'O Silvio, ma chissenefrega delle intercettazioni!'

Lunedì, 29 dicembre 2008 - 08:15:00

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Silvio Berlusconi

Rumors/ Il Berlusca ha paura, teme che qualcuno a sinistra per rendergli la parigli tiri fuori le sue gustosissime intercettazioni (chidere al suo Guzzanti in proposito...). Per questo mette le mani avanti, dicendo che espatrierà: per "bruciarle" come già in passato gli è riuscito.

Il Cavaliere aveva detto: "Non è una vera democrazia quella di un Paese in cui c'è tanto timore" di essere intercettati. "Io continuo a telefonare, se viene fuori una mia telefonata di un certo tipo cambio Paese. Non accetto di vivere in un Paese in cui non sia rispettata la privacy".

Arancini Trentini. Speck e pane nero, canederli in brodo, strudel e torta di carote, profumo di funghi secchi e vento che ti accarezza coi suoi fiocchi a meno 10 gradi. Vov caldo e teroldego, ma soprattutto niente Roma, niente Transatlantico, niente ostruzionismo e niente voti fino a tarda sera. "Sono un uomo felice, lo confesso" canta Vecchioni in Blumùn, gli rubo la strofa. Certo che poi basta accendere un televisore per rischiare di incazzarsi come se l'Adamello e le cascate del Nardis non fossero qui a due passi. Silvio, o Silvio! Ma sei così sicuro che la priorità da affrontare nel prossimo anno siano le intercettazioni e la giustizia? Silvio, o Silvio, se tu avessi ascoltato anche solo per 5 minuti quello che dicevano in diretta gli ascoltatori (ed elettori del tuo governo!) di Radio Padania Libera magari un dubbio ce l'avresti. Per dirla con Carlo di Treviso "qui da noi stanno chiudendo aziende su aziende, chi c.. se ne frega delle intercettazioni!" e la musica non cambia con Massimo di Nerviano "intercettazioni e giustizia una priorità? Ma per piacere."

Silvio, o Silvio, non farti superare da Napolitano! Già, perché più d'uno sospetta che, mentre tu del federalismo e dei problemi dell'immigrazione e dell'Islam stai parlando un po' pochino (eufemismo natalizio), il Presidente che fesso non è magari nel discorso di fine anno un accenno a tal proposito lo tirerà fuori. E se così fosse. Silvio, in uno dei bar del centro di Pinzolo la gente (la tua gente) diceva più o meno così: "Sicuramente buona parte dei magistrati non fa il suo lavoro o forse anche peggio, ma con 'sta storia dei processi e delle intercettazioni anche Berlusconi ci sta rompendo. Si impegnassero a fare le riforme più urgenti, al resto ci penseranno dopo".

Silvio, a parlare così non era Piero Sansonetti, nemmeno Marco Travaglio. Al tavolo del caffè a Prà Rodont c'erano Alessia di Brescia col marito, Rossano di Alzano Lombardo e Mirella di Bologna. Perfino Massimo di Roma (quattro figli al seguito, come farà?) parlava di federalismo! Ne parlano a Roma e ne taci tu? La Camera dei Deputati è già riconvocata per il 7 gennaio per votare la fiducia alla riforma Gelmini sulla scuola. Riforma sacrosanta, corretta in corso d'opera anche grazie alla Lega e alle pressioni della gente del Nord. E poi corretta ancora, e ancora, e ancora. Ma almeno alla fine vedrà la luce.
Mentre ogni tanto abbiamo l'impressione, noi gente del Nord un po' spiccia e a volte diffidente, che il federalismo (grazie al quale hai vinto le elezioni) non sia esattamente l'ultimo tuo pensiero prima di addormentarti. "I sondaggi dicono che la Lega è forte, quindi anche se Berlusconi la tira in lungo il federalismo stavolta ce lo prendiamo da soli" buttava lì Lucia di Torino su Radio Padania. "Quasi quasi faccio il tifo perché il Berlusca il federalismo non ce lo molli, così arriviamo direttamente alla secessione e tanti saluti ad Arcore" rincarava la dose Franz della provincia di Padova, che aggiungeva: "Sono pure milanista, anche da quel punto di vista Berlusconi è da un po' che non ne azzecca più tante."

Silvio, o Silvio. Mentre scrivo vedo le Dolomiti del Brenta e penso a quanto sia bella la vita, a quanto siano belli i nostri bambini (il mio lo metto domani per la prima volta sugli sci), il sole, il fiume e la nostra terra. La Padania da quel lontano 1996 di strada ne ha fatta tanta, grazie in primis a Umberto Bossi e poi a tanta tanta gente perbene. Mi sa che, vista anche la crisi economica che sarà sempre più bastarda, stavolta c'è poco da scherzare. O si mantengono, bene e in fretta, tutti i patti firmati in campagna elettorale, federalismo e sicurezza in primis, oppure. Oppure non ci sono minacce o ricatti. Oppure c'è semplicemente la possibilità che questa volta qualcuno prenda atto, saluti, ringrazi e vada per la sua strada.

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