Sessoscritto/ Qualcosa da bere
di Ariela Baco
Lui la teneva con forza, usando una mano sola. Stringeva i suoi polsi: e la carne bianca di Agata si segnava di due profonde righe rosse. Le teneva le braccia in alto, le affondava il viso sul collo, la schiena costretta contro la parete, e intanto le diceva a voce bassa: “Girati, girati...” Ma anche se avesse voluto Agata non avrebbe potuto girarsi perchè lui era più forte, le stava appoggiato addosso, le respirava contro con il fiato sul mento... “Girati, girati...” Ripeteva ancora, e Agata provò a girarsi; ma lui non si spostava di un millimetro: con la mano destra le teneva sempre più forte i polsi e con la sinistra poggiava su una tetta. Ma Agata avrebbe voluto che tutto quel peso e quella costrizione si potessero presto trasformare in qualcosa di veramente piacevole. “Girati, girati...” Diceva lui e ancora Agata ci provava, dando con la zona sopra alla fica una spinta – leggera per la verità - proprio alla zona che corrispondeva a quella del cazzo di lui e sentendo che questo era eretto, almeno quel tanto che sarebbe bastato ad entrarle dentro, per un piacere finalmente goduto...
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Agata così ci provava, ma lui le faceva resistenza e poi cominciava a rispondere a quelle sue spinte leggere con altre spinte, un pochino più forti, tanto da farle sentire che il suo cazzo era eretto non solo per entrare, ma per darle, carne contro carne, strusciamento contro strusciamento, il piacere che lei stava cercando. Ed anche la mano che lui teneva ferma sulla tetta cominciò a muoversi e a stringere con forza la carne di lei, a toccarla con movimenti circolari, tondi, fino a farle provare un leggero dolore che si mischiava all' altro su, dei polsi. E che insieme a quello cominciava a diventare vero piacere... “Giati, girati...” Le diceva. E Agata gli dava una spinta con la fica, e lui spingeva ancora con il cazzo e con la mano destra le teneva i polsi fermi verso l'alto e con la mano sinistra le palpeggiava la tetta e poi lo rifacevano ancora e ancora...finché il fiato di lui non divenne grosso e Agata non sentì che lui doveva entrarle dentro, altrimenti in qualche modo lei lo avrebbe costretto, perchè era assolutamente necessario che il suo cazzo riempisse le pareti della sua fica... Con una mano lui le teneva ancora in alto stretti i polsi, ma con l'altra si sbottonò i pantaloni, aprì la chiusura lampo, tirò giù pantaloni e mutande e poi alzò rapidamente la gonna di Agata fin sopra i sui fianchi, le calò i collant chiari come la pelle e le mutande nere, giù: oltre le ginocchia e poi: “Girati, girati...” Le disse ancora; e ancora Agata provò a girarsi, dandogli questa volta una spinta più forte con il fianco nudo e riuscendo a farlo scostare da sé quel tanto che bastò a girarsi davvero.
Lui allora le fece piegare un poco la schiena in avanti e, tenendole sempre forte i polsi, con l'altra mano cominciò a toccarle il culo nudo, con movimenti veloci, usando pienamente la mano e soffermandosi poi sull'apertura della fica di lei, ma da dietro, facendoci scivolare prima l'indice e poi il medio, prima l'uno e poi l'altro, mentre Agata si bagnava e bagnava le dita della mano di lui, che contemporaneamente stringeva ancora più forte i suoi polsi, cominciando a farle un po' male davvero, e per questo facendola bagnare ancora di più laggiù, in mezzo alle gambe, dove lui continuava a toccarla a ritmo costante, prima un dito e poi l'altro, mentre lei cercava di aprirle sempre di più, le gambe, sperando che lui presto, al posto del dito, mettesse il cazzo. E infatti lui lo fece: se lo prese in mano con le dita e senza neppure aver bisogno della mano per allargare la fica di lei, che nel frattempo si era bagnata molto di più, le entrò dentro, da dietro, con un movimento forte, violento, come una spinta cattiva. E continuò a prenderla con forza, con tante spinte come colpi, tenendole sempre i polsi e, con l'altra mano, arrampicandosi di nuovo su una tetta, stringendogliela forte, con l'intenzione di farle male. Agata lo prendeva dentro, tenendosi passiva tutti quei colpi che lui le dava e che a lei davano un grande godimento: la facevano sentire finalmente piena del cazzo di lui non solo dall'interno, ma anche fuori, sul culo e sulle tette, parti in cui il corpo di lui manifestava il suo potere ma che a lei arrivava, più che come dolore o possesso, come autentico e fisico piacere. Così Agata si piegava sempre di più con la schiena, tenedo il culo in alto per il piacere di ricevere i colpi dei fianchi di lui e dentro il suo cazzo. E mentre lui pensava a quel suo atteggiamento di sottomissione, lei sempre di più godeva e andava a prenderlo. Botta dopo botta, sempre con maggior piacere, sempre con maggior movimento.


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