"Io elettore di sinistra non cambio opinione, mi astengo"

Venerdì, 26 marzo 2010 - 15:00:00


 

Elezioni Risotto

La ricetta: Risotto con le fragole

Direttamente dagli ingenui anni ’80 una ricetta che strizzava l’occhio all’alta cucina, con un pudibondo accostamento creativo fra la frutta e il risotto.

Ingredienti: 1/2 cipolla, 80 g di burro, 320 g di riso, un bicchiere di vino bianco, 100 cl di brodo, 50 g di fragole.

Preparazione: affettate finemente 1/2 cipolla e mettetela ad appassire in una pentola con una noce di burro. Quando sarà ammorbidita e imbiondita versate il riso e fatelo tostare per due minuti. Versate il vino bianco secco e lasciate evaporare. Iniziate quindi la cottura normale del risotto utilizzando brodo di carne o di verdura. Dopo circa 10 minuti unite al risotto le fragole, tagliate in due se piccole o in quattro se grandi, e continuate la cottura per altri dieci minuti. Spegnete quindi il fuoco, unite il burro e mescolate con energia prima di servire.

Beveteci sopra un vino bianco d’antan e un po’ socialista come un Gavi e passerete una splendida domenica in campagna lontani da tutti i portaborse.

Anche gli individui più orientati a guardare positivamente al futuro e a considerare che domani sarà meglio di ieri si ritrovano ogni tanto piombati in quella condizione nostalgica del tempo che fu propria di molte persone anziana e dei tifosi della Juventus.

Nel mio caso è successo qualche sera fa guardando la televisione e la mia madeleine è stata il film “Il Portaborse” di Daniele Lucchetti. Per chi non lo sapesse, si tratta di un film ormai datato (1991) che, attraverso la ricostruzione della campagna elettorale di uno spregiudicato ministro (collage di potenti ministri socialisti dell’epoca) vista da un suo ingenuo ghostwriter catapultato nel mondo corrotto e spietato dell’alta politica da cui fugge schifato mentre il marciume trionfa ovunque. Un film di denuncia pre-Travaglio dunque, anticipatore di Tangentopoli, che riproiettato nel pieno della più brutta e inutile campagna elettorale di sempre, non poteva che suscitare un confronto fra quella politica e quella di oggi, lasciando sgomenti e perfino nostalgici.

Il perché dello sgomento è presto detto: girato quasi venti anni fa come ritratto di una classe politica e di una prima repubblica corrotta e decadente il film sembra a tratti un documentario sull’oggi per i suoi riferimenti alla corruzione come prassi consolidata, i suoi uomini politici cinici e spietati, le coorti di famigli arroganti e maneggioni, persino l’uso tutto privato del denaro pubblico e dei media.

Mai però avrei pensato di provare verso l’arcigno Botero anche un moto di nostalgia, alla “aridatece er puzzone”. Sto invecchiando anche io? Forse, ma credo che al fondo ci sia anche dell’altro, che le ultime settimane di strazio elettorale hanno purtroppo ben evidenziato.

A parte la banale ma indiscutibile considerazione che nella prima repubblica i partiti erano in grado di presentare le liste elettorali prima della scadenza senza fare tutto questo casino basterebbe ricordare che all’epoca, il nemico assoluto di noi figiciotti era un brigante con lo stile e le palle di Craxi. Anche chi come noi lo detestava come si fa solo con il nemico troppo più forte non avrebbe in tutta onestà potuto negargli una passione politica e una visione del futuro oggi semplicemente impensabili. Ma non erano migliori solo i cattivi se in quegli anni Achille Occhetto (ora sparito dopo essere stato trattato da ricoglionito) completava l’unico cambio di nome dell’ex PCI che non abbia finito per somigliare al cambio di ragione sociale delle ditte prossime al fallimento per evitare i creditori. Certo, la sinistra era in crisi (quando non lo è stata?), ma si trattava pur sempre del più grande partito comunista dell’occidente, che governava persino Milano e il suo segretario non aveva bisogno di andare a Sanremo per essere popolare.

Sparito Botero, i portaborse del film hanno fatto carriera, fondato e rifondato partiti, si sono circondati di altri portaborse ancora più equivoci e meno capaci che hanno candidato al parlamento e a queste elezioni regionali. Basta e avanza per dire che era meglio prima.

Per questo motivo, pur ringraziando tutti quelli che hanno raccoltola mia provocazione di inizio della campagna elettorale, ho deciso di rimanere della mia opinione e di non andare, attivamente e democraticamente, a votare per scegliere in Lombardia fra due piccoli Botero, entrambi meno brillanti dell’originale.

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