Moda, a Pitti Uomo la Puglia c'è
E' in corso a Firenze "Pitti Uomo", fiera internazionale della moda maschile. Protagonista la Puglia: da Angelo Inglese, camiciaio di reali e facoltosi di mezzo mondo (principe William compreso, oltre a Mario Monti, a quanto si vocifera) a Sciamat, altra icona del bel vestire pugliese... I PROTAGONISTI

di Monica Camozzi
Eccolo, il Sud che produce. A Pitti Uomo, fiera internazionale della moda maschile in scena in questi giorni a Firenze, è accorsa una folta schiera di espositori campani e pugliesi. Fior di aziende, foriere di quella artigianalità che è e dovrebbe rappresentare, nel futuro, la vera risorsa di questo paese.
I giapponesi fanno dieci ore di viaggio per andare a Ginosa, 20 kilometri da Matera, dove Angelo Inglese, camiciaio di reali e facoltosi di mezzo mondo, elabora le sue creazioni. A Pitti ci racconta che le sue camicie sono ormai uniche al mondo: ci vogliono circa 25 passaggi manuali per realizzarne una e vengono fatte con tessuti come il cotone 300 (micron) doppio ritorto, consistenza serica. Una è finita sulle fattezze del principe di Windsor, William e pare che da ultimo anche Mario Monti abbia apprezzato una “Inglese” doc. Marchio che, volutamente, non è stato ceduto ai britannici: “volevano comprarlo, ma mi sono rifiutato di cederlo. Anzi, vado nella direzione opposta, ho comprato un palazzo storico a Ginosa dove ho messo un telaio manuale e intendo realizzare al suo interno un museo, enfatizzando questo spirito artigianale e italiano che è il nostro vero valore”.
Bellezza a fiumi. Come quella che si trova da un‘altra icona del bel vestire pugliese, Sciamat, che in dialetto significa “scacco matto”. Sartoria con tutti i crismi, ma contemporanea: l’artefice è Valentino Ricci, professione avvocato ormai naturalizzato sarto, innamorato del suo mestiere. Da lui si approvvigionano asiatici e coreani avidi di manualità, di segreti del bel vestire italico che “non vorrei ci portassero via, perché i cinesi sono molto concentrati sulla quantità mentre i coreani, in silenzio, stanno rastrellando saperi e sono un popolo giovane, acculturato, amante del bello”. La lista dei pugliesi presenti a Pitti è lunga: si va da Harry & Sons, total look noto al grande pubblico che l’anno scorso è assurto agli onori delle cronache per il piumino iper leggero.
La titolare è Angela d’Onghia, signora dinamica e nominata Cavaliere del lavoro. Un altro grosso brand, la Sweet Years (fondata da Vieri e Maldini con le t-shirt e poi diventata fucina di un total look trendy), precisamente a Barletta, dove ha sede un’altra azienda di bell’abbigliamento maschile, la Joe Rivetto. A Taranto c’è Havana & co, che è made in Puglia nonostante il nome caraibico; Martina Franca pullula di brand: Hevo (impermeabili), Berwich (pantaloni), Stefano Capaldi (impermeabili), Tadon (impermeabili), T.T Tardia (total look), John Sheep (total look). I giubbotti li fa la Cooperativa pescatori Posillipo che dovrebbe stare sull’altra costa invece produce a Bari. Poi, c’è chi segue religiosamente la tradizione locale, che porta verso le camicie su misura, come quelle di Cristiani cucito a mano (Andria), Dickson, Giampaolo (Bari), Raguso, per arrivare a confezioni più seriali come quelle di Sanfort, Mazzarelli, Carnaval de Venise. Tutti a Pitti. A dimostrare che l’Italia, anche quella del Sud, è più che mai viva e pulsante. Ce ne vogliamo rendere conto, una volta per tutte?


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