La TV diventa social, cede il passo al digital e ai suoi canali, uno su tutti YouTube

Un vero e proprio incubatore di spunti digitali in cui, Paola Peretti, digital marketing strategist e autrice del recente libro “Marketing Digitale”, racconta fatti, personaggi e idee di questo mondo in continua e-voluzione

Venerdì, 21 ottobre 2011 - 10:58:26

di Paola Peretti

 

paola peretti

 


La televisione sta cambiando e la sfida è duplice: da un lato saper lanciare dei format e creare dei contenuti targettizzati che sappiano rispondere all’esigenza di un ascolto sempre più frammentato (il palinsesto si è arricchito e specializzato raddoppiando il numero dei canali) e dall’altro l’integrazione con Internet e l’approccio ai social media nel quale la parola d’ordine è democrazia.

Stiamo assistendo a una vera rivoluzione, prima da un lato c’erano l’editore e il ‘potere’ dei mezzi di comunicazione, di cui la televisione è sempre stata la protagonista e adesso c’è la rete che consente a chiunque, anche al giovane Guglielmo Scilla e al suo canale personale su YouTube di raggiungere e superare i 40 milioni di visualizzazioni.

Mi piace pensare che la televisione si è trasformata in una ‘super’ tv nella quale convivono la televisione generalista (immaginiamo uno schermo appeso ad un muro, per intenderci), la tv digitale (sia quella gratuita che quelle a pagamento), le console tv (chi ha figli ne sa qualcosa..), le tv connesse come Google tv, le sempre più importanti web tv come YouTube (in Italia ha superato i 17 milioni di Utenti, dato Nielsen Online a Giugno 2011 ed è cresciuta del 16,5% rispetto a giugno del 2010) ed infine le ip.tv, meglio conosciute come televisioni on-demand.

 

Lo scenario quindi è davvero in costante evoluzione e chiunque cerchi di sfuggire a questo cambiamento, avrà dei problemi nel raggiungere e soprattutto nel coinvolgere il suo target audience. Perché? Semplice, sono proprio i comportamenti delle persone che hanno decretato questa situazione, infrangendo il rito dei palinsesti e dimostrando che il ‘potere’ adesso lo vogliono loro.

Il fenomeno è trasversale, come dimostrato da un recente studio del Censis, il “Rapporto sui consumi dei media”, il 22,7% dei telespettatori italiani segue programmi tv via Internet (il 47,6% nel caso dei giovani della fascia 14-29 anni) e in particolare questi ultimi hanno usato YouTube e altri siti web simili. I programmi quindi non necessariamente saranno guardati dal televisore, dopo essere stati scaricati, infatti, diventano fruibili da computer, tablet e perfino da cellulari.

Le persone decidono cosa, come e quando guardare. Il fascino di questa trasformazione è che impone alle aziende televisive, non solo di sapersi trasformare in ‘super’ tv, ma soprattutto di accettare che quello che le persone vogliono è flessibilità, qualità e attenzione. E l’ha capito Sky che ha lanciato un’App su iPad (gratuita fino alla fine dell’anno) che permetterà di essere aggiornati su news, sport, ecc. in un secondo. L’integrazione e l'utilizzo delle informazioni su più piattaforme è il fattore critico di successo, così come la possibilità di interagire attraverso i social media durante i programmi televisivi.

Proprio su Twitter, infatti, i telespettatori amano parlare dello spettacolo che stanno seguendo e su Facebook condividono scelte e recensioni con gli amici. E se per le realtà televisive ‘il bello deve ancora venire’, per le aziende che investono in pubblicità, nel 2012, sarà d’obbligo ripensare ai mezzi cercando di valutare attentamente priorità, obiettivi e canali attraverso i quali parlare con i consumatori.

Avete capito bene ‘parlare’ e prima ancora ‘ascoltare’ per sapere che cosa pensano, quali sono i loro desideri e che cosa non piace e perfino il tipo di coinvolgimento che dimostrano nei confronti di una marca o di un determinato prodotto. La reputazione, è il caso di dirlo, si costruisce attraverso un’esperienza che è multicanale, nella quale Internet e in particolare YouTube, è ormai un mezzo imprescindibile. 

Occorre ricordare però che il ‘potere’ è delle persone che lo vivono, lo sperimentano e si lasciano guidare da questa evoluzione. Le aziende stesse in YouTube possono raggiungere un risultato incredibile: quello di appropriarsi direttamente della relazione con i loro consumatori, di farsi vedere per quello che sono, senza palinsesti, editori e pubblicità.

Il mestiere però non è facile e il digital, come ricordo spesso, va affrontato in maniera professionale, seguendo un approccio e una metodologia ben precisi. E se la televisione tradizionale sta perdendo il suo ruolo da protagonista, statene certi i ventisette milioni d’italiani che vivono quotidianamente la rete, non staranno a guardare, anzi probabilmente inizieranno a cliccare.

Vi aspetto la prossima settimana con ‘idee digital’ in cui sarà protagonista il vino e poi la settimana successiva vi racconterò di due americani che stanno per arrivare in Italia per un seminario sul marketing digitale che sarà davvero interessante.

Always crazy for digital marketing, stay tuned!


 

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