Marcegaglia e Camusso sponsor della complessità

Giovedì, 6 ottobre 2011 - 14:13:58

Molti, pensando che io sia un esperto (ovviamente glielo lascio credere ben volentieri) mi chiedono: la complessità ci può aiutare a capire e reagire a questo momento? Cosa si potrebbe fare?
Ovviamente cerco di argomentare e di rendere chiari alcuni dei meccanismi che fanno della complessità una possibile chiave interpretativa.

Cerco di chiarire che:

- complesso non è complicato. Rimontare i pezzi sparsi di un orologio è un'operazione complicata, i pezzi da soli senza un aiuto esterno non si ricompongono e comunque alla fine sempre quell'orologio si ricostruisce. Come un puzzle con più pezzi, è più complicato, richiede più tempo per riprodurlo e necessità di disporre di una mappa;
- complesso non è l'opposto di semplice; ma neanche si può creare complessità mettendo assieme pezzi semplici. Una pila costruita così è capace di adattarsi all'ambiente e di esprimere novità (una "cosa" che in una mappa non può essere disegnata a priori, ma emerge dalla interazione tra i pezzi semplici);
- causa ed effetto la maggior parte delle volte sono difficili da individuare e si confondono tra loro;
- equilibrio è nella maggior parte delle volte una condizione imposta e non certo quella a cui tendono i sistemi socio-economici;
- importante è il ruolo del feedback (analisi delle risposte e delle interazioni) e la scoperta di contraddizioni

Cerco di dire che si usa la parola complessità a sproposito, ma soprattutto come paravento: l'alibi perfetto. D'altronde, se una cosa è complessa, cosa posso mai fare? Se il problema è "la complessità dovuta alla globalizzazione", c'è solo da alzare le mani e dichiarare la propria impotenza.

I temi che appassionano di più gli interlocutori restano comunque:

- le relazioni esistenti tra complessità  e decisioni,
- le modalità di comunicazione in un ambiente sociale,
- i riflessi sulla leadership,
- le modalità di definizione dei problemi,
- le contraddizioni come motore per la crescita.

La scoperta che la linearità del pensiero non è sinonimo di coerenza o di logica inoppugnabile, getta gli interlocutori in un abisso di confusione.


Purtroppo molto spesso si cercano delle soluzioni qui ed ora, una sorta di aspirina da prendere al volo per farsi passare il mal di testa senza chiedersi di come ci si è arrivati, di cosa ha scatenato questo mal di testa e soprattutto di come si può fare per non soffrirne in continuazione. Qui ed ora. Si procede in maniera ipocondriaca. Fa freddo e metto un maglione, fa più freddo e aggiungo una giacca, fa ancora più freddo e vai con il giubbotto, peggiora ancor di più e metto un cappotto poi...ad un certo punto devo cambiare tattica, ad un certo punto non trovo più soluzioni accettabili nell'applicazione di modelli scientifici o culturali con i quali mi trovo a mio agio avendoli usati per una vita. 
Un'esplorazione di questa complessità che proveremo a fare pescando dalla vita di tutti i giorni, in pratica quello che incontra ognuno di noi, è in questo che: "E' un mondo difficile / E' vita intensa /Felicità a momenti/ E futuro incerto" come cantava qualche tempo fa un certo Tonino Carotone. Un modo per incoraggiarvi a porre domande alle quali non avevate pensato prima. La conseguenza è che per ogni problema, più si allarga la visuale e si abbraccia la complessità, maggiori sono le possibilità di restringere la visuale sui dettagli semplici che contano di più.

Qualche giorno fa ci sono cascato. Alla domanda: "La smetta di fare teoria e ci dica cosa farebbe lei adesso, qui ed ora" mi sono sentito in dovere di dare una risposta pratica. Ho cercato di mettere assieme le mie conoscenze e mettendo le mani avanti con una bella premessa del tipo "da esperto dei meccanismi legati alla complessità" , secondo me si dovrebbe chiedere a  Marcegaglia e Camusso di scontrarsi, lavorando assieme (da sole e senza intermediari "classici") utilizzando la tecnica del feedback positivo (esaltando i problemi e non riducendoli), lavorando sulle contraddizioni. Due ruoli contrapposti. Un metodo alternativo. Niente proclami e lettere ai giornali.

Solo così possiamo pensare di riconfigurare questo sistema adattandolo per trovare una proprietà emergente tale da condurre la complessità del mondo ad una dimensione gestibile.
Perché? Lo scopriremo andando avanti tenendo sempre presente comunque che la diversità è la radice genetica della complessità; intervenire su un sistema per ridurne la diversità significa eliminare la possibilità di una evoluzione che si sviluppi creando novità.

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