Job cafè/ Second life per gli ISF

Lunedì, 5 ottobre 2009 - 10:07:00

Di Rosamaria Sarno

Fino a qualche anno fa l’informatore scientifico del farmaco (ISF) era uno dei professionisti più richiesti sul mercato del lavoro tanto che si registrava un forte turn over nel settore. Ora anche per questi specialisti c’è forte aria di crisi e per le aziende farmaceutiche emerge l’esigenza di rianalizzarne il ruolo e valutare nuovi progetti per formarli e rilanciarli. La SIAF – Scuola Internazionale di Alta Formazione di Volterra (www.siafvolterra.eu) risponde a tale esigenza con il progetto SOS ISF, un programma speciale che offre un sostegno formativo ai venditori di aziende farmaceutiche che dovessero risultare in esubero, con l’obiettivo  di riqualificarli o magari aiutarli nella realizzazione di una micro impresa attiva nel settore della salute.

Job Cafè 051009
Ferruccio Fiordispini

La SIAF, nata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Volterra, è molto attiva nella formazione di professionisti e manager operanti nel campo della salute e in particolare nel settore farmaceutico. La struttura è denominata “The Learning Village in Tuscany” perché è un vero e proprio executive campus, capace di accogliere fino a 200 persone offrendo aule, ristorante, alloggi, luoghi di ricreazione e per l’attività sportiva, servizi, supporti didattici. A Ferruccio Fiordispini, direttore generale di SIAF ed esperto in management e marketing nel settore farmaceutico, abbiamo posto alcune domande in merito ai temi della riqualificazione e del ricollocamento degli ISF in esubero, affrontati nel corso di un recente convegno organizzato da SIAF a cui hanno partecipato dirigenti di importanti aziende del settore farmaceutico ed esperti di gestione delle risorse umane  e di formazione.

La professione di ISF era fino a qualche tempo fa una delle più richieste dal mercato. Che cosa è cambiato? Allo stato attuale, quali prospettive ci sono in termini occupazionali per i 30.000 ISF italiani?
“Come è emerso nel corso del convegno, ci sono due diversi punti di vista tra gli esperti. C’è chi ritiene, in modo drastico, che la professione di ISF andrà a scomparire, di fatto, nel corso dei prossimi 5-10 anni. C’è invece chi sostiene che ci sarà un calo nei numeri (peraltro in parte già verificatosi), ma non una scomparsa di questa professione. In ogni caso, sono tutti d’accordo che il ruolo di ISF subirà importanti cambiamenti. I motivi di questa situazione, che possiamo comunque definire drammatica, sono di due tipi. Ci sono cause esterne all’industria farmaceutica, prevalentemente legate alle nuove tecnologie che hanno consentito ai medici (e anche ai pazienti) di acquisire informazioni sui farmaci e sulle terapie disponibili direttamente su internet; ma anche alle crescenti pressioni delle autorità politiche e sanitarie a ridurre la spesa farmaceutica, anche riducendo il numero delle visite degli ISF ai medici. Ci sono poi cause specifiche legate all’industria: mi riferisco all’aggressivo aumento di investimenti di marketing, fondamentalmente attraverso l’incremento delle dimensioni delle forze di vendita, a fronte di un calo di nuovi prodotti farmaceutici disponibili. Questa politica ha prodotto una sorta di ‘bolla’ che ora sta esplodendo, lasciando proprio gli ISF con il cerino in mano”.

Quali nuove strade possono percorrere questi professionisti per riqualificarsi e riproporsi sul mercato del lavoro?
“Noi riteniamo che gli ISF che vengono costretti, per una ragione o per l’altra, a lasciare la propria azienda, debbano essere aiutati a fare una profonda analisi delle proprie capacità, competenze e aspirazioni. In altre parole, alcuni ISF potrebbero essere aiutati a rilanciarsi al meglio, sul mercato del lavoro, come funzionari di aziende del settore della salute (farmaceutiche e altro), come manager di vendita o di marketing. Altri ISF potrebbero invece essere aiutati a intraprendere una nuova strada, ossia l’avvio di una micro impresa nel settore della salute. Evidentemente, esistono innumerevoli nicchie di mercato e opportunità di successo per persone esperte e preparate come gli ISF, ma diventare imprenditore richiede motivazioni e competenze che vanno adeguatamente educate e formate”.

Che tipo di supporto offre il progetto “SOS ISF”?
“Il progetto costituisce, per l’appunto, un innovativo programma di coaching e formazione in aula per aiutare gli ISF in difficoltà ad affrontare un momento di cambiamento così difficile a livello personale. Il programma prevede una prima fase di autovalutazione personale e analisi del mercato della salute, per poi proseguire il percorso seguendo uno dei due sentieri paralleli. Il primo sentiero per coloro che vogliono rilanciarsi come ISF o manager d’azienda; il secondo sentiero per coloro che vogliono mettersi in proprio, diventare imprenditori. Il progetto prevede, al termine dei corsi di formazione, un coaching individuale a distanza per supportare l’allievo nella fase realizzativa, quella di ricerca di un nuovo lavoro o quella di avvio concreto di una propria impresa.

Il progetto SOS ISF si rivolge solo alle aziende farmaceutiche o anche ai singoli ISF che desiderano rimettersi in gioco e dare una svolta alla propria vita professionale?
“Il progetto è stato concepito come opportunità da offrire ai direttori del personale di aziende farmaceutiche che stanno per licenziare ISF in esubero. Crediamo francamente che questi responsabili delle risorse umane siano i nostri principali interlocutori, visto che siamo convinti che per motivi etici (la tutela delle persone) e aziendali (la tutela dell’immagine aziendale) sia un loro compito quello di prendere in considerazione il programma SOS ISF. Pensiamo anche che le associazioni di categoria, sindacati degli ISF e datori di lavoro, dovrebbero auspicare che programmi come quello da noi proposto vengano concretamente realizzati per il bene degli individui e del settore nel suo complesso. Detto questo, non mi stupirei che singoli ISF in difficoltà desiderino frequentare un tale programma formativo per risolvere il proprio problema e saremmo felici di averli come nostri allievi. In ogni caso, se ci pensiamo bene, il programma SOS ISF dovrebbe interessare anche quei direttori del personale e quegli ISF che non si trovano necessariamente di fronte al problema esuberi, ma che desiderano garantire e garantirsi un futuro professionale più consapevole e attrezzato di fronte ai continui cambiamenti che la realtà ci impone”.

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