Gay, il silenzio del Pd
Il presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama proclama giugno il mese LGBT, ricordando la resistenza di quarant'anni fa della comunità gay contro la polizia di New York che vessava i locali di incontro gay e in particolare lo Stonewall Inn, dove iniziò la guerriglia urbana che sancì l'inizio della liberazione di quella comunità. Obama è certamente il presidente USA, ma è anche l'incarnazione del new deal dei Democrats americani. In Italia siamo messi male, invece. Non voglio soffermarmi sul disastro totale del governo del Paese che non considera la discriminazione dei cittadini LGBT degna dell'attenzione del Ministero delle "Pari Opportunità", sarebbe tempo sprecato, ma anche sull'analisi del Partito Democratico mi pare che non ci siano motivi per rallegrarsi. Di sicuro non c'è un new deal, e a me pare che non ci sia nemmeno un vero deal, infatti non esiste una visione univoca del Paese, non c'è una strategia sull'importante battaglia del rafforzamento dei diritti dei cittadini, tantomeno su quelli dei cittadini LGBT. Le contraddizioni sono - senza esagerare - degne di un trattato di fantapolitica. Per stare sull'attualità, possiamo parlare di questa assurda campagna elettorale.
Per essere concreti stringiamo ancora di più il campo e ci limitiamo all'esperienza milanese, dove peraltro vive la più grande comunità LGBT italiana, centinaia di migliaia di cittadini che sostengono il tessuto sociale ed economico del territorio a tutti i livelli, dalle più alte cariche istituzionali agli angeli del call center, dai fashion designer ai commessi dei negozi del centro. Beh, a Milano si vive una contraddizione palese, addirittura stridente. C'è un candidato al Parlamento europeo che rappresenta quanto di più moderno si possa concepire (nella politica italiana). Uno che fa il manager e vive all'estero, parla correntemente quattro lingue, usa il web come principale veicolo di comunicazione ma anche il linguaggio multimediale, crea e posta video su Youtube, insomma è integrato con quella vita globale che non è più virtuale ma è la realtà quotidiana di una enorme fetta della popolazione di questa città.
Ivan Scalfarotto ha declinato in ogni modo sul suo programma elettorale e su tutta la sua comunicazione la promessa di concentrarsi sull'ampliamento dei diritti e delle libertà individuali per i cittadini europei, e di combattere con ogni mezzo la discriminazione da qualunque parte provenga. Sappiamo tutti che si dice che nel PD ci siano varie anime, soprattutto si discute della convivenza difficoltosa tra quella cattolica e quella laicista, ma poi succedono cose che confondono anche queste miserrime certezze e si deve constatare che una sola parola su queste esigenze vitali per centinaia di migliaia di cittadini non esiste sui programmi di chi si sarebbe dato per acquisito che stesse dalla parte della lotta alle discriminazioni.
Per non disperdere energie mi concentro su due nomi importanti, quelli che alcuni chiamano "i veri padroni del PD milanese" che da sempre danno pacche sulle spalle alla comunità LGBT ma che nulla di concreto han fatto per essa. Uno è un altro candidato alle europee, già segretario della CGIL milanese, Antonio Panzeri. Non una parola, una sola parola sulle discriminazioni in un lungo e dettagliato programma elettorale.
L'altro, ancora più in vista perché candidato nientepopodimenoché alla presidenza della Provincia di Milano, Filippo Penati. Il nostro presidente, nonostante mille promesse e le immancabili pacche sulle spalle, in cinque anni di governo solido e incontrastato, non ha trovato il "coraggio" per aderire al coordinamento delle amministrazioni pubbliche che lottano contro l'omofobia, la rete READY, uno strumento di lavoro per le amministrazioni che credono che lottare contro l'omofobia non sia una petizione di principio ma un lavoro quotidiano complesso che si fa con azioni politiche coordinate e strategiche. Questo per parlare delle contraddizioni all'interno di quella che dovrebbe essere l'anima laica del partito, quella progressista, lanciata verso il futuro. Io non so se il lancio darà buoni frutti, ma penso che prima occorra definire una rotta con un vero congresso sulle idee e sulle differenti visioni della società e con due o più veri leader a confronto, diversamente non ci sarà nessun lancio e resteremo tutti col (beep!) per terra.
marco.volante@affaritaliani.it



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