Bellezza greca mon amour
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| Marco Volante |
Naturalmente non solo in Grecia certi passi fondamentali dei giovani uomini per l’ingresso in società coincidevano con la concessione di favori sessuali ai propri patrocinatori, ma in nessun luogo mai la bellezza maschile è stata celebrata come nella Grecia classica. Una breve vacanza mi ha permesso di rivisitare Olimpia, il teatro delle grandi gare panelleniche in cui la perfezione dei corpi e l’abilità nei giochi erano così importanti da fermare per lungo tempo perfino le non poche guerre in corso. Non a caso al centro del villaggio, proprio di fianco alla grande palestra, stava il laboratorio di Fidia, il grande scultore ateniese del quinto secolo a.C. trasferitosi a Olimpia per scolpire la grande statua di Zeus, ricoperta d’oro e avorio, annoverata tra le sette meraviglie.
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| Una statua di Fidia |
Oggi la bellezza maschile è raffigurata più che altro per motivi commerciali e questo ci dà la cifra della considerazione che la nostra società ha del corpo umano: moltissima finché è un prodotto commerciale, pochissima quando ai nostri corpi vogliamo dare una dignità propria, quindi sì alle pubblicità al limite della pornografia e no alle spiagge naturiste, sì alla chirurgia estetica estrema, alle modelle dal look anoressico e no al responsabile uso sessuale del proprio corpo. Insomma, guardare indietro non va mai bene, ma un po’ dell’amore che i greci avevano per la parte fisica dell’umanità non ci farebbe male.



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