Che bello il congresso
Gran bella cosa il congresso. Delegati con tanto di cartellino appeso al collo. Mozioni. Scartoffie. Discussioni incartate in qualcosa che pochi capiscono e che - fuorché agli interessati - non frega una mazza a nessuno. Ora (si fa per dire: è a ottobre) c'è quello del Pd. E a Milano cominciano gli schieramenti: i dalemiani di là, i fassiniani di qui, per i franceschiniani (?) proseguire dritto, per i bersaniani svoltare a sinistra. "Un congresso non è mica una guerra", si è affrettato a chiarire un dirigente del Pd lombardo. Giusto, giustissimo. Nessuna guerra. Non era una guerra neppure l'elezione del coordinatore cittadino. In fondo era solo un'elezione. Abbiamo visto com'è finita, tra coltellate inutili e distinguo sofistici. Il problema infatti non è il congresso, ma i solchi che si vengono a creare tra le varie anime del partito. Solchi poi difficili da riappianare. Per la serie: vediamo quanto si faranno del male.



Commenti
Silvio Berlusconi è morto
Ma è solo un'opera d'arte...
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