Job cafè/ Salario variabile, In Italia? E' un'araba fenice
La retribuzione variabile e legata ai risultati, quella che dovrebbe premiare il merito e incentivare la produttività, è per la maggioranza dei lavoratori ancora un'araba fenice. Hanno una retribuzione variabile il 70% dei dirigenti, il 53% dei quadri, il 42% degli impiegati e l'8% degli operai. Lo ha rilevato l'ultima indagine dell'Osservatorio Manageriale di Manageritalia (Associazione dirigenti, quadri e professional del terziario con oltre 35.000 manager associati), condotta ad aprile con la collaborazione tecnica di OD&M Consulting su un campione di 1.300 manager. Va ricordato che il 2009, l'anno della crisi, ha segnato una svolta negativa negli stipendi dei manager, visto che nel corso dell'anno solo il 39% dei dirigenti e il 34% dei quadri hanno ottenuto aumenti retributivi. Aumenti che sono stati per un'ampia maggioranza inferiori al 5%, senza alcuna discriminazione tra uomo e donna. E le retribuzioni dei manager sono ben lontane dalle strabilianti cifre che girano e che riguardano pochissimi, spesso più imprenditori che manager.
![]() Massimo Fiaschi, segretario generale di Manageritalia |
Dirigenti (70%) e quadri (63%) sono sempre più retribuiti sulla base del merito e dei risultati raggiunti. Un sistema che è ancora oggi molto più presente nella grande impresa (80%), rispetto alla media (75%) e alla piccola (60%). Anche perché solo in due casi su tre l'azienda prevede una valutazione formale della prestazione del manager (70%) e naturalmente questo comportamento virtuoso aumenta al crescere della dimensione aziendale (58% piccola azienda, 69% media azienda e 86% grande azienda). Gli elementi di valutazione sono riferiti soprattutto ai risultati quantitativi (79%) e qualitativi (73%), ma anche, seppure in misura minore, ai comportamenti manageriali (32%).
Nonostante questo, però, in Italia la retribuzione variabile non è ancora molto diffusa. I dirigenti intervistati dicono infatti che tra i loro collaboratori solo il 53% dei quadri, il 41% degli impiegati e l'8% degli operai ha oggi una parte di retribuzione legata ai risultati. Ciò avviene maggiormente nelle aziende di piccola e media dimensione, rispetto a quelle più grandi. Infatti, se per i quadri è la grande azienda quella che più di tutte prevede una retribuzione variabile per i quadri (61%), per gli impiegati lo è la media azienda (43%) e per gli operai la piccola (9%). Da questo punto di vista c'è ancora molto da fare. Anche perché gli stessi sgravi fiscali sulla retribuzione variabile (sino a 35.000 mila euro lordi annui, innalzati con il D.L. 78/10 a 40.000) non hanno ancora prodotto risultati apprezzabili, visto che ad oggi, a detta dei manager intervistati, li ha utilizzati solo il 18% delle aziende.
Che fare allora? "È necessario insistere ulteriormente sugli sgravi fiscali sulla retribuzione variabile e legata ai risultati, non legandoli come oggi avviene solo agli accordi o contratti collettivi aziendali o territoriali e limitandoli ai 40.000 euro", sostiene Massimo Fiaschi, segretario generale di Manageritalia. "Si tratterebbe, come già da noi richiesto, di attuare un intervento immediato per aumentare la produttività del lavoro rilanciando la proposta del 10 x 3 (premiare la componente variabile delle retribuzioni per tutti i redditi da lavoro dipendente applicando la tassazione attualmente prevista al 10% su una quota percentuale massima del 10% della retribuzione totale, per un importo massimo di 10 mila euro lordi).
Non solo: per aumentare la produttività, ci vogliono, secondo l'associazione dei manager, miglioramenti nella gestione e organizzazione delle aziende. "È necessario", spiega Fiaschi, "aumentare presenza, competenza e cultura manageriale delle nostre imprese. In Italia nel settore privato su 240mila aziende con 10 dipendenti o più solo 32mila hanno al loro interno un dirigente, con una media di un dirigente ogni cento lavoratori dipendenti, contro i tre di Germania e Francia e i sei dell'Inghilterra. Bisogna dunque incentivare le aziende a inserire manager al loro interno, favorire l'aggregazione e il lavoro in rete delle piccole e medie aziende, anche solo per condividere, su alcune aree strategiche, l'apporto che solo una risorsa manageriale capace e competente può fornire".



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