Povia e i gay nascosti
Uno è quello esistenzialista, sul fatto incontestabile che Luca sia tutt’altro che confuso sul proprio orientamento sessuale, checché Povia tenti di dirci quando usa nelle prime battute il cacofonico e decisamente inappropriato concetto di cambiamento sessuale. Per chiarirci, cambiamento sessuale implica un cambiamento di gusti sessuali che interviene nella tipologia di persona che ci attrae, per esempio, i biondi piuttosto che i mori, oppure delle pratiche sessuali preferite. Invece l’orientamento sessuale, cui Povia fa riferimento, non si cambia, semmai, come dice lui stesso poco più avanti nel testo, si scopre. L’altro messaggio è quello collegato all’esperienza etica di Luca, profondamente corrotta da un moralismo che lo stesso sposa con sospetta convinzione.
Il titolo significa chiaramente una cosa: il Luca della nostra storia non era un ragazzo confuso ma piuttosto ben cosciente di essere gay. A scanso di equivoci Povia ce lo chiarisce, come accennavo prima, quando parla dell’incontro con l’adulto, il quale non lo ha certo plagiato, anzi grazie al quale ha “scoperto di essere omosessuale”, e ha scoperto la felicità di poter essere sé stesso. In quella strofa Povia racconta certamente della disillusione relativa al rapporto con un adulto che secondo lui fingeva di amare Luca, e invece lo tradiva, ma parla anche senza mezzi termini della presa di coscienza di sé stesso da parte di un adolescente che scopre di essere omosessuale, senza dubbi, senza nessuna confusione. I verbi usati non lasciano dubbi. Scoprire significa rendersi conto di qualcosa che è, che esiste, in questo caso l’omosessualità. Essere è inequivocabilmente il verbo relativo alla coscienza della propria identità. Povia non ha scritto “ho scoperto di essere diventato omosessuale”, ma “ho scoperto di essere omosessuale”. Anche secondo Povia, quindi, si “è” omosessuali e non lo si diventa.
Poi in un altro - ben distinto - verso racconta della vergogna che Luca provava e delle domande che si poneva, evidentemente di conseguenza alla vergogna. Parla chiaramente della disinformazione ricevuta, delle notizie sul fatto che Freud considerasse innaturale l’omosessualità, cosa del tutto priva di fondamento, che gli creava quella confusione di tipo etico, e non esistenziale, sul fatto che l’omosessualità fosse naturale o meno, accettabile o meno, legittima causa di vergogna o meno. E infine racconta della scoperta della possibilità di relazionarsi a una donna, anche in modo piacevole, e della decisione di cambiare vita e di unirsi a lei.
Il ritornello dice testualmente Luca era gay e adesso sta con lei. Non dice mai che Luca è diventato etero e quell’imperfetto può ben riferirsi all’essere gay nell’accezione anglosassone, di omosessuale “risolto”, orgoglioso, militante. Luca non lo è più perché ha deciso che vuole stare con la donna che ha conosciuto, perché con lei non si vergogna più, perché ha superato la fase in cui dipendeva psicologicamente dalla mamma gelosa, che odia il matrimonio, per cui ben può ora affrontarne uno, anche se di copertura. Luca non è più gay, ma non smette certo di essere omosessuale! Magari semplicemente va a ingrossare le fila dei cosiddetti omosessuali “velati”, che si nascondono nella società agendo come se fossero eterosessuali, per paura di doversi mettere in gioco, non certo per guadagnare una felicità che, a suo dire, stava tutta nel sentirsi sé stesso quando era gay e che quindi, travestendosi da etero, ha certamente perso. Sulla felicità poi Povia ha fatto una dichiarazione politica chiarissima mostrando, in uno dei suoi cartelloni-tazebao, il proclama secondo il quale è meglio essere sereni che cercare la felicità. A parte il fatto che la rinuncia alla ricerca della felicità da parte di un giovane mette una tristezza infinita, ma volerlo portare come messaggio valoriale in un forum importante come il Festival di Sanremo mostra in modo lampante il cinismo di quell’operazione politico-mediatica che avevo denunciato sin dalle prime riflessioni al momento della pubblicazione del titolo della canzone. Il risultato di questa operazione è decisamente pericoloso e dirompente perché dà il via libera a una spirale politically incorrect, come l’odierno editoriale di Culture a firma Gianni Toffali, e questa lettera ricevuta da un lettore (che mantengo anonimo in quanto stiamo valutando l’opportunità di un’azione penale nei suoi confronti) spiegano meglio di mille parole.
marco.volante@affaritaliani.it
La lettera di un lettore
Il Trionfo di Povia a San remo con una bellissima canzone dà speranza a quei gay e alle loro famiglie che vogliono liberarsi da questa ributtante condizione e tornare all'eterosessualità che DIO ha voluto per la riproduzione umana. Non tutto è perduto, la sodomia non è una condizione irreversibile ma il viso di una Donna puo' tornare a dire qualcosa anche al piu' depravato degli invertiti. La preghiera a Cristo è salvifica per liberare il sodomita da una condizone di schiavitu' omosessuale. Ringraziamo Povia per avere aperto gli occhi a tanti milioni di depravati che possono uscire a rivedere la Luce.
(lettera firmata)
(Segue - Il testo di "Luca era gay")



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