Moncler/ Niente Ipo: entra Eurazeo con 418 milioni
Moncler rimanda la quotazione. E invece di approdare adesso alla Borsa italiana fa entrare un socio finanziario nel capitale, per “perseguire la strategia di crescita e valorizzazione del gruppo e quotarsi nel prossimo futuro”. Il gruppo, che vede come capofila l’azienda di piumini Moncler seguita da marchi come Henry Cotton’s, Marina Yachting, Coast Weber & Ahaus (oltre alla produzione su licenza di Cerruti 1881), ha infatti siglato un accordo con Eurazeo, società quotata alla Borsa di Parigi, funzionale all’ingresso della stessa nel capitale Moncler secondo una valorizzazione del gruppo pari a 12 volte l’Ebitda (circa 1,2 miliardi di euro). 
Un parametro giustificato dagli ottimi risultati della società guidata da Remo Ruffini, che per il triennio 2009-2011 aveva promesso una crescita al tasso medio del 13% fino a 430 milioni ed è arrivato a ricavi, solo nel 2010, pari a 429 milioni. Persino l’Ebitda è superiore alla stima, che era di portare il margine operativo lordo al 20% del fatturato nel 2011: Il Mol 2010 è di 102,1 milioni, pari a poco meno del 24% sui ricavi.
Ora la compagina azionaria del gruppo Moncler è così costituita: Eurazeo 45%, Remo Ruffini 35%, la Carlyle di Marco de Benedetti al 17,8%, Brand Partners 2 al 5% e infine Sergio Buongiovanni, amministratore delegato con deleghe sulla finanza.
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La motivazione addotta per il ripensamento ad approdare sul listino, dopo il rilascio del provvedimento di ammissione a quotazione, è la “valutazione delle condizioni dei mercati finanziari”, che avrebbe determinato la decisione di rinvio a una fase successiva. La benzina per crescere ora Ruffini l’ha attinta altrove.
Del resto il gruppo ha piani di crescita forti: il marchio Moncler copre circa il 60% dei ricavi di gruppo e lo sforzo, perfettamente riuscito, è quello di trasformarlo sempre più in un brand fashion, anche con grazie alla collaborazione di designer prestigiosi come Giambattista Valli e Thom Browne. Con il controllo diretto del retail e aperture di negozi in località chiave del pianeta: in Giappone Moncler ha istituito una joint venture a maggioranza italiana con il distributore locale.
La linea bimbo, seguendo la stessa strategia, è stata affidata a una newco dove Moncler possiede la maggioranza e la Altana di Marina Salamon il 49%. Quindi, gran parte degli investimenti previsti verranno assorbiti dal retail diretto e dal potenziamento di mercati come Russia, Usa, Medio Oriente, senza tralasciare la Cina. In più, c’è la politica di espansione di Henry Cotton’s e Marina Yachting, seguendo la logica della capofila, con un progetto di venti aperture in tre anni.
Monica Camozzi



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