OPINIONI DI UN CUOCO/ "Cari Pierfrancesco e Davide, mettetevi d'accordo"

Sabato, 3 aprile 2010 - 11:10:00

LA RISPOSTA DI DAVIDE CORRITORE

Egregio cuoco Paolo Manfredi, Compio senz’altro un atto irrituale nell’intervenire in un epistolario altrui, ma poiché il mio nome è richiamato pubblicamente con grande evidenza, mi sento di farlo. (...)

 Mi sento al servizio di una sfida collettiva: costruire la sfida del governo di Milano, e lavorerò per la ditta perché essa riesca. Lo sto già facendo anche in sintonia con il mio capo-gruppo in consiglio comunale Pierfrancesco Majorino, con il quale si è stabilito un patto di ferro sull’armonia che daremo a tutte le iniziative, a cominciare dalle azioni che abbiamo già in corso. Dunque il tuo invito a sfidarci in primarie non trova ragione d’essere, e la tua speranza di lavorare insieme giunge in un terreno ampiamente già fertilizzato... LEGGI LA RISPOSTA

Carissimo Pierfrancesco,

approfitto della squisita ospitalità di Affaritaliani.it per scriverti alcune cose come avevo in animo da alcuni giorni.

Domenica e lunedì avete fatto una brutta figura, senza se e senza ma. Dico avete perché per la prima volta da quando posso non sono andato a votare, non solo a causa del candidato presidente, ma per il senso di stanchezza e la mancanza di entusiasmo che trasparivano dalla sua candidatura e da tutta la campagna. Detto tra noi, se non eravate entusiasti e fiduciosi voi di poter vincere, perché mai avremmo dovuto esserlo noi di votare un candidato a perdere?

Ora, archiviata l’ennesima sconfitta in Lombardia, leggo che tu e tutto il PD siete giustamente proiettati verso le comunali dell’anno prossimo e a questo proposito mi faceva piacere metterti a parte di alcune modestissime e cuochesche considerazioni.

La prima considerazione, da politologo da cucina, è che l’entusiasmo verso la flessione del PDL a Milano mi sembra mal riposto. Certo, la Moratti non sta entusiasmando e i tempi sono maturi per un ricambio, ma credo che, per quanto scotti siano gli spaghetti del centrodestra, la maggioranza dei milanesi li consideri ancora molto più credibili della minestra macrobiotica del centrosinistra (che farà pure bene, ma mangiatevela voi…). Certo, giustamente tu rivendichi quanto fatto dall’opposizione in Consiglio ma, dai retta a un pirla, non basta a diventare credibili o addirittura competitivi.

Per essere credibili e almeno partecipare serve un leader in grado di istillare il dubbio di poterlo scegliere non solo nei precari, nei ricercatori e negli artisti ma anche nei commercianti, negli avvocati, negli agenti di commercio e perfino nei cuochi. Oggi di questo leader non c’è nemmeno l’ombra. Certo, i leader si possono costruire, ma ci vuole tempo e ogni giorno perso a leccarsi le ferite e a comporre le diverse anime del partito in una visione unitaria toglie tempo a questo processo.

A proposito del leader, ho la maccheronica impressione che queste elezioni abbiano premiato finalmente dei politici di professione, dotati però di identità, idee e visioni chiare e definite, proprio le tre cose che mancano a voi. Penso che sarebbe bello che questo leader misterioso non si limitasse a lanciare democratiche campagne d’ascolto urbi et orbi ma fosse portatore in proprio di qualche idea forte per la città. Un principe insomma (nel senso di Machiavelli, non di Emanuele Filiberto), con un’offerta politica chiara, e magari in grado di sorprenderci. Per questo non credo che il leader sul cavallo bianco verrà dalla cosiddetta società civile ma credo che debba nascere dalla politica locale (come certi bellissimi fiori che spuntano anche in mezzo al Sahara).

Come qualcuno ha già anticipato su questo giornale, le figure che oggi corrispondono a questo identikit sono due: tu e Davide Corritore. Per cui, amico mio, mettetevi d’accordo, candidatevi alle primarie e magari fate un ticket che dia voce ad un’idea alternativa di Milano da qui alle elezioni, senza aspettare che quel partito pachiderma nel quale militate si svegli e che il candidato sindaco emerga per immacolata concezione.

abbacchio forno

La ricetta: abbacchio al forno con patate

Ingredienti: 2 kg. di spalla d`agnellino (abbacchio), 1 kg. di patate, 2 spicchi d’aglio, rosmarino, qualche foglia d’alloro, un bicchiere di vino bianco, pepe nero macinato, sale, olio extravergine d’oliva.

Metti l’abbacchio tagliato a pezzi grossi in una teglia piuttosto capiente con l’olio sul fondo. Spargi sulla carne un trito di aglio e rosmarino e metti altro rosmarino e l’alloro attorno. Mettici sopra altro olio, il sale e il pepe. Metti in forno preriscaldato a 180 °, e lascia cuocere per circa 20 minuti. Nel frattempo sbuccia le patate e falle a spicchi grossi. Trascorsi i 20 minuti, leva la teglia dal forno, aggiungi le patate, metti nuovamente in forno e fai cuocere per altri 40 minuti circa, mettendo il vino bianco sull’abbacchio. Durante questa seconda fase di cottura della carne, cospargi il vino bianco sull`abbacchio. Mentre la carne e le patate cuociono, abbiacura di girare l`abbacchio e di mescolare le patate, così da rendere la cottura uniforme e non rischiare di farli aderire alle pareti della teglia. Ogni tanto inumidisci l`agnello con il sughetto di cottura che si sarà raccolto nella teglia. Non appena la carne sarà di un delizioso colore ambrato, leva la teglia dal forno. Bevici sopra un bel Teroldego e magari, tra i fumi dell’alcol, pensa alla tua candidatura.

Un abbraccio e Buona Pasqua dal cuoco.

Quei leader politici contemporanei che ce l’hanno fatta hanno tutti cominciato con un atto di superbia, candidandosi a qualcosa perché ritenevano di essere la scelta migliore. Se non avesse detto IO, o se avesse aspettato che maturassero le condizioni nel partito, lo stesso Barack Obama oggi sarebbe ancora un assistente sociale…

Per cui provateci, anche se sappiamo tutti che potrebbe andare male e che potreste ritrovarvi per altri cinque anni all’opposizione, ma nel frattempo avreste finalmente posto le basi per il futuro. E poi, sinceramente, peggio di così…

Per allietare la tua riflessione pasquale ti regalo una ricetta dell’abbacchio con le patate, con un’avvertenza: l’abbacchio è buonissimo da mangiare, ma è meglio non fare la sua fine.

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