Sessoscritto bis/ La luce brillante
Tutta quella luce, e i corpi poco vestiti, distesi sulle poltrone aperte al sole. Bianco, riflessi, abbagli: pur indossando gli occhiali per proteggersi dal continuo riverbero, la sensazione che più d’ogni altra lo invadeva, oltre al quella del caldo, era una sorta di cecità apparente. Lui aveva scelto di restare per metà sdraiato sotto un ombrellone, nel tentativo di ripararsi dal continuo battere dei raggi – che gli sembravano violenti oltre che continui – di un inesorabile sole: alto; dentro un cielo inesorabilmente limpido.
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Aveva però deciso di restare in quella spiaggia perché sapeva che lei sarebbe arrivata. Era quasi mezzogiorno ed era perciò certo che Chiara – quello era il suo nome – come ogni mattina di quella settimana calda, avrebbe mosso una coscia, e poi l’altra; un gluteo e poi l’altro del suo culo, da destra a sinistra e da sinistra a destra, ondeggiante, e sarebbe arrivata… Lui la scorgeva da lontano: era l’unica a indossare un cappello a falde larghe.
Chiara non era una donna molto alta ma teneva le spalle diritte e le sue piccole tette morbide si muovevano mollemente al ritmo del suo passo: dall’entrata dello stabilimento lungo la linea piastrellata che lei percorreva come fosse una passerella, fin giù, sulla sabbia, dove il suo movimento perdeva un poco – ma appena appena – di elasticità. Lui la vedeva arrivare: la sua pelle era di un leggero colore bruno, come quello del grano tostato, e i due pezzi che indossava generalmente erano bianchi. Così il suo culo passava sotto il suo sguardo… e l’argenteo avvolgente della luce sfumava; e il culo di Chiara diventava il punto focale di tutta la sua concentrazione. Lui allora accavallava le gambe perché il suo cazzo era sempre il primo a notare l’arrivo di lei, e si ergeva, saliva verso l’alto, come un ubbidiente cavaliere. E subito avrebbe voluto penetrarla: trafiggere la fica di lei, viva sotto quel suo immacolato costume. Una fica che lui non aveva ancora mai visto ma che immaginava coperta di peli quasi biondi. Anche i capelli di lei - che spesso portava raccolti sotto il cappello – lo erano. Infine Chiara si sedeva su un lettino poco più avanti del suo; stendeva il suo telo, scioglieva la sua chioma e la intrecciava con un bastoncino appuntito che in cima aveva incastonato uno strass color rubino. E quel rosso, come una piccola gemma di fuoco, evocava nella mente di lui tutte le luci delle sere, ancora non trascorse, in compagnia di Chiara… Lui si girò di lato e anche quella mattina la vide quindi arrivare. Come ogni mattina lei lo salutò, con un gesto breve e lento della mano.
Quella mattina però lui decise che non sarebbe restato fermo a sorriderle da lontano. Si alzò dalla sua poltrona e, cercando di non mostrare impazienza, andò verso di lei, sfilandosi gli occhiali da sole.
"Come stai oggi?" le chiese; con la voce più gentile che gli riuscì di trovare dentro di sé. Chiara aprì le labbra per parlare. Anche in spiaggia lei metteva un po’ di rossetto, per non inaridire la pelle della bocca. Ne usava uno di un colore brillante che rendeva il tondo movimento della sua bocca, il colorato e circolare gesto della sua carne colorata, simile ad ipnotico messaggio. E lui le guardava, quelle labbra, e avrebbe voluto passarci un dito e sentirle inumidire sotto la pelle del suo polpastrello; e poi metterci la punta del suo cazzo: questo sì che sarebbe stato bagnato… perché così lo sentiva dentro il suo costume. Avrebbe voluto strusciarlo tutto sulla sua bocca, fino a non distinguere più l’umido della saliva di lei da quello del liquido che un poco gli usciva dal cazzo, a dimostrare quanto a lui piaceva – sarebbe piaciuto - tenerlo tra quelle labbra socchiuse…
Poi lui cercò di distrarsi: aveva indosso i pantaloncini da spiaggia che, anche se larghi, avrebbero mostrato tutto il cazzo eretto e lui non voleva che Chiara si accorgesse della sua eccitazione.


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