Usa, Obama la carota e Hillary il bastone
Almeno fino a questo punto, dobbiamo riconoscere che la svolta diplomatica USA promette bene, anche se inevitabilmente crea perplessità per esempio in Israele (assai critico della mano tesa offerta ad Ahmadinejad) e anche se genera il sospetto che alla lunga l’eccesso di disponibilità possa essere scambiato per debolezza. Ma è troppo presto per emettere un verdetto di questo genere ed occorre aspettare che i fatti parlino da soli. Per ora possiamo solo dire che l’azione di Obama incoraggia l’ottimismo.
A questo quadro venato di speranza fa da contraltare un meno ottimista Segretario di Stato Hillary Clinton, meno lanciata nel prefigurare scenari di distensione e pace planetaria. Non va dimenticato che il ministro degli Esteri americano è la Clinton e che la politica estera è anzitutto di sua competenza, sia pure nel solco delle strategie dalla presidenza.
Infatti la Clinton, assumendo una posizione da “falco” che contrasta con i toni conciliatori di Obama, non manca di far sapere che qualora l’Iran respingesse le offerte di dialogo, le sanzioni sarebbero molto dure, ribadendo che per gli USA è “imperativo” bloccare la minaccia di un Iran dotato di armi nucleari. In Pakistan i Talebani, sconfinando dalla Valle dello Swat, hanno conquistato il distretto di Buner, e sono quindi a sole 70 miglia dalla capitale Islamabad. La Clinton ha subito dichiarato il Pakistan è diventato una minaccia mortale per il mondo. Ha ragione, i Talebani sono a sole 70 miglia dal pulsante di lancio di una testata nucleare, in un paese il cui governo sta dimostrando di non essere in grado di contrastarli. Riguardo Cuba, mentre il Presidente apre a Raul Castro e con lui discute di rilascio di prigionieri politici, la Clinton semplicemente sentenzia che il regime dei Castro sta per concludersi e che gli Stati Uniti devono prepararsi a gestire il dopo Castro.
![]() Barack Obama-Hillary Clinton |
La politica estera americana ha due teste? E c’è contrasto tra loro? Non ci sembra esista un problema di protagonismo che porti i due leader ad assumere posizioni apparentemente diverse, crediamo piuttosto di trovarci di fronte a due possibili spiegazioni.



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