Risparmiatori ok si diventa. Come? Studiando la storia
Di Luigi Gulizia (Associato ASSOFINANCE)
Un'attività nel settore finanziario richiede una formazione professionale ben diversa a seconda che essa venga esercitata all'interno di strutture bancarie oppure come consulenza al di fuori di tali strutture. Il motivo sta nel fatto che assolutamente diverso è il fine perseguito dalle banche attraverso promotori finanziari e dipendenti dal fine di un'attività di consulenza che è un tipico rapporto fiduciario tra consulente e cliente.
Premesso che l'evoluzione storica dell'ultimo trentennio ha sancito la scomparsa della tradizionale distinzione tra attività creditizia e attività cosiddetta d'investimento con l'unificazione sostanziale dei ruoli in capo ai soggetti bancari d'ogni genere, bisogna chiedersi a che cosa tenda l'operato di questi ultimi.
Partendo dal loro inquadramento nel capitalismo commerciale, alfa e omega dell'intero capitalismo economico, è ovvio che l'unica direzione nella quale essi si muovono è la realizzazione di un profitto. Attraverso che cosa questo è raggiungibile? Attraverso un atto di vendita di merci in quello che è denominato, con un'aura di sacralità monoteistica, il "mercato".
Dunque, sgombrando il campo dalle tante frottole raccontate da paludati "economisti" e grigiovestiti "finanzieri", si tratta di conseguire un profitto con una organizzazione di venditori.
Ma a costoro quali risorse necessiteranno per svolgere il loro lavoro? Forse che avranno bisogno di particolari risorse intellettuali e, quindi, di una formazione culturale approfondita riguardante il settore nel quale sono inseriti?
Assolutamente no!



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