L'andrologo Vaccari ad Affari: "Boom di operazioni. Ma ecco chi davvero deve rifarsi il pene"

Lunedì, 17 gennaio 2011 - 08:00:00

Andrologo Vaccari
Riccardo Viccari
E’ uno degli andrologi più conosciuti e apprezzati d’Europa. Uno di quelli che risolve casi giudicati disperati. E che esegue operazioni giudicate impossibili su uno degli organi più delicati del corpo: il pene. Siamo entrati nel 2011. Ma Riccardo Vaccari, 60 anni, modenese trapiantato da molti anni a Milano, docente all’università di Pavia e di Perugia, ha già appuntamenti fissati per il 2012.

Professore, come mai questo boom degli interventi all’organo sessuale maschile? E’ una moda, oppure noi uomini siamo messi davvero male?
Vaccari sospira: “Esistono problemi reali, fisici, ma anche problemi psicologici e problemi misti psico-organici.Su cento uomini che vengono da me per problemi al pene, una certa quota viene perché lamenta di averlo piccolo”.

Perché, c’è chi viene perché l’ha troppo grande?
“No, ma perché l’ha severamente incurvato (storto) sì. E se è storto non puoi avere rapporti normali:  può causare fastidio - dolore sia al paziente e soprattutto alla partner”.

Torniamo al pene piccolo…
“Il trenta per cento l’ha davvero troppo piccino: meno di nove centimetri di lunghezza in erezione, un micropene. Ma il quaranta per cento l’ha leggermente piccolo e, tutto sommato, si potrebbe accontentare. E il rimanente trenta per cento l’ha normalissimo, ma si crea complessi perché vorrebbe averlo più grande”.

Lei opera in quei casi?
“Io opero solo quando è davvero necessario, quanto esiste l’indicazione  chirurgica. Sono come un chirurgo plastico cui chiedono di ritoccare il seno: se è già prosperoso non ha senso aumentarlo. Così non ha senso ingrandire un pene che è normale. Lì è un problema non di pene, ma psicologico”.

Gli uomini oggi sono così insicuri?
“Molti lo sono. Perché i modelli sono i pornoattori, i superdotati. Parecchi vengono da me perché sognano di diventare come Rocco Siffredi, mister trenta centimetri…”

La lunghezza giusta?
“Dipende dall’altezza. Gli uomini alti hanno tutto più lungo: piedi, dita e in proporzione anche quello. Ho avuto tra i miei pazienti giocatori di basket: sotto la doccia vedono i loro compagni più alti anche più dotati e si fanno i complessi. E’solo la sindrome dello spogliatoio”: dismorfopenofobia, da non toccare assolutamente chirurgicamente.

E’ vero che i neri sono più dotati?
“Solo quelli di Jamaica, Guinea e Senegal: hanno l’attaccatura più esterna, quindi parte del pene è fuori dal pube anziché retrato. Gli altri neri sono come noi”.

E gli orientali sono meno dotati di noi?
“Solo in Estremo oriente. Ho operato a lungo a Bangkok, ho avuto molte  richieste di fallo plastica addittiva”.

Quanto si può guadagnare in lunghezza con un’operazione?
“Circa tre centimetri, con un’incisione del  legamento pubo-penieno”.

Ottenendo quindi lo stesso effetto dei giamaicani...
“Ebbene sì”.

E’ vero che chi ha la pancia e quindi è in sovrappeso ce l’ha più piccolo?
“Certo: l’addome imponente ricopre il pene alla base. E comunque gli obesi hanno spesso problemi sessuali oltre ad essere molto più soggetti a malattie cardio-vascolari perché sono malsani. Più sei sano, e quindi normopeso, più il nostro organismo funziona meglio”.

L’età media di chi viene da lei?
“Sui 28 anni. Spesso è un ragazzo che si è tenuto dentro il suo problema, vero o presunto, per anni. E non ne ha parlato con nessuno. Poi, diventato più sicuro di sé e anche economicamente autonomo, trova il coraggio di venire dallo specialista e di chiedere di essere operato”.

E’ un’operazione rischiosa o dolorosa?
“No, se eseguita da mani competenti. Si esegue  in anestesia totale e con un ricovero di 24 ore. Dopo l’intervento, però, ci vuole almeno un mese di astinenza sessuale: quello sì che per alcuni è doloroso…”

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