Affari sotto il vestito/ Oltre 1 milione al commissario: Burani riparte tra le polemiche

Mercoledì, 20 luglio 2011 - 14:00:00


Una sfilata Mariella Burani
1 milione e 200mila euro. Questo è il compenso che il Tribunale di Reggio Emilia avrebbe liquidato a Francesco Ruscigno, uno dei tre commissari cui è stata affidata la procedura di amministrazione controllata dopo il crack del  gruppo Mariella Burani. Ruscigno, commercialista di Aversa, è al lavoro da inizio 2011 con i colleghi  Rossella Strippoli e Giampiero Martini. Una super cifra, tributata per il ruolo di commissario giudiziale relativo al periodo che va da marzo a maggio 2011. Troppo super (comprensiva di rimborso forfettario del 5% e di Iva), tanto da essere stata congelata per il timore che i creditori del crac possano impugnare il decreto. La quantificazione è avvenuta sulla base di un decreto ministeriale del 1992 sui compensi dei curatori fallimentari e giustificato con una motivazione che tiene conto “dell’opera prestata, dei risultati ottenuti, dell’importanza della procedura e della sollecitudine con la quale il commissario ha assolto ai propri incombenti”. 

Ma la cifra supera addirittura l’intero compenso percepito dall’ex amministratore delegato del gruppo, Giovanni Burani, che nel 2008 percepiva  908.000 euro. La notizia ha suscitato un certo scalpore anche nei corridoi della politica, visto che i senatori del Pd Mauro Agostini e Luigi Zanda hanno chiesto al governo come mai fosse stata affidata proprio a Ruscigno la responsabilità della gestione della procedura di amministrazione straordinaria del gruppo Burani. La motivazione? Ruscigno ricoprirebbe, secondo quanto detto dai senatori, il “delicato ruolo di commissario e liquidatore giudiziale o curatore in circa 40 aziende dissestate in tutto il paese” e risulterebbe membro di “una decina di collegi sindacali di importanti gruppi imprenditoriali”. Il timore è che Ruscigno, vista la delicatezza del compito relativa alla “complessa articolazione industriale, all’elevato numero dei dipendenti, all’alto indebitamento”, possa essere troppo impegnato per “seguire il tutto con la dovuta attenzione”.

O forse gli interrogativi nascono dal passato di Ruscigno, denunciato per evasione fiscale nell’inchiesta sul fallimento del gruppo editoriale EPolis, che distribuiva in vari comuni italiani free press e che ha portato a iscrivere nel registro degli indagati per 9 milioni di evasione Ruscigno e altre cinque persone appartenenti ai vertici aziendali e alle società finite sotto inchiesta. Dal canto suo, il super commissario continua a lavorare e a macinare risultati. In primis, sul rilancio del marchio Mariella Burani, che entro un anno a partire dal gennaio 2011 dovrebbe arrivare a 20 milioni di ricavi ed essere venduto. Ruscigno ha le idee chiarissime, come ha dichiarato qualche tempo fa nel corso di un’intervista: “Preservare l’occupazione e valorizzare gli asset strategici del gruppo nell’interesse dei creditori”. Ovvero, “incassare il più possibile lavorando sul core business di Burani, abbigliamento e accessori”.

Sull’abbigliamento, oltre al rilancio di Mariella Burani, che perde la signora Mariella ma conserva un ufficio stile rodato, un bel team in quel di Cavriago e una rete vendita che i commissari stanno aggiornando per consentire al brand di performare in due stagioni,  si punta sul marchio tedesco René Lezard, su cui in passato erano stati formulati piani di investimento e di ricavi ambiziosi. Bisogna ripianare un passivo che ammonta a 633,1 milioni di euro in totale. Non si può dire che Ruscigno sia stato con le mani in mano: in pochissimo tempo, le due vecchie licenze Alviero Martini e Giambattista Valli sono state rimpiazzate con i contratti di Matthew Williamson, Alessandro Dell’Acqua, Lancetti e Ungaro. Sul fronte pelletteria, Burani lasciava in eredità una holding, la Antichi Pellettieri, che a sua volta controllava il gruppo Mosaicon con in pancia un novero di marchi importanti tra cui Braccialini, Coccinelle, Mandarina Duck. La gestione era al 36% di Mosaicon e al 64% del fondo inglese 3I.

Ora, la situazione è cambiata: Mosaicon stipulato un contratto di opzione per l’acquisto del 58,37% di Mosaicon detenuto dal fondo, per una cifra pari a 7,5 milioni di euro, confermando quanto detto da Ruscigno, ovvero che quello dell’accessorio è un business strategico.  Nel frattempo, è in dirittura d’arrivo la vendita dei brand Braccialini (attraverso una cordata guidata dalla famiglia Braccialini e da altre aziende) e Mandarina Duck (che passa ai coreani di E Land), che consentirebbe di capitalizzare una quarantina di milioni di euro. Incerto, per ora, il futuro di Coccinelle, l’ultimo grande nome in portafoglio, la cui situazione dovrebbe sbloccarsi nel maggio 2012.

Monica Camozzi

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