Affari sotto il vestito/ Belstaff finisce a Labelux
Labelux, holding del lusso austriaca facente capo alla Joh A. Benckiser, ha comunicato l’acquisizione a tutti gli effetti del marchio Belstaff. Il brand controllato dalla veneta Clothing Company e portato al successo da Franco Malenotti a inizio Duemila riprendendo la giacca in voga presso i centauri nei mitici Seventies, passa quindi di mano, finendo nella galassia Labelux che già annovera il marchio di calzature Bally e Jimmy Choo, le borse Zagliani, la griffe di abbigliamento Derek Lam, il gioielliere Solange Azagury-Partridge.
Da tempo giravano voci sull’acquisizione del brand, che ha una storia lunga: Malenotti, appassionato di moto, lo aveva rilevato dal britannico James Halstead Group e portato a Mogliano Veneto nel 2004, dopo aver tenuto vive le linee produttive nel paese d’origine dal 1991 al 96. Era arrivato subito il successo, grazie al ripescaggio di giacche storiche come la Trial Master, con il taschino storto per estrarre gli occhiali, celeberrima compagna di viaggio del Che nei viaggi in motocicletta.
Nel 2005 l’azienda fatturava già 52 milioni di euro. Oggi Labelux la acquisisce ad un fatturato che oscilla intorno ai 72 milioni, dopo una serie di aperture di negozi monomarca che hanno portato il numero complessivo a quota 14 e circa mille clienti multimarca nel mondo. Il brand ha una grande eco nel mondo del cinema, essendo uno dei prodotti preferiti dalle star di Hollywood e dalle stylist cinematografiche.
Non si contano le apparizioni di modelli Belstaff (famosissime quelle in The Aviator con Leonardo di Caprio, in Lo strano caso di Benjamin Button con Brad Pitt, George Clooney ha più volte dichiarato la propria passione per Belstaff diventandone testimonial) su celebrità di caratura mondiale. Un lavoro di placement che ha dato lustro al brand, gestito dai figli di Malenotti Michele e Manuele. E dire che nel 2008 Franco Malenotti dichiarava “continueremo da soli il nostro exploit che ci porterà a toccare 100 milioni di fatturato a dine anno per poi salire a 120 milioni nel 2009”, smentendo l’acquisizione del marchio da parte del colosso americano Vf corporation. Oggi, Reinhard Mieck, Ceo di Labelux, afferma che non vede l’ora di “comunicare gli entusiasmanti piani di sviluppo per il futuro”.
Monica Camozzi



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