A conti fatti/ Repubblica Italiana: uscire dall’euro o rivoluzione sociale?”
Di Antonio Mazzone (Ceo Bancadvice.it – associato Assofinance)
Pensiamo ai nostri figli e ai debiti che questa crisi gli lascerà! Cosa potrebbe impedir loro dire: “ Perché dobbiamo onorarli ? Cosa c’entriamo noi? Perché dobbiamo lavorare per ripagare interessi su un debito pubblico che non abbiamo generato? E chi se ne importa se i possessori dei titoli di questo debito non incasserranno più nulla? La conseguenza di questo ragionamento: La Rivoluzione Sociale!
Prendo spunto da una seria ed originale riflessione riportata su un blog (libero mercato http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/ ) per farVi riflettere, cari lettori affezionati a questa rubrica. Parecchi di noi pensano, ancora oggi, di essere tutto sommato ottimisti e fiduciosi, di essere ancora “benestanti”.
Ma guardiamo bene cosa possediamo:
- Beni immobiliari “evidentemente, nella media, sopravvalutati”
- Denaro rappresentativo di un futuro debito INESIGIBILE, ovvero denaro che perderà via via il suo valore.
- Titoli azionari anch’essi “sopravvalutati”
- Obbligazioni espressioni di debito privato “ufficiosamente” ILLIQUIDE e che pertanto necesiteranno di essere rinegoziate con indubbie perdite in conto capitale per i suoi detentori
- Obbligazioni emesse da Stati Sovrani a rischio DEFAULT (nel momento in cui si renderà necessario alzare i tassi di interesse , diverrà insopportabile per alcuni Paesi il peso del proprio debito e la soluzione argentina a molti parrà una strada percorribile.)
Se fossimo in una nazione con un basso debito pubblico, costo del lavoro accettabile e potenziale di crescita interessante, ci difenderemmo acquistando beni reali.
Ma dato che non siamo in questa situazione, ci rifugeremo sempre più nell’oro.
Alcuni giorni fa, abbiamo appreso la notizia che nei giorni caldi della crisi scatenata dalla bolla dei mutui “sub-prime”, il governo russo ha cercato, invano, l’aiuto della repubblica cinese, per mandare in default il governo statunitense, vendendo a piene mani tutti i titoli statali e governativi Usa detenuti. E sempre alcuni giorni fa, abbiamo appreso di una trattativa di alcuni esponenti del FMI che hanno cercato di convincere la Cina, tramite uno dei loro fondi sovrani, a riacquistare l’intero debito pubblico estero della Grecia per evitarne il tracollo.
La realtà è che è in atto una fortissima “guerra commerciale” tra Pechino e l’intero universo continentale (Usa ed Ue in testa), dove però il primo è anche il maggior creditore mondiale contrapposto (Usa, ndr) al più indebitato e per di più anche al più spendaccione dei membri Ocse (scommettiano che troveranno alla fine un pretesto per far saltare l’annunciato colloquio tra Mr. President – Obama – ed il Dalai Lama ?) E qual è la preoccupazione di ogni creditore? Che il proprio debitore alla fine non lo ripaghi.
Ecco dunque la caduta dell’euro, ed il rialzo vertiginoso del Re Dollaro $, ma noi sappiamo che questo rialzo è dovuto a semplici fattori:
1) Paura per l'Euro (causata con maestria dai poteri forti, e applaudita dai grandi gruppi industriali europei esportatori o con assets in dollari)
2) Chiusura dei carry trades (con maggiore debolezza per l'Europa)
3) Presenza (fino a fine 2009) di bearish sentiment sul dollaro dove tanti erano sottopesati e ora corrono ai ripari
4) Mr. Obama che afferma che il suo piano sanità è in bilico (e questo rafforza il dollaro)
E non dimentichiamo che la FED e la BOE hanno annunciato la fine del “QUANTITATIVE EASING” e la BCE deve decidere come rifinanziare il sistema bancario europeo drenando l’enorme liquidità immessa nel sistema (ed il tutto mentre l’euribor è tenuto artificiosamente allo 0,7% mentre in realtà dovrebbe essere al 5% ed i titoli del debito pubblico americano ed europeo vengono emessi privi di rendimento perché acquistati dalle banche “obbligate “ dai loro stessi governi nazionali a farlo).
Il sistema economico-finanziario occidentale potrebbe saltare in qualsiasi momento, anche se non ora, ma la storia dei cigni neri deve pur averci insegnato qualcosa.
Ed allora riteniamo ancora che l’uscita dall’euro sia il male peggiore?



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