Crisi, l'unico vincitore è il capitalismo di rapina

Venerdì, 28 maggio 2010 - 11:56:00

Di Luigi Gulizia (Associato AssoFinance)

La vicenda greca ha ovviamente offerto lo spunto per varie riflessioni ed analisi sul futuro prossimo venturo.
Una di queste riflessioni ci è parsa particolarmente degna di nota per la critica radicale che suscita circa le ipotizzate conseguenze degli attuali eventi europei. L'articolo, a firma Angelo Panebianco, è stato pubblicato sul sito internet del "Corriere della Sera" del 18 c.m.  (http://www.corriere.it/editoriali/10_maggio_18/panebianco-fine-socialismo-spesa_49...) e reca il titolo assai significativo "La fine del socialismo della spesa".

Nello scritto in questione si sostiene che "…se persino il carattere universale delle prestazioni di welfare (che comunque, ancorchè ridimensionate, sopravviveranno) rischia di essere messo in discussione a causa della scarsità delle risorse e della conseguente necessità di scegliere i soggetti a cui erogare le prestazioni e i soggetti da escludere, il socialismo finisce per perdere gran parte della sua ragione sociale.".

Il socialismo a cui si riferisce l'autore sarebbe quello greco, spagnolo e portoghese il quale sembrerebbe rispecchiare "….il fallimento definitivo del "socialismo della spesa", la sua, ormai irreversibile, insostenibilità finanziaria." Ora, definire "socialisti" paesi come Grecia, Spagna e Portogallo ci sembra dimostri una notevole dose di fantasia economico-politica perché non risulta affatto che in tali paesi siano al governo Soviet leninisti e che il capitalismo sia stato definitivamente cancellato dalla struttura economica e sociale degli stessi. Ciò premesso, tuttavia, quel che indurrebbe a preconizzare la fine del "socialismo della spesa" sarebbe la sua "insostenibilità finanziaria" data la "scarsità delle risorse". Bene.

Osserviamo prima di tutto che il cosiddetto "welfare" europeo è niente altro, nella migliore delle ipotesi, che una
limitata ripartizione di proventi fiscali a favore di  fasce di cittadini occupanti gli ultimi posti della piramide sociale. Si tratta, dunque, di un semplice correttivo alla strutturale disuguaglianza insita nel regime della proprietà privata e del mercato capitalistico per mantenere una minima pace nella insopprimibile base conflittuale del capitalismo stesso. Ciò non toglie che questo correttivo abbia trovato, progressivamente e rapidamente, una macroscopica estensione verso categorie di parassiti d'ogni genere generatori di consenso politico verso gli organi di governo di qualsiasi colorazione. Se a questo aggiungiamo le spese faraoniche per il mantenimento delle classi politiche, burocratiche  e religiose nonchè la corruzione vertiginosa autogeneratasi come sistema normale di vita il quadro diviene decisamente ancor più pesante.

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