La sinistra italiana? Come un minestrone invernale
Di Paolo Manfredi

Aristocraticamente annoiati dal dibattito su come gestire il Paese nell'attuale fase di straordinario benessere economico e di granitica stabilità politica, i dirigenti democratici trascorrono tutto il loro preziosissimo tempo in pensosi conciliaboli sul loro futuro (e dunque, ma solo molto di risulta, su quello degli elettori del centrosinistra).
Questi dibattiti che tutti seguiamo con il fiato sospeso sono accomunati da alcune caratteristiche tranquillizzanti: bellicosi propositi di palingenesi di tutto, ma proprio tutto, malissimo celata disistima per gli avversari interni, finta incertezza sull'orizzonte politico e sulle alleanze, assoluto bisogno di idee da raccattarsi ovunque esse arrivino, invidia verde, anzi arancione e a 5 stelle per il movimentismo internettiano.
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La ricetta: minestrone invernale La buona cucina è anche ottima politica, nel senso di composizione di contrasti in un'insieme armonico. Così è il minestrone invernale che tiene insieme verdure e carni ancora più lontane come sapore e provenienza di Vendola e Casini. Ingredienti: 300 gr di riso - 150 gr di fagioli secchi - 150 gr di zucca - 100 gr di lardo di maiale - 3 patate - 1 carota - 1 cipolla - 1 cuore di sedano - un quarto di cavolo verza - 2 zucchine - 5 foglie di basilico - 40 gr di parmigiano grattugiato - 45 gr di olio - 30 gr di burro - 2 dadi da brodo vegetale - 1 cucchiaio di salsa di pomodoro - 5 grammi di sale - 1 pizzico di pepe. Preparazione Sbucciate i fagioli, se sono secchi, ricordate invece, di metterli a bagno la sera precedente in acqua tiepida. Affettate finemente la cipolla, il cuore di sedano, la carota. Metteteli nella pentola insieme alle foglioline di basilico tritate e aggiungete l' olio e il lardo. Su fuoco moderato, fate rosolare per circa dieci minuti. Tagliate a dadini patate, zucchine e zucca, dopo averle sbucciate e lavate. Tagliate poi a striscioline il quarto di cavolo. Fate bollire a parte 2 litri di acqua, versateli nella pentola, aggiungete i fagioli e gli ortaggi. Mettete la cucchiaiata di salsa di pomodoro, due dadi per il brodo e un pizzico di pepe. C con un coperchio, e fate cuocere a fuoco moderato per circa 2 ore. Assaggiate e aggiungete il sale, se è necessario. Aumentate la fiamma, mettete in pentola il riso ben nettato, mescolate e fate cuocere per venti-venticinque minuti. A cottura ultimata, aggiungete il burro e quattro cucchiaiate di parmigiano grattugiato. Beveteci sopra un bel Chianti giovane, anzi no che sennò siete rottamatori. Allora un Lambrusco, anzi no che sennò siete burocrati. Vabbè, fate come volete, alla salute. |
Questa interessantissima solfa è iniziata proprio a Milano, dove, dopo avere vinto le elezioni e avere conquistato un numero di seggi mai visto (e forse di questo passo difficilmente ripetibile), il PD è stato colto da qualcosa di molto simile al baby blues, quella depressione che colpisce le puerpere appena dopo un momento durissimo ma felice come la nascita di un figlio. Mentre il dolce Pisapia faceva e continua a fare il bello e cattivo tempo su tutte le scelte di potere, il PD non tocca biglia sul governo della città ma sembra non accorgersene, avendo altro e di meglio da fare. Per forza, sta decidendo se deve cambiare quasi tutto, proprio tutto o tuttissimo, piacevolmente indeciso tra le riunioni fiume delle segreterie politiche e la comodità di Facebook. Per sapere qualcosa, magari sull'Ecopass, ripassate dopo la sessione di meditazione.
Fortunatamente, questa placida ispezione del proprio ombelico si è rapidamente diffusa anche a livello nazionale, dove senza aver fatto nemmeno un bambino il PD è in depressione e confusione da anni. Ieri questa scissione mentale prima che politica ha raggiunto il suo culmine con il partito diviso tra un meeting di giovani e uno coi giovani.
Da una parte l'intraprendente sindaco di Firenze con i rottamatori (ai quali, notiziona, si aggiungeva anche un riparatore che aveva prima litigato con il rottamatore ma poi siccome il suo meeting l'aveva fatto la settimana prima si è fatto un giretto a Firenze). Dall'altra c'era un segretario moderno e concreto, che da quando è segretario ha un po' smarrito modernità e concretezza, che ovviamente parlava anche lui ai giovani (pure del sud, il massimo) e non voleva passare per burocrate e dinosauro.
Un trionfo del cambiamento radicale, radicalissimo, del merito e della svolta, senza che sinceramente ci si capisse una mazza. Perché queste discussioni sulla forma partito, le alleanze, le burocrazie da scalzare o da salvare, i quarantenni in ascesa hanno sinceramente rotto un po' le palle, soprattutto dove, come in questo caso, emergono solo le forme e mai i contenuti.
Perché i contenuti, da Obama in poi, mica li fanno più i partiti, dinosauri che non siete altro. I contenuti li fanno i cittadini, il popolo della Rete e delle primarie, la partecipazione.
Peccato che, da Obama in poi, tutti quelli che hanno vinto sull'onda della partecipazione si siano trovati nella medesima, triste condizione: quella di non saper governare le spinte diverse e contraddittorie che venivano da quello stesso mondo che li aveva eletti, soprattutto in un momento nel quale chi partecipa, ma anche chi non partecipa, vorrebbe sicurezze e dunque scelte e risposte.
Quello che trovo sinceramente più stomachevole dei concorsi di bellezza del PD di questi giorni non è perciò tanto e solo la loro autoreferenzialità, quanto soprattutto l'idea irresponsabile di cavalcare quella democrazia 2.0 che ha già ampiamente dimostrato di essere una bufala. È bellissimo che ci governa sia interessato a come la pensiamo, ma se l'aereo precipita e il comandante indice un concorso di idee su come non schiantarsi, personalmente incomincio a preoccuparmi.
Senza essere nostalgici, i partiti dal quale è nato il PD avevano, prima di Twitter, una capacità di lettura fine del mondo grazie alla quale coesistevano un'ottima partecipazione democratica e il coraggio di fare scelte in avanti assumendosene la responsabilità.
Gli attuali gruppi dirigenti, vecchi e nuovi, rottamatori o carrozzieri, indicono referendum anche per andare al gabinetto e mentre inforcano gli occhiali per leggere quello che succede, il mondo è già andato tre pagine avanti.
Siccome tanto si sa che per vincere bisogna mettere insieme da Vendola almeno fino a Rutelli, sarebbe forse più saggio smetterla di fare a chi ce l'ha più lungo fine a se stesso, fare le primarie per scegliere un leader e un programma (non un'altro che si sveglia la mattina e dice la prima minchiata che gli passa per la testa per finire sui giornali) e magari iniziare a pensare a come rimettere in piedi la baracca, a patto che sia ancora possibile. Visto che il centrosinistra sarà sempre un minestrone, che almeno sappia di qualcosa...


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Ma è solo un'opera d'arte...
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