Sessoscritto Bis/ “Dammelo, dammelo…”, e lui la sbatteva più forte, mentre lei urlava il suo richiamo...
Lui allora le fece piegare un poco la schiena in avanti e, tenendole sempre forte i polsi, con l'altra mano cominciò a toccarle il culo nudo, con movimenti veloci, usando pienamente la mano e soffermandosi poi sull'apertura della fica di lei, ma da dietro, facendoci scivolare prima l'indice e poi il medio, prima l'uno e poi l'altro, mentre Agata si bagnava e bagnava le dita della mano di lui, che contemporaneamente stringeva ancora più forte i suoi polsi, cominciando a farle un po' male davvero, e per questo facendola bagnare ancora di più laggiù, in mezzo alle gambe, dove lui continuava a toccarla a ritmo costante, prima un dito e poi l'altro, mentre lei cercava di aprirle sempre di più, le gambe, sperando che lui presto, al posto del dito, mettesse il cazzo.
E infatti lui lo fece: se lo prese in mano con le dita e senza neppure aver bisogno della mano per allargare la fica di lei, che nel frattempo si era bagnata molto di più, le entrò dentro, da dietro, con un movimento forte, violento, come una spinta cattiva. E continuò a prenderla con forza, con tante spinte come colpi, tenendole sempre i polsi e, con l'altra mano, arrampicandosi di nuovo su una tetta, stringendogliela forte, con l'intenzione di farle male.
Agata lo prendeva dentro, tenendosi passiva tutti quei colpi che lui le dava e che a lei davano un grande godimento: la facevano sentire finalmente piena del cazzo di lui non solo dall'interno, ma anche fuori, sul culo e sulle tette, parti in cui il corpo di lui manifestava il suo potere ma che a lei arrivava, più che come dolore o possesso, come autentico e fisico piacere. 
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Così Agata si piegava sempre di più con la schiena, tenedo il culo in alto per il piacere di ricevere i colpi dei fianchi di lui e dentro il suo cazzo. E mentre lui pensava a quel suo atteggiamento di sottomissione, lei sempre di più godeva e andava a prenderlo. Botta dopo botta, sempre con maggior piacere, sempre con maggior movimento. Cominciò infatti a dimenare un pochino i fianchi, tanto da costringere lui a rimanerle dentro un po' di più, dopo ogni colpo. Cominciò anche ad usare la voce e mentre lui non le diceva più: “Girati, girati...”, perchè lei si era già girata, lei cominciò a dire – prima in un leggero mugolio, poi in un sussurro roco, poi con la voce bassa ma chiara: “Dammelo, dammelo... Tutto dammelo...”
E i movimenti circolari che lo costringevano a restarle con il cazzo dentro un pochino di più dopo ogni colpo, diventarono più decisi, tanto che lui dovette affondare in Agata ancora con maggior forza e rispondere all'invito di lei.
“Dammelo, dammelo…”, scandiva Agata con voce piena e decisa, ritmando il movimento di lui che godeva davvero nell’entrare nella sua fica e nel restarci quel tanto di più che lo faceva affondare in quella carne bagnata, avvolgente, morbida e al contempo tesa. Era come se non potesse più uscirne; ma ogni volta uscendone – dopo un tempo un pochino più lungo – ed ogni volta rientrando, con piacere: un piacere che lo prendeva dal cazzo fino al collo. E poi guardava Agata, piegata sotto di lui, con il culo teso verso l’alto, così rotondo e grande da riempirgli lo sguardo, con tutta quella pelle scoperta che si dava al suo sguardo, e intorno sentiva la sua voce.


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