Roma ladrona anche con il Pdl. E non è un gioco
Infatti soldi ce ne sono pochi, anche se qualche onorevole vorrebbe spenderli per... far correre i galeotti. Sì, farli correre, giocare a squash e andare in palestra! "Fatti e non pugnette", direbbe l'assessore di Zelig. Stiamo parlando della Proposta di Legge numero 1037, prima firma on. Di Virgilio del Piddielle: "Disposizioni per la promozione dell'attività fisica e sportiva negli istituti penitenziari". Si legge nel testo che "un problema pesante nelle carceri è l'occupazione del tempo da parte dei reclusi... gli stessi passano la maggior parte del tempo nell'inattività e ciò costituisce un presupposto per il deterioramento dello stato psico-fisico". Ciumbia, quindi proporranno di farli lavorare, nell'interesse loro e dell'intera società? Ma va là, facciamoli giocare... Leggiamo ancora dal testo che "lo sport è un patrimonio di liberazione e di partecipazione collettiva... lo sport è prendere una palla e dialogare, magari tra persone che non si parlano mai". Poesia che diventa legge.
E quindi? E quindi lo Stato deve pagare, almeno 10 milioni di euro all'anno. Per far cosa? Perché chi sta in galera giochi (citiamo testualmente) a "badminton, calcio, squash, pattinaggio a rotelle, pallamano e tamburello sportivo". Ma non solo, visto che a costoro non si dovrebbero negare anche "il jogging, la marcia e le attività da palestra... attrezzando in ogni carcere una palestra per il fitness". Sì, avete letto bene, un club American Conturella a San Vittore! "Scemo chi sta fuori" verrebbe da dire... Intanto rientro in Aula, si parla ancora di giochi. E spulciando negli atti parlamentari ne troviamo parecchi di "protettori del gioco". Un esempio? Mario Pepe, nato a Bellosguardo (Salerno) nel 1951, medico, forzista e parlamentare del Pdl. In Aula si distingue perché dice spesso "no": vota spesso contro, contro tutto e tutti e in particolar modo contro il governo e il suo stesso partito, con cui pare essere in aperta polemica.



Michael Phelps show, che tuffo
su... Bar Rafaeli. LE FOTO
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