Il campione/ Fabiola Trefiletti, Vicequestore aggiunto della Polizia postale e delle comunicazioni di Milano: allarme pedopornografia su internet
di Mario Furlan
Il reato corre sul web. Sempre di più. Truffe, stalking, pedopornografia; e poi istigazione alla violenza, clonazioni di documenti e di identità, cyberbullismo, diffamazione. La Rete ci aiuta a vivere meglio, certo. Ma ha anche moltiplicato le occasioni per fare del male. E lo ha reso molto più facile da perpetrare. Nascosto dietro l’anonimato del suo computer, chiuso nella sua stanza, qualunque malintenzionato può mandare mail, o creare siti, per carpire la buona fede degli sprovveduti, farsi dare i codici della carta di credito e derubarlo; così come può diffondere filmati sessualmente espliciti con minorenni protagonisti; o può infangare la reputazione di chiunque pubblicando frasi e immagini offensive sui social network.
“Più si diffonde internet, più si diffondono i reati commessi sulla Rete – spiega Fabiola Trefiletti, Vicequestore aggiunto della Polizia postale e delle comunicazioni di Milano, una delle persone che in Italia più si impegna a combattere i reati informatici. – La Polizia postale esiste dal 1981, ma allora si occupava di ciò che non andava in lettere e telegrammi. Dal Duemila, la svolta: ci siamo concentrati sul web. E ci siamo organizzati per bene. Oggi siamo in duemila cyberpoliziotti; ce ne vorrebbero ancora di più, ma riusciamo comunque a svolgere un buon lavoro”.
Un lavoro che consiste sia nella repressione, sia nella prevenzione. Attuata innanzitutto nelle scuole. Per spiegare ai bambini come usare, e come non usare, Internet. Per evitare di cadere vittime dei malintenzionati. O di vedere ciò che non è adatto alla loro età. Web in cattedra è un’iniziativa della Questura di Milano, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, con L’osservatorio nazionale abusi psicologici e con Microsoft. Ora coinvolge migliaia studenti. Entusiasti. Ma ancor più le loro famiglie, che hanno trovato un valido aiuto per proteggere i loro figli.
Dottoressa, anche a lei sarà capitato di ricevere mail di presunti figli di presidenti africani che chiedono di aiutarli a ricevere un’immensa eredità, di cui ce ne lasceranno una parte; o false mail della nostra banca, che ci chiedono di confermare le nostre password segrete. C’è ancora,dopo tanti anni e tanta informazione, gente che ci casca?
“Purtroppo sì. Sempre di meno, ma nella massa qualcuno continua a cadere nel tranello. Questo reato si chiama phishing, ma anche fishing, cioè pesca: i delinquenti pescano nel mucchio. E c’è sempre qualcuno che abbocca. In genere si tratta di anziani e di gente con poca dimestichezza col computer”.
C’è molta pedopornografia sul web?
“Anche qui devo rispondere Purtroppo sì. E’ un reato commesso spesso da insospettabili: uomini (molto meno le donne) che sembrano per bene, e che spesso all’estero risvegliano l’orco che è in loro. Gente che va nei Paesi poveri - in Thailandia, in Madagascar o a Cuba- per fare sesso con bambini e per riprenderli in pose esplicite”.
Ovviamente i reati, anche se commessi all’estero, sono perseguibili in Italia…
“Certo. Sono crimini gravissimi, perseguibili d’ufficio”.
Un’operazione che vi ha dato particolare soddisfazione?
“Abbiamo arrestato un milanese che andava più volte l’anno in Romania per violentare minori e per scambiare materiale vietato con pedofili in giro per il mondo. Aveva adescato 20 ragazzini, li pagava quattro soldi per sfogare la sua perversione su di loro. Era orribile. Beccarlo è stata una bella soddisfazione”.
C’è molta collaborazione con le polizie postali di altri Paesi?
“Sì. E anche con i gestori di piattaforme informatiche e social network, come ad esempio di Facebook. Quando segnaliamo loro reati si mettono a disposizione. I reati informatici sono quasi sempre internazionali, per questo ancora più gravi. E per questo la collaborazione di tutti è fondamentale”.
Qualche consiglio per i genitori?
“Non lasciate i bambini soli al computer. Attraverso la barra della cronologia controllate su quali siti sono stati. Controllate periodicamente l’hard disk del computer, per vedere cosa hanno salvato. Insegnate loro a non aprire gli allegati delle mail provenienti da sconosciuti: possono contenere virus. E che sappiano che ciò che va in rete può, teoricamente, essere letto o visto da tutto il mondo. E per sempre. Quindi attenzione, la prudenza non è mai troppa!”


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