioni sia al rialzo che al ribasso esistono già sul mercato italiano. Quando una azione ha una oscillazione superiore al 10% viene temporaneamente sospesa. Dopo un lasso di tempo variabile l’azione viene rimessa agli scambi con un’asta di prezzo, se questa manifesta ancora oscillazioni superiori al 10% viene nuovamente sospesa.
Passando a Tiscali bisogna partire dal prezzo del 9 ottobre, che era l’ultimo giorno prima dell'avvio dell'aumento di capitale. Il prezzo risultava pari a 3,7325 euro, ma il 14 settembre vi era stato un raggruppamento di azioni con rapporto 1 nuova ogni 10 possedute, il ché porta ad un prezzo teorico pari a 0,37325 euro per azione.
Finito l’aumento di capitale il prezzo teorico, questa volta ufficiale perché fornito da Borsa Italiana, era pari a 0,2142 euro.
La differenza fra il prezzo prima dell’ aumento e quello post aumento non si è dissolta ma è ascrivibile al valore dei diritti d'opzione per la sottoscrizione delle nuove azioni Tiscali. Venivano offerte 643 nuove azioni ogni 22 possedute e il prezzo per queste nuove azioni era di 0,1 euro, quindi con una quotazione a sconto del 50% circa.
Purtroppo in operazioni come queste, in cui viene immesso sul mercato un numero elevatissimo di nuovi diritti d'opzione, la volatilità delle quotazioni di azioni e diritti dopo l’inizio dell'aumento di capitale risulta certamente molto elevata. Se a questo poi si aggiunge che tali diritti quasi interamente sono in mano al mercato, in quanto Renato Soru (azionista di riferimento) possiede circa il 20% si capisce come la volatilità sia molto alta in quanto l’azionariato è molto parcellizzato.



Commenti
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