A Tu x Tv/ 'La linea d'ombra'? Un programma inutile...

Giovedì, 28 maggio 2009 - 09:30:00

Da Caterina Balivo a Fiorello... Tutte le stroncature di A tu x tv

Di Mariano Sabatini
m.sabatini@libero.it

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Quanta bramosia di apparire, mostrarsi, figurare deve covare un criminologo degno del titolo per decidere di lasciare le sudate carte, allontanarsi dagli oscuri sgabuzzini universitari, e cedere alla più vieta visibilità televisiva. C’era una volta un signore in carne, di professione psichiatra, che per fame di fama, dimagrì, diede una spolverata all’immagine (in tv si chiama look) e prese a realizzare rubriche per i grandi network. Il martedì alle 23.50 su Raidue, Massimo Picozzi guida “La linea d’ombra” (un programma di Francesco Cirafici e dello stesso Picozzi, scritto con Massimo Liberti), ritratti suggestivi e appassionanti di omicidi che fecero scalpore. E proprio perché suggestivi e ad alto tasso di coinvolgimento narrativo, i racconti, instillano il dubbio se sia davvero opportuno intrattenere i telespettatori con la rievocazione di delitti tanto feroci. Altro intento che non sia l’intrattenimento non si ravvisa.


Massimo Picozzi

Inquadrato in primo piano, barba e capelli sale e pepe, il piacionissimo Picozzi si muove in una scenografia in cui spiccano rettangoli rossi, molto Almodovar. Meglio di un Costanzo o di un Vespa, il Picozzi raccorda i vari servizi da studio. Forte delle sue conoscenze scientifiche,  il presentatore-criminologo può spiegarci molto meglio dei Costanzo e Vespa perché un assassino decide di “fare a pezzi” (voce un filino, solo un filino calcata, da bravo speaker) un corpo. Che fortuna, cari telespettatori. Tra i cinque motivi, ovviamente la spinta e il piacere sessuale… come se, dopo anni e anni di Kay Scarpetta e dissezioni anatomopatologiche, non lo sapessimo! Ci voleva il criminologo-showman!? 

Il caso è quello di Pietro De Negri, meglio noto come il “canaro della Magliana”. Un tosatore di cani che torturò, uccise, fece a pezzi e poi  bruciò il corpo del ventisettenne, pregiudicato, Giancarlo Ricci. Era il 1988. A cosa può servire riesumare un abominevole delitto come quello, maturato per vendetta, oltre vent’anni fa? È l’unica informazione che gli autori della “Linea d’ombra” ci risparmiano. Tra interventi di opinion maker (addirittura mons. Ravasi e il filosofo Garimberti), impasti di immagini d’epoca e minuziose ricostruzioni filmate, il colto Picozzi cita Shakesperare: “La vendetta è un avvoltoio”. Cacchio, che programma utile… e non solo a rimpolpare gli introiti del conduttore.  Noooo…  

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