Riforme delle pensioni in Italia: la tutela della base elettorale ha prevalso sull'esigenza di protezione ed equità verso le nuove generazioni
Di Antonio Mazzone (Ceo Bancadvice.it - associato Assofinance)
La palpabile disaffezione del cittadino italiano "medio" e dei giovani, nei confronti della politica e la caduta di credibilità nei confronti dei sindacati nazionali, ha un fondamento preciso: la matrice disoccupazione reale acuta - perdita del potere d'acquisto - riforma delle pensioni.
Oggi, con Voi lettori, mi soffermo solo sull'ultima.
Dal 1992 ad oggi abbiamo assistito a n. 5 riforme del sistema pensionistico (gli autori: Amato -1992, Dini-1995, Maroni-2004, Prodi-2008, Tremonti-2010). Addirittura, con l'ultima (d.l. n. 78/2010 convertito nella Legge n. 122/2010 del 31 luglio 2010), il suo fautore, nonché artefice, il ministro Giulio Tremonti, ha dichiarato in una conferenza stampa a Bruxelles "…nessuno si è accorto che con un emendamento alla manovra abbiamo trasformato in legge dello Stato un regolamento che è la più grande riforma delle pensioni fatta quest'anno in Europa. Abbiamo fatto un consolidamento strutturale del nostro sistema e su questo non c'è stata una protesta da parte del sindacato. E non credo che il sindacato, che fa molto bene il suo mestiere, non se ne sia accorto".
E proprio sull'assenza in Italia di una lunga catena di scioperi e proteste (sul modello greco, spagnolo o francese) concordo pienamente con l'analisi di Massimo del Bene, presente nel suo blog, quando afferma: "che Tremonti si vanti di aver fatto una pesante riforma delle pensioni senza opposizione sindacale è segno di quanto alcuni sindacati ed in special modo la Cisl e la Uil siano stati totalmente complici con le scelte del Governo e della Confindustria e di quanto la Cgil si sia allineata (del resto nei fatti queste riforme hanno una continuità perfetta (memorandum del 2007, protocollo sul welfare del 2008, etc …) con quanto pianificato da Ichino e Damiano - prestigiosi ex dirigenti CGIL - e da quanto legittimato dalla presenza di Emma Marcegaglia al loro ultimo congresso nazionale). E' evidente che la CGIL soffre il terrore di essere esclusa dal tavolo e non poter partecipare alla "concertazione".



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