Barbara Benedettelli, "La mia missione è trovare la giustizia"

Barbara Benedettelli, 43 anni, è una donna e mamma di due figli che ha una missione: aiutare le vittime dei reati contro la persona. Assisterle nel trovare giustizia. Assicurarsi che i colpevoli vengano puniti.
Riminese, da ragazza eccelle come ballerina classica e di tango argentino. Poi si dedica alla cultura. Collabora con la Mondadori libri, realizza programmi per Mediaset come autrice. Nel 2002 inizia a collaborare col programma Top Secret di Claudio Brachino, che di lì a qualche anno sposerà. E intanto scrive. Nel 2008 esce il libro che le cambierà la vita: I delitti del condominio, storie di vicini che ammazzano. Entra in contatto con i familiari di decine di vittime di omicidio. Resta profondamente coinvolta dal loro dolore. E dalla loro rabbia: chiedono giustizia, non sempre la ottengono. Così si schiera dalla loro parte. E inizia una battaglia per la certezza della pena. Quest’anno è uscito il suo nuovo libro Vittime per sempre, che dà voce ai parenti delle vittime. E che vince il Premio Letterario Nostalgia.
“Ormai i parenti di tante vittime sono diventati miei amici: mi chiamano per essere confortati, ci vediamo, cerco di rincuorarli – dice Barbara. – Spesso si sentono abbandonati dallo Stato, un sentimento pericoloso che prima o poi potrebbe portare qualcuno a farsi giustizia da solo. C’è qualcosa di profondamente ingiusto in un sistema che presta più attenzione ai carnefici che alle vittime. Troppo spesso si giustifica il colpevole e si trascura chi, per colpa sua, ha perso tutto”.
Una sensibilità, quella per i più deboli, che Barbara ha avvertito sin da piccola: “Alle Elementari in classe con me c’era una bambina "ritardata". Era la mia migliore amica. Guai se qualcuno la prendeva in giro: la difendevo a spada tratta”. Parla, e si emoziona: “Un po’ mi sento in colpa. Perché io posso stare con i miei figli e altri no. Io sono una privilegiata, e voglio battermi per chi ha perso la cosa più importante: le persone che ama”. Per omicidio. E per omicidio stradale, la sua nuova battaglia. Il 29 settembre alla Camera organizza una tavola rotonda sull’argomento, con un incontro tra i familiari delle vittime e le Istituzioni. Sbotta: “In altri Paesi chi uccide con l’auto perché drogato o ubriaco, va in galera e non rivede mai più la patente; da noi invece si perdona troppo. Eppure l’automobile è un’arma, quasi quasi ci vorrebbe il porto d’armi per condurla! E dal momento che alcuni se ne infischiano del dolore che possono provocare bisogna richiamarli al rispetto delle regole di convivenza”. La proposta di legge sull'omicidio stradale è stata sposata dall'Onorevole Mario Valducci e dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi.
Ma Barbara va oltre: “Vorrei che si sanzionassero di più quelli che non rispettano la velocità nei centri abitati, magari davanti a scuole o chiese, e tirano sotto le persone. Anche loro sono da punire”.
Barbara è tra gli organizzatori di una mostra fotografica di Livio Moiana che si terrà al museo Matalon di Milano e che partirà il 20 ottobre alle 19,30. Il titolo: Basta! Si tratta di foto di personaggi famosi che gridano, come nel famoso Urlo di Munch. “E’ il grido delle vittime abbandonate, che invocano non vendetta ma giustizia – dice. – La vita umana non può non avere un prezzo, dobbiamo ricordarcelo”.


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