E TRE...Monti portò via il pallone. Le regole del mercato che il ministro non conosce
di Beppe Carrella
Non molto tempo fa il proprietario del pallone era il padrone. Arrivava. Tutti ad aspettarlo. Senza la palla di cui era il proprietario nessuna possibilità di giocare. In genere, decideva la squadra chi giocava e si sceglieva anche gli avversari. Insomma il pallone è il mio e decido io. Squadra, avversari e spesso anche regole visto che la presenza di un arbitro era impossibile. E poi a che serve un arbitro, se ho la palla? La palla era un bene di scarsa disponibilità e il possesso garantiva al proprietario di poter giocare anche se era una "pippa".
E quando le cose si mettevano male? Semplice, il proprietario minacciava di andarsene portandosi dietro il pallone. Lunghe trattative per convincerlo a restare e spesso, si era costretti a concedere qualcosa pur di continuare il gioco. Falli di rigore discutibili, gol annullati, ma del tutto regolari. E così via.
Vi ricorda qualcuno?
Ebbene si! Il nostro ministro dell'economia.
Ha la palla, ritiene di esserne il proprietario per cui può decidere le sorti del gioco, della partita, dei giocatori. A mia memoria nessuno di questi proprietari di "palla" è mai diventato un calciatore di qualche tipo o di qualche seppur minima fama (questa è una statistica senza fondamento scientifico, ma mi piace pensare che sia attendibile).
Il mondo della globalizzazione con la sua tecnologia digitale è governato da tre semplici regole:
0. L'abbondanza di un bene e non la sua scarsità che ne crea il valore sul mercato
1. Tra due punti il collegamento più diretto non è la linea
2. La copia è uguale all'originale
Andiamo in ordine e cerchiamo di capire perché il nostro ministro non conosce queste semplici regole.
L'oro ha il suo valore perché in natura non si trova facilmente (stesso discorso per la palla). Meno oro c'è, più sono disposto a pagare per entrarne in possesso. Fido anche che non si avveri il sogno degli Alchimisti.
In un mondo localizzato questo non crea posti di lavoro, occupazione, migliore vita per le comunità. Solo benefici grandissimi per pochi. E mi sembra che questo non dovrebbe essere il compito di un ministro.
Se io ho un fax, una tecnologia, e nessun altro ne ha uno, questo non vale niente. Più fax si installano più hanno valore. Il valore è nella rete che si va a costruire. Il valore della rete. Costruire reti permette di creare occupazione, di dare vitalità, di ringiovanire strutture vecchie, di dare slancio.
Questo dovrebbe essere il compito di un ministro. Creare e supportare la nascita di reti.
Dalla geometria abbiamo imparato che la distanza più breve tra due punti è quella della retta che attraversa i due punti stessi. Distanza minima, sforzo minimo, massima efficienza. Il sogno della piena razionalità. Non a caso lineare significa un ragionamento corretto, privo di fronzoli, razionale. Alla parola lineare viene associata sempre una valenza positiva. Al contrario la non linearità presuppone un ragionamento truffaldino, una persona manipolatrice, ecc. ecc. Quando dal nostro telefonino facciamo una chiamata ad un altro telefono la via che il segnale percorre tutto è, tranne che lineare. Certamente non percorre la distanza minima. Deve arrivare ad una centralina, che smista ad un'altra che amplifica il segnale in un altro punto e così via. Anche se la persona che cerchiamo è nella stanza di fronte alla nostra, il percorso del segnale fa un giro "non lineare", e sicuramente non percorre la distanza più breve (unico modo perché la nostra comunicazione abbia un percorso breve è che la smettiamo di telefonare e andiamo direttamente nella stanza del nostro interlocutore). Insomma non c'è possibilità di una scorciatoia.
Compito del ministro è trovare una scorciatoia? Certo che no!
Vuoi mettere però idea di fare le manovre per alzata di mano, per nomination?
I percorsi sono non lineari, le regole e gli incentivi non seguono più delle logiche incrementali. I collegamenti "non lineari" non riguardano solo il mondo fisico, ma anche i collegamenti tra idee, tra mercati.
In pratica la frase canonica di questo modo di pensare lineare: "Stiamo facendo del nostro meglio (che poi è il peggio per noi, nda) per fronteggiare la situazione e chiediamo a tutti di usare il buon senso, di fare la propria parte (possibilmente in silenzio e senza rompere troppo, nda)".
Caro ministro esattamente quello che non serve.
Nella lotta tra prede e predatori il buon senso porterebbe all'inevitabile morte delle prede, sempre! Tipo quella che c'è tra gli studi dei tributaristi e l'Agenzia delle Entrate.
Sulla copia il nostro ministro (e non solo lui) è uno specialista. Questa legge è un po' il suo mantra.
Un documento può essere copiato praticamente all'infinito senza che questo si usuri e quindi è praticamente indistinguibile dall'originale. Il costo della copia è praticamente pari allo zero. Ne sanno qualcosa le case musicali, quelle editoriali e quelle cinematografiche. Il sogno dei biologici è quello di creare copie uguali agli originali, copiare le sequenze del DNA, ecc. Ma se l'originale non è buono? Una poesia brutta copiata all'infinito resta una poesia brutta. E nessuna la copia, un brano musicale orribile resta tale e viene cancellato dal dispositivo. Cancellato, eliminato per sempre.
Nel processo di copia nessuna possibilità di intervenire. Bisogna fare una differenza. Copiare un documento, un film, un brano musicale è una cosa, copiare nel mondo globalizzato attività e idee è una decisione volontaria e consapevole di fallimento. Qui serve originalità. Una foto brutta però, nelle mani della persona capace può diventare un'altra cosa. Migliorare una copia anche brutta si può! ...nelle mani giuste.
Continuare a copiare all'infinito un'unica idea per affrontare una crisi, più tasse, più coercizione, più controlli è, nella migliore delle ipotesi, non vedere il problema, nella peggiore: miopia intellettuale.
Caro ministro lei sta giocando con la sua palla una partita vecchia, fatta di scorciatoie, di copie senza nessuno spunto di originalità, di modelli inutili dentro uno stadio vuoto di gente, ma pieno di "amici" adoranti del suo silenzio, in attesa di favori, nomine, promozioni. La sua rete. Non una rete per il lavoro, per il lavoratori, per lo sviluppo del paese. La sua rete personale di prestigio e potere, ma al nostro paese questo non serve.
"Silenzio cantatore" è il titolo di una vecchia canzone napoletana. Un silenzio che parla, un silenzio che nella canzone esprime amore. Proprio quello che manca. Amore per il proprio paese possibile solo facendo al meglio il proprio lavoro. Non un arido compitino in bella copia buono per il prossimo libro. Il suo silenzio è solo frutto di un'arroganza intellettuale, giusto parametro per la misura dell'ottusità (Popper). Ritiene che noi non possiamo raggiungere queste vette intellettuali e ci dobbiamo accontentare degli scarti?
Il pallone è il suo, le regole sono le sue, il risultato un cappotto per tutti noi. Non ha per caso un campo nuovo su cui cimentarsi un po' più lontano, giusto un po'.


Silvio Berlusconi è morto
Ma è solo un'opera d'arte...
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

































