Usa, Obama la carota e Hillary il bastone

Domenica, 26 aprile 2009 - 13:00:00

La prima: stiamo assistendo alla riedizione del tradizionale schema “good cop, bad cop”, poliziotto buono e poliziotto cattivo, la cui messa in scena serve a disorientare e piegare il sospetto di turno. Tra Obama e la Clinton c’è invece identità di vedute e i toni dissonanti sono strumentali a dare enfasi agli sforzi di Obama, presidente talmente pieno di buona volontà e determinato a dialogare da impegnarsi per la pace anche contro i consigli del suo stesso Segretario di Stato.

La seconda: l’aquila USA ha davvero due teste, la Clinton è sinceramente preoccupata e la frenetica politica del dialogo di Obama non basta a nasconderle che le minacce sono ancora al loro posto e che anzi la situazione va peggiorando. Tra i due non c’è identità di vedute e il Segretario di Stato osserva con crescente apprensione il deteriorarsi dello sforzo militare in Afghanistan che ha portato i Talebani a guadagnare terreno e ad un aumento dei caduti alleati e anti-talebani. Obama ha approvato l’invio di altri 17 mila soldati e di centinaia di riservisti americani esperti in ricostruzione, col compito di occupare posizioni governative perché Kabul non ha gli uomini competenti né le risorse per addestrarne, ma nel vicino Pakistan la valanga talebana è ormai giunta quasi alla capitale e, per dirla con un funzionario di polizia di una provincia del nord-ovest che ha chiesto di restare anonimo, “hanno preso il distretto di Buner, poi si prendono quello di Mardan e poi abbiamo chiuso”.

Quale di queste due ipotesi sia la più veritiera ancora non è dato di sapere, ma intanto anche dall’Italia osserviamo con una certa preoccupazione quanto accade in Afghanistan e Pakistan, chiedendoci se la linea da supportare sia quella di Obama o quella della Clinton, magari scopriremo poi che la linea è la stessa ma intanto sappiamo già che, a prescindere, gli Europei dovranno impegnarsi maggiormente nella pacificazione di quell’area. È ormai certo che anche l’Italia dovrà a tempo debito dedicare più risorse alla normalizzazione della regione e assumere maggiori impegni. Considerato il momento e la nostra storica carenza di mezzi e denari, occorrerà individuare uno strumento d’eccellenza che possa davvero aiutare quei paesi e le loro democrazie in pericolo.

Arduino Paniccia
Globalist
www.arduinopaniccia.net

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